Camillo di Christian RoccaMoak Hrue Yesus Kgu Hdip

Roma. Alla vigilia delle celebrazioni pasquali è accaduto in Vietnam ciò che i radicali e Marco Pannella denunciavano da tempo: oltre 150 mila Montagnard, un popolo indigeno cristiano che vive sugli altipiani vietnamiti, hanno deciso di sfidare la repressione religiosa e sociale imposta loro dal regime comunista di Hanoi e hanno organizzato manifestazioni partendo dai loro villaggi sperduti, attraversando i comuni, e giungendo fino ai capoluoghi provinciali negli Altopiani Centrali del Vietnam per riunirsi e pregare pubblicamente davanti agli edifici del Partito comunista vietnamita. Lo slogan era Moak Hrue Yesus Kgu Hdip (Felice giorno, Cristo è risorto) ed è lo stesso slogan che domenica sera Marco Pannella ha ripetuto da Maurizio Costanzo.
La reazione vietnamita è stata durissima. Le manifestazioni sono state represse nel sangue dall’esercito e dalla polizia, in particolare a Buon Ma Thout, dove secondo i primi resoconti provenienti dal Vietnam ci sarebbero stati tra i 400 e i duemila morti. Il governo vietnamita ha perfezionato la repressione impedendo agli stranieri di recarsi nella regione e, come se si trattasse dell’11 settembre vietnamita, tutti i cittadini stranieri sono stati fatti scendere dagli aerei diretti a Buon Ma Thout ed è stato imposto il divieto di sorvolo su tutta la zona. Il personale dell’Ambasciata americana che si stava recando nella regione con le auto è stato bloccato per motivi di sicurezza.
Hanoi minimizza la portata delle manifestazioni e di fronte alle prime richieste di chiarimento su questi divieti, consueti per Hanoi, dice che ormai tutto è tranquillo e che sugli Altopiani tutto è tornato alla normalità. In realtà i villaggi dei Montagnard sono circondati dall’esercito e dalla polizia e chi osa uscire di casa per cercare di rifugiarsi nella giungla o fuggire in Cambogia rischia di essere ucciso all’istante.
I Montagnard, o Degar, sono uno dei popoli indigeni più antichi del Sud-Est asiatico e abitano la penisola dell’Indocina da oltre duemila anni. Si potrebbero definire i curdi dell’Indocina visto che, pur vivendo in maggioranza in Vietnam, esistono alcune centinaia di migliaia di Montagnard anche in Cambogia e alcune decine di migliaia in Laos. Durante la colonizzazione francese, iniziata nel diciannovesimo secolo, si stima che la popolazione dei Montagnard fosse superiore ai 3 milioni e mezzo. Oggi i superstiti sono tra i 700 e gli 800 mila.
Quando gli Stati Uniti intervennero in Vietnam, i Montagnard si schierarono dalla loro parte nella speranza di vedere riconosciute le richieste di autonomia politica, sociale e culturale proprie di ogni popolazione indigena. Con la fine della guerra in Vietnam e il successivo trionfo di Ho Chi Minh, il regime di Hanoi ha scatenato una vendetta nazionalizzando le terre e non riconoscendo ai Montagnard nessun diritto sui territori che abitavano da millenni. Centinaia di villaggi sono stati distrutti e spostati su terre non fertili per far posto alle piantagioni di caffè di proprietà dello Stato.

Il leader chiede aiuto all’Onu, l’Onu indugia
Gli ultimi gruppi di resistenza armata Montagnard hanno cessato di operare all’inizio degli anni Novanta. Kok Ksor, il leader dei Montagnard, è dirigente del Partito radicale transnazionale, e con lui anche altri 373 Montagnard che vivono da rifugiati negli Stati Uniti sono iscritti al partito di Pannella e Emma Bonino. Ksor per la causa del suo popolo ha scelto la lotta nonviolenta, abbandonando le velleità terroriste e puntando sul coinvolgimento delle Nazioni Unite per la conquista della libertà.
Kok Ksor il 30 marzo ha parlato alle Nazioni Unite a nome dei radicali e ha spiegato la gravità della situazione: "La nostra gente non può aspettare molto a lungo. E’ necessaria un’azione urgente per far cessare la persecuzione vietnamita".
Anche in quel caso l’Onu non ha trovato la forza per ottenere quello che proprio le Nazioni Unite avevano chiesto due anni fa, cioè l’apertura degli Altopiani Centrali alle agenzie internazionali di monitoraggio sui diritti umani. Nel giorno di Pasqua, in seguito alla repressione denunciata da Pannella, il governo italiano e la Commissione europea, con il ministro degli Esteri Franco Frattini e il presidente della Commissione Romano Prodi, hanno per la prima volta fatto propria la richiesta di Ksor e annunciato un intervento diplomatico di peso nei confronti di Hanoi, facendo anche intendere (sempre per la prima volta) che il sostegno economico e politico garantito fino a oggi al Vietnam potrebbe essere rimesso in discussione. L’invio nella regione di team di monitoraggio è essenziale per salvare centinaia e forse migliaia di vite umane, dice Ksor. Da subito il governo italiano potrebbe chiedere l’attivazione dei satelliti internazionali per monitorare i movimenti dell’esercito vietnamita e cercare di porre fine a un massacro annunciato. L’ambasciatore Usa ad Hanoi ieri ha detto: "Se si chiude una zona, la gente è autorizzata a pensare al peggio".

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter