Camillo di Christian RoccaIl migliore dei libri possibili, a eccezione di tutti gli altri

Milano. Massimo Fini è un irregolare del giornalismo italiano, ma è anche un professionista dell’anticonformismo. Appena fiuta una corrente di pensiero che va per la maggiore, si schiera subito dall’altra parte. A prescindere. C’è la parità uomo-donna? Fini scrive "un manuale contro la donna e a favore della femmina". C’è un condiviso sentimento pacifista? Fini scrive "l’Elogio della Guerra". C’è lo scontro tra noi e lo scisma islamico? Fini denuncia "Il vizio oscuro dell’occidente". C’è da esportare la democrazia? Fini si avventa a scrivere "Sudditi" – Manifesto contro la democrazia", il suo ultimo ­ naturalmente scandaloso, naturalmente provocatorio ­ libro edito da Marsilio. Un testo di 147 pagine così anticonformista che, come spesso capita all’autore, ottiene il risultato opposto, diventa, cioè, più conformista delle stesse tesi conformiste che vorrebbe confutare.
Secondo Fini, la democrazia è il peggiore dei sistemi possibili, anzi è proprio "l’aggressivo totalitarismo democratico" a "costituire la vera minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e alla libertà dei popoli". Sostiene Fini, cioè, che le democrazie sono totalitarie mentre, evidentemente, le dittature no. Sostiene Fini, cioè, che le democrazie sono la vera minaccia alla libertà mentre, evidentemente, le tirannie no. Qualche pagina più in là Fini frena, e spiega che non è interessato a rigettare il sistema politico democratico in sé. A Fini importa la "coerenza", perché tutti i sistemi sono "più o meno buoni", ma devono rispettare "le premesse e i postulati su cui poggiano. Se questa coerenza non c’è, o viene meno, il sistema prima o poi crolla". Ecco perché, secondo Fini, la democrazia reale in cui viviamo "è una finzione. Una parodia. Un imbroglio. Una frode. Una truffa". Detto in bello stile: "Un modo per metterlo nel culo alla gente col suo consenso".
Sul fronte delle proposte alternative alla truffa democratica, Fini suggerisce il modello Nuer: "I Nuer sono un popolo nilotico che vive nelle paludi e nelle vaste savane dell’odierno Sudan". I Nuer, scrive Fini, non hanno capi né rappresentanti e "sono riusciti a mettere insieme uguglianza e libertà". C’è da imparare da questa "società acefala". Che cosa ce lo spiega Fini medesimo: "Se si offende un Nuer, o anche solo la sua mucca, ci si becca un colpo di zagaglia o, se è di buon umore, di clava, questo è certo". A sostegno del surrealismo Nuer, per il quale Fini lamenta che non si battano nemmeno quei fighetta dei libertarians e degli anarcocapitalisti, l’autore cita tutti i principali pensatori liberali, Locke, Mill, Tocqueville, Weber, pure Flaubert, manca solo Topo Gigio, le cui idee sarebbero state tradite in favore del modello democratico.
Le pagine finali del saggio sono le più scoppiettanti. L’anticonformista Fini infiocchetta l’elogio di uno dei movimenti più conformisti di sempre: i no global, le Naomi Klein e tutti coloro che si battono, come il Cynar, contro il logorio della vita moderna. Testuale: "Fuori d’occidente un fenomeno interessante, come tentativo di resistere all’omologazione planetaria, è stato il movimento talebano del mullah Omar". Per definire la dittatura talebanica, tra tutti gli aggettivi a disposizione, Fini estrae "interessante". E lo rivendica; perché, in fondo, il povero ingabbiatore di donne "proponeva, nell’era della modernità democratica trionfante, avanzante e conquistante, una sorta di Medioevo sostenibile". Ed è "per questo che è stato spazzato via dalle bombe americane col pretesto di dare caccia al fantasma di bin Laden". "Sudditi – Manifesto contro la democrazia" è precisamente come la democrazia nella definizione churchilliana, è il migliore dei libri possibili, ad eccezione di tutti gli altri.

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