Camillo di Christian RoccaContro Saddam c'erano Onu e paesi arabi ma il Pci: "Ritiriamoci"

Milano. Il 2 agosto 1990 l’Iraq di Saddam Hussein invase il Kuwait, nove giorni dopo si riunirono le commissioni Esteri e Difesa del Parlamento. L’Onu aveva già condannato l’annessione. La posizione dell’opposizione di sinistra al governo Andreotti è affidata al comunista antagonista Mario Capanna e al comunista moderato Giorgio Napolitano. Capanna: "E’ stato l’Occidente ad armarlo, a pagarlo e a spingerlo a fare la guerra per 8 anni all’Iran"; "In altri termini dice: Mi sono scannato per 8 anni per voi Stati Uniti, governo italiano, Europa occidentale, Francia e Gran Bretagna, almeno date qualcosa!"; "La reazione dell’occidente non può essere di pari livello: mi rifiuto di credere che si ragioni in base al principio secondo cui a una palese illegalità – qual è l’occupazione di uno Stato – si risponde pensando e praticando ulteriori illegalità", "In medio oriente non c’è soltanto il Kuwait sotto occupazione, c’è buona parte del Libano, ci sono le alture del Golan, c’è Gerusalemme Est, c’è la Cisgiordania. Quali sanzioni avete preso voi dell’Occidente, nei confronti di Israele?". Notare quel "Voi dell’occidente".

Più fumoso, invece, Napolitano: "Non consideri, signor ministro, come fuor d’opera o un divagare il richiamo all’esigenza di una revisione concreta e urgente dei rapporti tra paesi industrializzati e paesi arabi e del terzo mondo produttori di petrolio, di una revisione dei rapporti tra Comunità europea e paesi della sponda del Mediterraneo, quella tal nuova politica mediterranea della Comunità che ancora non decolla, per non parlare più in generale dell’esigenza di una revisione dei rapporti nord-sud nel loro complesso da parte dell’Europa". Poi è un po’ più chiaro: "Non parlo neppure di un’ipotesi di coinvolgimento dell’Italia come membro della Nato, perché, tranne in caso di aggressione alla Turchia, ciò è da escludere nel modo più tassativo". Nove anni dopo, in Kosovo, sarebbe stato meno tassativo.

Violante sul concetto di "ultimatum"
L’America mise in piedi la più grande coalizione multilaterale della storia, con i paesi arabi, escluso il solito Arafat. C’era l’Onu, c’erano tutti tranne la sinistra italiana, oggi divisa tra Ds, lista Occhetto-Di Pietro, Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani. A loro si aggiunse, in dissenso dal gruppo Dc e "con il cuore spezzato", uno dei leader dell’attuale Margherita: Pierluigi Castagnetti. Onu o non Onu, Nato o non Nato, Lega araba o non Lega araba, unilaterale o multilaterale, preventiva o successiva, allora come oggi la gioiosa macchina da guerra è sempre stata coerente nell’evitare che il dittatore Saddam venisse cacciato da Baghdad.
Il 23 agosto 1990 la Camera si riunì per discutere l’invio delle navi nel Golfo. Non per la guerra, ma per l’embargo. Per il Pci intervenne il segretario Achille Occhetto, che la prese alla larga: "Cerchiamo di collocare l’attuale crisi in un orizzonte più ampio, capace di prefigurare un modo nuovo di risolvere controversie internazionali, di affermare e di far rispettare il principio di legalità nei rapporti internazionali" eccetera. Occhetto invoca l’Onu e teme che l’embargo militare prefiguri la guerra. I neocon allora non c’erano, ma era come se ci fossero: "C’è poi il timore, per la verità alimentato da teorizzazioni e da comportamenti che trovano spazio oltre Atlantico, che la fine del bipolarismo si traduca in null’altro che in un’egemonia unipolare degli Stati Uniti d’America". Qual era, allora, la posizione dei comunisti? "Non c’è, non esiste sul campo una strategia politica degna di questo nome per affrontare e dare risposta ai molteplici ed intricatissimi problemi del vicino medio oriente". I deputati Pci, infatti, si astennero. Ma, un paio di giorni dopo, il 25 agosto, arrivò la risoluzione Onu. Ne seguirono altre due, l’ultima, del 29 novembre, fissò un ultimatum, scaduto il quale autorizzava l’uso della forza.
La controffensiva del Pci fu simile a quella di oggi: dopo aver tanto invocato l’Onu, lo si è ignorato quando è arrivato. Luciano Violante spiegò che l’ultimatum dell’Onu, in realtà, "non si trattava di un ultimatum" ma, al contrario, del divieto di usare la forza prima della scadenza dell’ultimatum stesso. Una volta scaduto, infine, si sarebbe dovuto trovare una soluzione negoziale. Occhetto disse invece che le sanzioni, le stesse per cui il Pci si astenne, funzionavano benissimo e che "la via più saggia ed efficace, l’unica da seguire e da sostenere" fosse "il mantenimento e l’accentuazione della pressione sull’Iraq". Il 17 gennaio 1992 il Pci votò contro la mozione che autorizzava le forze armate a partecipare alle operazioni militari e spiegò al paese che venivano meno "le motivazioni su cui si basa la presenza del contingente italiano nel Golfo". Concluse Occhetto: "Insomma… bisogna ritirare le nostre navi".

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