Camillo di Christian RoccaAlla convention democratica ci sono due Americhe, quella dei delegati che hanno tutto e quella dei delegati che non hanno niente

Boston. Alla convention democratica ci sono due Americhe, direbbe John Edwards, quella dei delegati che hanno tutto e quella dei delegati che non hanno niente. Capita, infatti, che quest’anno ci siano due categorie di democratici: i pochi privilegiati che hanno ottimi posti in platea al Fleet Center (oltre a tutti i comfort possibili e immaginabili negli alberghi di Boston) e poi tutti gli altri. I favoriti sono i rappresentanti degli Stati in bilico, quelli dove, secondo i sondaggi, John Kerry e George Bush sono appaiati.

Qui, a novembre, molto più che a New York o a Los Angeles, si deciderà il nuovo presidente. A chi risiede in quelle zone è stata concessa la migliore sistemazione possibile. Tutto ruota intorno a loro, al modo in cui riusciranno a galvanizzare la base elettorale una volta tornati a casa. Ecco perché vengono trattati con i guanti bianchi e ogni loro desiderio viene esaudito. Nell’arena godono di ottima vista ­ e stanno seduti di fronte al palco ­ i padroni di casa del Massachusetts, ma soprattutto i delegati dell’Ohio, del Michigan, della West Virginia, della Florida, del New Mexico e della Carolina del Nord di Edwards, cioè gli Stati che nel 2000 andarono a Bush o ad Al Gore per pochi voti di scarto. Sono i "battlegrounds states", gli Stati dove si combatte, ma vengono chiamati anche "swing states", gli Stati che da un momento all’altro possono cambiare colore, dal blu democratico al rosso repubblicano.
Nessun privilegio, invece, per chi viene da Stati dove Kerry non ha alcuna possibilità di vincere. Il Wyoming, per esempio, dove Bush dovrebbe vincere con 30 o 40 punti di scarto, è stato sistemato in piccionaia, sul lato destro del palco, tra la delegazione delle Isole Samoa e quella delle Isole Vergini. Da lì si vede e si sente poco, come dalla sezione della tribuna dove sono stati fatti sedere i delegati del Mississippi. Dalla parte opposta, accanto ai delegati di Porto Rico e agli americani all’estero, c’è l’Idaho. I 232 texani stanno messi un po’ meglio, ma si lamentano per la sistemazione alberghiera. Chiusi in un albergone fuori città non godono dei privilegi dei colleghi del Michigan, dell’Ohio e della West Virginia, che alloggiano allo Sheraton di downtown, accanto al quartier generale del partito. Ogni mattina i privilegiati ricevono in albergo la visita di big, deputati, senatori, star di Hollywood. I fortunati che stanno nell’albergo di Cambridge dei Clinton, i quali occupano stanze separate, riescono a sbirciare i party che Bill e Hillary tengono al Noir bar del Charles Hotel.
Quelli dell’Alabama, invece, sono costretti a fare colazione in una stanza senza finestre e non ricevono visite. I coccolati provenienti dal West Virginia bevono cocktail a Louisbourg square, nella casa di un vicino di Kerry, mentre i rappresentanti del Nebraska e della Virginia cercano di ovviare al disagio organizzando una festa per tutti gli Stati che a novembre voteranno Bush. Ospiti d’onore: nessuno. E’ difficile infatti che qualche esponente importante dei democratici vada a trovare quelli della Louisiana o dello Utah, perderebbe tempo. Meglio concentrarsi sull’Ohio, che tra l’altro ha come delegato il conduttore televisivo trash, Jerry Springer. Quelli dell’Arkansas possono vantare di aver ricevuto la visita di Caroline Kennedy, mentre Illinois, Wisconsin e Maine hanno accolto l’attore John Cusack. La delegazione di New York sta in pieno centro, al Plaza, dove risiedono "amici e familiari di Kerry". E se mai chiunque di loro avesse bisogno dei ricercatissimi pass per far entrare amici e familiari alla convention, verrebbero accontentati volentieri.

E’ l’Ohio il più fortunato
L’attenzione per gli swing states è visibile anche sul palco del Fleet Center, dove si alternano i deputati e i senatori provenienti da quelle circoscrizioni. I privilegiati tra i privilegiati sono quelli dell’Ohio, lo Stato che più di ogni altro quest’anno deciderà la corsa alla Casa Bianca. L’Ohio quattro anni fa è andato a Bush, ma quest’anno è in bilico per la crisi economica che ha fatto perdere 200 mila posti di lavoro. Se Bush perdesse l’Ohio sarebbe spacciato. Così ogni volta che si parla di economia parte il collegamento via satellite con un paio di città dell’Ohio. Ma l’America è sempre l’America, anche se ci sono di mezzo i liberal, per cui si trova anche un delegato del Wyoming, Stato di Dick Cheney, che non fa drammi per la disparità di trattamento: "Mi piace sedere nelle ultime file. E’ una cosa da cowboy stare seduti con le spalle contro il muro".

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