Camillo di Christian RoccaIn attesa della democrazia, esportati i blog

In attesa della democrazia, in Iraq è stato esportato Internet, e con Internet i weblog, i diari o giornali personali che chiunque abbia un computer, un telefono e la libertà può scrivere sulla rete. In Iraq, prima della guerra, Internet era proibito. Ora Baghdad e Bassora sono pieni di Internet cafè e sono nati almeno una ventina di blog in inglese, giornali di appunti personali, ma aperti ai commenti dei lettori, nei quali i ragazzi del nuovo Iraq raccontano la vita quotidiana senza Saddam, ricordano la vita paurosa ai tempi del dittatore e spiegano, dall’interno, che cosa stia succedendo e quanti siano gli iracheni impegnati a costruire un futuro democratico. Mentre sui giornali internazionali fa notizia solo la guerra, su questi blog rimane sullo sfondo. I blogger iracheni ci ricordano che in Iraq c’è anche una vita normale, che i pensionati statali ricevono 200 dollari al trimestre contro i 20 dei tempi di Saddam. I lettori di questi blog sono principalmente occidentali. Uno di loro è il teorico della guerra di liberazione dell’Iraq, il sottosegretario alla difesa, Paul Wolfowitz, il quale in un articolo sull’anniversario della caduta di Saddam ha citato espressamente il blog "Iraq the Model", "Il modello Iraq", come quello da leggere per conoscere gli effetti benefici della caduta della dittatura. "Iraq the model" è tenuto da tre fratelli, Alì, Omar e Mohammed, dentisti. Odontoiatra è anche Zeyad del blog "Healing Iraq", guarire l’Iraq. Alì la settimana scorsa ha raccontato che il suo stipendio prima della guerra era di 17 dollari il mese. Ora ne guadagna 300. "Se continua ad aumentare ­ ha scritto Alì ­ sarà la peggior notizia possibile per i mullah iraniani, per il dittatore siriano e per il re dell’Arabia Saudita". A quel punto "il modello Iraq" avrà funzionato.

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