Camillo di Christian RoccaLa nuova bozza del progetto Greater Middle East Initiative

Milano. Il Foglio ha ottenuto da fonti indipendenti una copia integrale della nuova bozza del progetto "Greater Middle East Initiative", cioè il piano dell’Amministrazione Bush per promuovere la libertà, la democrazia e il rispetto dei diritti umani in medio oriente, l’altro pilastro, quello non militare, della dottrina Bush. Il testo, i cui capisaldi sono stati anticipati su queste colonne già il 7 maggio, è una seconda formulazione riveduta e corretta del documento che a febbraio, dopo essere stato pubblicato su un giornale arabo di lingua inglese, creò polemiche e discussioni sia nel mondo arabo sia in Europa. Allora si trattava di una scheda di lavoro in vista della riunione del G8 di Sea Island, in Georgia (10-12 giugno), che il Dipartimento di Stato americano aveva fatto circolare tra le cancellerie europee per un primo giro di opinioni. L’accoglienza fu pessima. I regimi arabi e islamici si sentirono minacciati da Washington, come se la Casa Bianca volesse imporre dall’esterno democrazia e libertà, mentre gli europei, tanto per cambiare, accusarono di arroganza e ingenuità gli americani. In realtà l’Europa ha già avviato i suoi progetti di cooperazione con i paesi del Mediterraneo fin dal forum di Barcellona nel 1995. La differenza non è da poco: Bush vorrebbe abbattere gli ostacoli politici ed economici che impediscono i cambiamenti, le riforme e la pratica democratica, gli europei sono scettici sulla possibilità che la democrazia possa impiantarsi in medio oriente, così preferiscono puntare sulla modernizzazione piuttosto che sulla promozione della democrazia.
La nuova formulazione della Greater Middle East Initiative, definita il 19 aprile, tiene conto di questi suggerimenti europei, anzi alcuni li recepisce e, soprattutto, fa esplicito riferimento alle richieste di libertà, democrazia e modernizzazione che provengono dal mondo islamico. Questa volta gli americani hanno voluto sottolineare come ogni ipotesi di azione, aiuto o intervento fosse un andare incontro a una specifica richiesta nata, elaborata e consolidata in loco. Il documento, infatti, è infarcito di frasi tratte dalla Dichiarazione di Alessandria d’Egitto, dalla Conferenza di Sana’a (organizzata nello Yemen su impulso dei radicali di Emma Bonino) e dall’Arab Business Council, cioè le tre più articolate iniziative riformatrici avviate nel mondo arabo negli ultimi mesi. La quarta iniziativa, che il documento cita tra parentesi, è la riunione della Lega Araba che entro la fine del mese dovrebbe riunirsi proprio per replicare agli inviti americani a sostenere le riforme politiche e civili. La riunione avrebbe dovuto tenersi a marzo a Tunisi ma, all’improvviso, fallì a causa dell’opposizione di sauditi e siriani, i quali sostenevano di non avere nessun problema, e qualora li avessero che non avrebbero certo bisogno dell’aiuto americano. Gli Stati del Maghreb, Giordania e Qatar chiedevano invece una forte presa di posizione riformatrice, spiegando come solo una credibile iniziativa araba avrebbe convinto Washington a non imporre il proprio programma di riforma del medio oriente.
Il documento che sarà presentato al G8 è diviso in 7 parti: c’è un’introduzione che è un’esposizione di principi generali, cioè la "Dichiarazione sul futuro comune"che sintetizza l’impegno per la pace e la stabilità in medio oriente degli otto paesi più industrializzati: ci sono cinque proposte concrete di interventi e, infine, un allegato.
La prima delle cinque proposte è la costituzione di un "Forum per il futuro", un luogo dove i paesi del G8 si impegnano a istituzionalizzare il dialogo sulle riforme, non solo con i governi ma anche con la società civile mediorientale. La prima riunione del Forum si terrà nella seconda metà del 2004. Gli obiettivi sono quelli di mettere insieme, in una riunione annuale, i ministri delle Finanze, degli Esteri e del Commercio dei paesi del G8 e del medio oriente (compresi Afghanistan e Pakistan) e le organizzazioni della società civile e degli imprenditori al fine di scambiarsi esperienze, dialogare, identificare le opportunità di cooperazione regionale e internazionale e rafforzare il sostegno alle riforme.
La seconda iniziativa si chiama "Gruppo di Assistenza Democratica. L’idea è quella di creare, sul modello delle fondazioni che in America, Inghilterra e Germania finanziano le associazioni e i gruppi pro-democrazia. Altri paesi, compresi il Giappone e l’Italia, stanno creando fondazioni simili. Il Gruppo di Assistenza Democratica del G8 si propone di consultare partiti, associazioni, sindacati, società civile e di coordinare le sessanta iniziative di sostegno e di finanziamento già esistenti. La prima riunione si terrà entro la fine del 2004 negli Stati Uniti e sarà organizzata dalla National Endowment for Democracy di Washington.
Il G8, e qui siamo alla terza proposta, si propone a sua volta di far nascere la Fondazione per la Democrazia, un’organizzazione non governativa indipendente che possa fornire assistenza finanziaria e tecnica ai gruppi della società civile mediorientale che promuovono la democrazia e i diritti umani. I fondi saranno forniti dai paesi del G8, ma saranno invitati a partecipare anche i paesi della regione.
La quarta proposta risponde a un’esplicita richiesta avanzata dai partecipanti della riunione di Alessandria d’Egitto: "Sradicare l’analfabetismo, specie tra le donne, entro dieci anni". Il G8 addestrerà entro il 2009 centomila professori (i "Literacy Corps"), promuoverà corsi di apprendimento sia per i bambini sia per i 65 milioni di adulti analfabeti. La quinta iniziativa è francese: "Progetto pilota di piccoli finanziamenti in medio oriente" da far gestire alla Banca Mondiale. L’obiettivo è quello di far crescere il settore privato delle piccole aziende come chiave di volta per la riduzione della povertà e del tasso di disoccupazione nella regione. Un impegno del G8 per 500 milioni di dollari in cinque anni, si legge sul documento, potrebbe creare quasi un milione di nuovi imprenditori.
L’allegato finale è una lunga elencazione delle cose da fare per riempire di contenuti il "piano di sostegno alla riforma". Per evitare altre polemiche, gli estensori dell’elenco hanno avvertito che si tratta di un testo elaborato grazie ai suggerimenti raccolti in giro per il mondo e che resta, comunque, un "work in progress", passibile di ulteriori aggiustamenti. Il primo dei cinque punti riguarda la "promozione della democrazia". In cima alla lista ci sono i censimenti elettorali, i corsi di educazione civica e la formazione di commissioni elettorali, passaggi necessari per organizzare elezioni libere. Un progetto, da affidare al Canada, riguarda gli scambi di parlamentari, poi ce ne sono altri di aiuti legali e di addestramento dei giornalisti. La bozza affida all’Italia una parte del secondo punto: gli investimenti e lo sviluppo del settore dell’informazione tecnologica, i computer, Internet, eccetera. Così come le "rimesse", cioè il coordinamento dei flussi finanziari nei propri paesi d’origine effettuati degli emigranti arabi che vivono in giro per il mondo (il capitolo fa parte del punto 3 del documento: "Creare lavori ed espandere le opportunità economiche"). L’Italia guiderà anche un "gruppo ad hoc sulle riforme" che, come richiesto dalla Dichiarazione di Sana’a, incoraggi "il dialogo e lo scambio di idee" tra paesi del G8 e quelli del medio oriente "al fine di promuovere la partecipazione politica e lo sviluppo democratico".

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