Camillo di Christian RoccaTaguba Report

Da un paio di giorni è disponibile on line il "Taguba Report", ossia il rapporto stilato dal generale Antonio M. Taguba con i risultati delle sue indagini sui presunti casi di tortura dei prigionieri detenuti nel carcere iracheno di Abu Ghraib. Si tratta di un documento piuttosto lungo e molto dettagliato, di non facile lettura. Le indagini sono state approfondite e condotte a largo raggio, raccogliendo le testimonianze dirette del personale americano e dei detenuti di Abu Ghraib. Sono riferite in modo preciso e particolareggiato le varie forme di tortura di cui il personale americano è accusato, e sono citati i nomi dei testimoni (tranne quelli omessi per questioni di sicurezza), e tutte le testimonianze che possono confermare o smentire l’accusa. E’ anche presentato in modo preciso il quadro militare generale, con un’analisi approfondita degli incarichi e delle responsabilità del personale addetto, così come della sua preparazione specifica. E’ anche delineato il quadro, per così dire, "storico", con una descrizione dettagliata degli eventi verificatisi tra il giugno 2003 e il gennaio 2004 nella prigione di Abu Ghraib e in altri campi di detenzione all’interno del territorio iracheno (in particolare Camp Bucca). Infine, si propone un certo numero di suggerimenti di carattere sia generale sia particolare (inclusa la raccomandazione di rimuovere dal proprio incarico alcuni dei militari accusati) per impedire nuovi casi di torture e affrontare in modo più efficace il problema dei detenuti nelle carceri irachene. Presentiamo qui alcuni estratti significativi.

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Tra l’ottobre e il dicembre 2003, nel carcere di Abu Ghraib, sono stati registrati numerosi casi di sadici e ingiustificati abusi criminali su vari detenuti. Questi abusi sistematici e illegali sono stati commessi intenzionalmente da parecchi membri del corpo di guardia della polizia militare (372nd Military Police Company, 320th Military Police Battalion, 800th MP Brigade), nella sezione 1-A della prigione di Abu Ghraib. Le accuse sono state formulate e sostenute sulla base di precise deposizioni di testimoni e alcune fotografie estremamente esplicite recentemente scoperte. [] Oltre a questi crimini, sono stati riferiti casi di abusi da parte di membri del 325th MI Battalion e del 205th MI Brigade []. In particolare, il 24 novembre 2003, Luciana Spencer, SPC nella 205th MI Brigade, ha cercato di umiliare un detenuto facendolo spogliare e ritornare in cella nudo.
Gli abusi intenzionali sui detenuti commessi dal personale della polizia militare includono i seguenti atti:
a. Prendere a schiaffi, calci e pugni i detenuti; schiacciar loro i piedi nudi.
b. Filmare e fotografare nudi detenuti maschi e femmine.
c. Fare mettere i detenuti in varie posizioni erotiche per poi fotografarli.
d. Costringere i detenuti a togliersi i vestiti e obbligarli a restare nudi per parecchi giorni.
e. Costringere prigionieri maschi a indossare biancheria femminile.
f. Costringere gruppi di detenuti maschi a masturbarsi mentre vengono filamti e fotografati.
g. Fare mettere detenuti maschi nudi uno sopra l’altro, e poi saltarci sopra.
h. Fare sedere prigioneri nudi su una scatola di metallo con un sacco di sabbia sulla testa; poi collegare loro elettrodi alle dita delle mani e dei piedi, e anche al pene, e infliggere loro scariche elettriche.
i. Scrivere "sono uno stupratore" sulla gamba di un detenuto accusato di avere stuprato una detenuta di quindici anni, e poi fotografarlo nudo.
j. Mettere un collare per cani al collo di un detenuto, tenuto in mano da un soldato donna in posa per farsi fotografare.
k. Una guardia della Military Police colpevole di avere avuto rapporti sessuali con una detenuta.
l. Impiegare cani dell’esercito (senza museruola) per terrorizzare i detenuti; almeno in un caso questi cani hanno gravemente ferito un detenuto.
m. Fotografare prigionieri iracheni morti.
[] Inoltre, parecchi detenuti hanno descritto i seguenti atti di abuso, che, date le circostanze, ritengo credibili in base alla precisione delle loro dichiarazioni e alle prove fornite da altri testimoni:
a. Rompere lampadine al neon e versare il liquido fosforico sui detenuti.
b. Minacciare i detenuti con una pistola calibro 9 con il colpo in canna.
c. Versare acqua gelata su detenuti nudi.
d. Picchiare i detenuti con un manico di scopa o con una sedia.
e. Minacciare di sodomizzare i detenuti maschi.
f. Permettere a una guardia della Military Police di cucire la ferita di un detenuto, dopo che era stato scaraventato contro il muro della sua cella.
g. Sodomizzare un detenuto con una lampada al neon e forse anche con un manico di scopa.
h. Impiegare cani per impaurire e intimidire i detenuti; in un caso un detenuto è stato gravemente morsicato. []

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Il "Taguba Report" fornisce numerose testimonianze dirette relative a questi casi. Eccone alcune tra le più significative:
Il sergente Javal S. Davis, della 372nd MP Company, ha dichiarato sotto giuramento: "Nella sezione 1A, controllata da personale dell’MI, ho visto alcuni prigionieri costretti a fare cose a mio giudizio immorali". Adel L. Nakhla, un civile americano che lavorava come interprete, interrogato su alcuni casi di presunto stupro, ha detto: "i prigionieri erano tutti nudi il sergente Granier e il sergente Frederick facevano gli interrogatori costringevano (i prigionieri) a fare strane cose gettavano loro acqua addosso, li insultavano in tutti i modi trattandoli come froci; poi mettevano loro le manette a mani e piedi e li costringevano ad ammucchiarsi uno sopra l’altro, facendo in modo che il pene dell’uno toccasse il sedere dell’altro". Sabrina Herman, della 373nd MP Company, ha dichiarato sotto giuramento, a proposito di un caso in cui un detenuto era stato torturato con scariche elettriche al pene e alle dita dei piedi e delle mani, che il suo "compito era quello di tenere sveglio il prigioniero". Ha poi detto che il personale del Military Intelligence voleva far parlare i prigionieri, aggiungendo che era "compito di Grainer e Frederick agire per l’MI e far parlare questi detenuti". []
Ed ecco alcune delle principali carenze strutturali riscontrate dal generale Taguba nel corso delle sue accurate indagini svolte direttamente sul territorio:
­ Vi è una generale mancanza di preparazione specifica all’interno dell’800th MP Brigade e delle sue unità subordinate.
­ La 800th MP Brigade non era stata adeguatamente addestrata per svolgere il compito di controllare una prigione come quella di Abu Ghraib.
­ I soldati non erano sufficientemente preparati e addestrati per questi compiti di sorveglianza.
Sono proprio queste carenze (e molte altre ancora, tutte accuratamente analizzate), secondo il Rapporto, ad avere permesso il verificarsi di numerosi episodi di rivolte, fughe e sparatorie all’interno dei vari campi di detenzione. Di questi episodi il Rapporto fa un resoconto pressoché completo, del quale offriamo qui un paio di esempi significativi: "8 novembre 2003. Fuga dei detenuti #115089, 151623 [] dal carcere di Abu Ghraib. Diversi altri detenuti sono fuggiti a quanto sembra attorno alle 20:22 dal Compound 8 del Campo Ganci, Abu Ghraib"; "24 novembre 2003. Rivolta di dodici detenuti. I disordini sono iniziati attorno alle 13:00 in tutti i compound del Camp Ganci, Abu Ghraib. Le guardie hanno aperto il fuoco uccidendo tre detenuti e ferendone 9. Sei soldati americani sono rimasti feriti. Un’indagine del Colonnello Bruce Falcone (220th MP Brigade) ha concluso che i detenuti si sono rivoltati per protestare contro le condizioni di vita cui sono costretti e che, di fronte all’inefficacia di tutti gli altri mezzi, è stato autorizzato l’uso delle armi. A questo esito ha contribuito in parte l’impreparazione delle guardie".
Per tutte queste gravi mancanze, il generale Taguba, oltre ai difetti strutturali, individua nel suo rapporto anche precise responsabilità individuali, e richiede di conseguenza la rimozione di almeno dodici militari americani, alcuni dei quali rivestivano incarichi di un certo spicco, come Janis L. Karpinski, comandante della 800th MP Brigade, e Thomas Pappas, comandante della 205th MI Brigade. Per alcuni si richiede anche un procedimento penale.
Il rapporto presenta anche numerosi casi di comportamento encomiabile da parte del personale americano, facendo notare come diversi soldati, nonostante le carenze strutturali e di comando all’interno della 800th MP Brigade, abbiano saputo tenere in alto i valori dell’esercito superando con la propria iniziativa individuale tutte le difficoltà. Il 744th MP Battalion ­ ad esempio ­ comandato dal tenente colonnello Dennis McGlone ha amministrato con grande efficienza il campo di detenzione HVD a Camp Cropper. La sua unità ha mantenuto una notevole disciplina e ha svolto il proprio compito con estrema capacità. Il 530th MP Battalion, comandato dal tenente colonnello Stephen J. Novotny, ha amministrato altrettanto bene il campo di detenzione MEK a Camp Ashraf. I suoi soldati hanno saputo adattarsi perfettamente a compiti per i quali non erano stati affatto addestrati.

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Per finire, ecco i principali suggerimenti proposti dal "Taguba Report":
­ Inviare al più presto sul terrirorio iracheno una squadra d’addestramento, composta da esperti in questioni carcerarie, in materia di diritto internazionale e in tecniche di interrogatorio, ecc.
­ Informare accuratamente tutto il personale coinvolto sui criteri stabiliti dalle leggi internazionali e in particolare dalla Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra.
­ Ogni comandante di un centro di detenzione o di interrogatorio deve emanare un dettagliato documento con le regole da seguire, e tutto il personale deve leggerlo e sottoscriverlo.
Il rapporto termina con due conclusioni di carattere generale:
1. Numerosi soldati dell’esercito americano hanno commesso atti di grossolana incompetenza e si sono resi colpevoli di gravi violazioni delle leggi internazionali nella prigione di Abu Ghraib e a Camp Bucca in Iraq. Inoltre, importanti comandanti della 800th MP Brigade e della 205th MI Brigade non hanno rispettato le regolamentazioni stabilite e le direttive di comando per impedire il verificarsi di abusi a Abu Ghraib e Camp Bucca nel periodo tra agosto 2003 e febbraio 2004. 2. L’approvazione e la realizzazione dei suggerimenti proposti sono un elemento d’importanza essenziale per evitare che in futuro si ripetano altri casi di torture su detenuti.

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