Camillo di Christian RoccaL'Onu che c'è

Milano. Siccome l’Onu in Iraq c’è già e da settimane si sta occupando del passaggio dei poteri agli iracheni, l’inviato del segretario generale Kofi Annan, Lakhdar Brahimi, ieri ha tenuto una conferenza stampa a Baghdad per fare il punto su quale autorità irachena dovrà farsi carico di guidare il paese all’indomani della fine dell’occupazione della coalizione guidata da Paul Bremer, cioè dal primo luglio, e di portarlo fino alle prime elezioni libere del gennaio 2005: "Siamo fiduciosi che sarà possibile formare un governo di questo tipo entro il mese di maggio", ha detto Brahimi alla fine di dieci giorni di colloqui con i leader politici e i rappresentanti della società civile.
L’inviato Onu ha detto che il nuovo governo sarà "guidato da un primo ministro e da donne e uomini iracheni noti per la loro onestà, integrità e competenza". Ci saranno, ha detto, anche un presidente capo dello Stato e due vicepresidenti. Brahimi ha ricordato che il processo politico nasce dall’accordo del 15 novembre 2003, imposto dalla risoluzione 1511 dell’Onu. Per effetto di quell’accordo tra gli iracheni e la coalizione, il primo luglio si scioglieranno sia la Cpa di Bremer sia il Consiglio governativo iracheno. Brahimi ha detto che alcuni membri del Consiglio hanno già assunto altre responsabilità mentre altri continueranno a lavorare nelle nuove istituzioni. Nei prossimi giorni, Brahimi tornerà a New York per informare direttamente Annan, prima di tornare ancora a Baghdad per altre consultazioni. Nulla è deciso in modo ufficiale, ma le parole di Brahimi danno già qualche indicazione. Pare che ci sia un accordo diffuso tra le forze politiche irachene sulla convocazione di un’ampia Conferenza nazionale da tenersi a luglio. Le assise avrebbero l’obiettivo di eleggere un’Assemblea consultiva da affiancare al governo provvisorio fino alle prime elezioni del gennaio 2005. Brahimi ha ricordato che il team elettorale dell’Onu è al lavoro da tempo, ma da parte irachena restano da compiere "passi urgenti e necessari per riuscire a tenere le elezioni in tempo". Brahimi ha criticato l’eccessivo uso della forza da parte degli americani a Fallujah e la politica di debaathificazione, cioè il licenziamento di migliaia di dirigenti pubblici legati al partito di Saddam, decisa dal Consiglio governativo nei mesi scorsi, ma ha detto che il quadro politico "dovrebbe aiutare, spero, questo paese ad andare avanti verso la ripresa, la pace e la stabilità".

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