Camillo di Christian RoccaIraq, 469 giorni dopo

Questa settimana parte il nuovo Iraq. La data di inizio ufficiale è il primo luglio, giorno in cui gli iracheni ricominciano a fare da soli, con un nuovo governo pienamente responsabile guidato dal premier Iyad Allawi e scelto dall’Onu dopo ampie consultazioni tra i partiti locali, società civile, leader religiosi e coalizione angloamericana. Il reggente di George Bush, Paul Bremer, torna a casa. Gli Stati Uniti hanno appena aperto una ambasciata, che sarà la più grande del mondo, con tremila persone al servizio di John Negroponte. L’ambasciatore americano sarà molto influente, ma la gestione diretta dell’Iraq non è più a carico di Bush, il quale però continuerà a pagare gran parte dei conti della ricostruzione e del rilancio. La risoluzione 1456 delle Nazioni Unite autorizza le truppe della coalizione internazionale (138 mila americane, 3 mila italiani, 20 mila di altri 28 paesi) a restare in Iraq ancora per un anno ma in caso di richiesta del nuovo governo iracheno dovranno ritirarsi.
Le tappe per la rinascita dell’Iraq sono state già fissate. Nel mese di luglio verrà convocata una Conferenza nazionale che assisterà il governo provvisorio. Se possibile entro il 31 dicembre 2004, in ogni caso non oltre il 31 gennaio 2005, si terranno le prime elezioni libere per eleggere un’Assemblea Nazionale Transitoria che avrà il compito di formare un nuovo governo provvisorio e di redigere una Costituzione permanente. Il testo della Carta sarà sottoposto a referendum nell’ottobre del 2005, mentre entro il 31 dicembre ci saranno le elezioni per eleggere il Parlamento e il primo governo costituzionale. Tutto questo è ancora sulla carta, minacciato dagli attentati e dal caos provocato dai terroristi di Al Qaida e dai fedeli di Saddam. I ribelli islamisti di Moqtada Al Sadr, invece, hanno deciso di deporre le armi e partecipare alle elezioni.
Sulla modalità delle elezioni ci sono ancora cento problemi, non ultima l’assenza di un censimento e di un registro elettorale. Da sei mesi in Iraq c’è un gruppo dell’Onu che studia, addestra e prepara il paese al voto. Tra gli esperti è nato un dibattito sul sistema elettorale da adottare, un po’ come quello che appassionò l’Italia all’inizio degli anni Novanta. Le Nazioni Unite hanno scelto il sistema partitico basato sulla rappresentanza proporzionale, ma alcuni americani avrebbero preferito i collegi uninominali per evitare la deriva partitocratica e per sottolineare il rapporto tra l’eletto e il territorio. Una delle più importanti eredità che l’occupazione lascia al nuovo Iraq è la Costituzione provvisoria, la più liberale del mondo arabo. Gli Stati Uniti hanno stanziato 730 milioni di dollari per la promozione della democrazia, destinati a finanziare partiti, organizzazioni nongovernative e progetti della società civile finalizzati a diffondere i valori della separazione tra stato e chiesa, il federalismo e i diritti delle donne. Nelle università sono nati i primi corsi di democrazia, mentre il 90 per cento dei governi provinciali e tutti i comuni sono già amministrati dagli iracheni.
I 15 mesi di governo angloamericano hanno consegnato agli iracheni un Iraq libero dal dittatore, ma ancora con innumerevoli problemi, molti dei quali causati dagli errori commessi sul campo. L’idea iniziale degli americani era quella di far diventare l’Iraq una nazione modello, con una democrazia modello, con una economia modello e con un esercito modello. La realtà delle cose ha dimostrato l’ingenuità del progetto.
L’occupazione era cominciata bene, con la popolazione largamente favorevole ai liberatori. A poco a poco quel sentimento è cambiato, in coincidenza con il peggiorare della sicurezza. Il nuovo esercito e la nuova polizia sono state addestrate poco e male. Si sperava che per la data del passaggio dei poteri potessero esserci 120 mila iracheni abili e arruolati, invece oggi in servizio ci sono 25 mila poliziotti e 4 mila soldati. A questi vanno aggiunti 62 mila poliziotti arruolati senza aver ricevuto alcun tipo di addestramento. Gli attacchi dei ribelli e dei terroristi sono circa 40 il giorno e finché le forze dell’ordine irachene non saranno autosufficienti sarà difficile farli diminuire. La guerriglia sa che questo è il punto debole e infatti, oltre a fare stragi indiscriminate, colpisce le stazioni di polizia e ha già ucciso un centinaio di esponenti politici del nuovo Iraq.
Il Congresso Usa ha stanziato 18 miliardi e 600 milioni di dollari, la maggior parte dei quali, quasi 15 miliardi di dollari, non è stata ancora spesa. Si tratta di uno dei grandi errori del dopoguerra, ma allo stesso tempo in quei 15 miliardi ancora da spendere è riposta una grande speranza. Secondo fonti del Pentagono, verificate dal Washington Post, 13 milioni di dollari sono stati spesi per trasporti e infrastrutture, 50 in educazione, sanità e risorse umane, 72 in installazioni petrolifere, 275 milioni di dollari in acquedotti, 668 in sicurezza e sistema della giustizia. Un miliardo e 200 milioni di dollari sono stati spesi per le centrali elettriche, con un risultato ancora insufficiente. I megawatt generati sono 4 mila, a fronte dei 6 mila promessi. In molte case di Baghdad oggi l’elettricità è garantita solo 9 ore il giorno. L’amministrazione civile americana ha ristrutturato 2.500 scuole, pubblicato otto milioni di libri di testo desaddamizzati, vaccinato tre milioni di bambini. E’ stata introdotta una nuova moneta, è nata una Banca centrale indipendente, a fine mese apre la Borsa valori. E’ stata approvata una legge bancaria moderna, che ha garantito prestiti per 5 milioni di euro a piccole imprese. E’ stata introdotta una legge fiscale con aliquote molto basse, sono stati liberalizzati gli investimenti stranieri e ridotti i dazi doganali. Saddam, oggi in custodia americana, entro la fine del mese sarà consegnato al governo iracheno e poi processato da un tribunale locale. Le buste paga dei dipendenti pubblici sono molto più ricche, sono nati quasi duecento giornali e, con loro, anche le prime radio private. Nell’ultimo anno sono state immatricolate 300 mila nuove automobili, è arrivato Internet, sono cresciute le vendite delle parabole satellitari, dei computer, dei frigoriferi ed è raddoppiato il consumo di Viagra.

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