Camillo di Christian RoccaFa rima con Lewinsky

Janis L. Karpinski si difende con le unghie, dice che lei non ne sapeva niente, che non avrebbe mai permesso ai suoi uomini di torturare i prigionieri iracheni. Eppure a gennaio è stata sospesa, ben prima che le foto delle torture e delle bravate nel carcere iracheno di Abu Ghraib facessero inorridire il mondo. Karpinski era l’unica generalessa americana in Iraq, aveva la responsabilità dei 16 carceri iracheni, la guida della 800esima brigata di polizia militare e 3.400 uomini al suo comando. Fa parte della riserva dell’esercito Usa, nella vita civile è consulente aziendale. Ad Abu Ghraib, uno dei famigerati luoghi di tortura del regime di Saddam, un gruppo di soldati s’è fatto fotografare mentre abusava di alcuni prigionieri. Secondo l’inchiesta avviata dal Pentagono grazie alla denuncia di un militare Usa, la generalessa Karpinski era al corrente di tutto. Lei nega e dalla Carolina del Sud accusa i servizi segreti. Sono stati loro, dice, ad aver dato disposizioni di trattare male i prigionieri. Il danno per la campagna americana in Iraq è enorme. A Bush mancava solo questa, prima gli abusi e ora le accuse di una Karpinski che, peraltro, fa rima con Lewinski.

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