Milano. La strategia di Karl Rove, il plenipotenziario elettorale di George W. Bush, è chiarissima: in un’America radicalizzata, polarizzata e divisa a metà, è assolutamente inutile tentare di conquistare voti nell’altro campo. Nessuna iniziativa repubblicana riuscirebbe a convincere un democratico a votare Bush. La stessa cosa, in teoria, dovrebbe valere anche sul fronte opposto, ma gli strateghi di John Kerry credono che per lo sfidante democratico sia molto più agevole aprirsi varchi a destra: ecco perché tutto quello sfoggio militarista e patriottico alla convention di Boston, ecco perché il costante riferimento ai valori, alla religione e a Dio.

Rove, al contrario, è convinto che per rivincere le elezioni, Bush dovrà galvanizzare la propria base, coinvolgerla il più possibile, trasformarla nel motore della propaganda e nel pilastro portante della sua rielezione. La base di Bush è il mondo evangelico, quello cattolico, la gente che va in chiesa e, in generale, i gruppi e le comunità di fede della nazione più religiosa del mondo. Rove ne è ossessionato. Sa che furono loro, nel 1992, ad abbandonare il troppo laico Bush padre, che poi perse contro Bill Clinton, e non ha mai dimenticato che nel 2000 mancarono all’appello di Bush figlio un paio di milioni di voti evangelici. L’obiettivo primario, dunque, è quello di riconquistarli, di riuscire a convincerli che di George Bush si possono fidare.
Se nei primi anni di presidenza, Bush ha spesso governato da sinistra, con la legalizzazione dell’immigrazione clandestina, l’enorme spesa pubblica, la riforma del Medicare e l’idealismo democratico, nel 2004 la barra della Casa Bianca si è spostata decisamente a destra. In un solo anno Bush ha soddisfatto quasi tutte le richieste dei conservatori sociali, peraltro contenute in un "manuale di voto per i veri cattolici" che individua 5 questioni su cui il cattolico provetto non può transigere: aborto, eutanasia, ricerca sulle cellule staminali, clonazione umana e matrimonio gay.

Dall’inizio dell’anno Bush ha firmato la legge che vieta l’aborto tardivo, ha presentato l’emendamento costituzionale contro il matrimonio gay, ha bloccato i finanziamenti federali sulla ricerca scientifica sugli embrioni, ha difeso il riferimento a Dio nel giuramento, ha condotto una battaglia per nominare giudici paleoconservatori e, infine, ha stanziato contributi per 188 milioni di dollari per un programma quadriennale di aiuti alle associazioni religiose di assistenza ai poveri
La strategia trova conferme sul campo. Ieri sono arrivati i risultati del referendum in Missouri sull’emendamento costituzionale che proibisce il matrimonio gay. La vittoria era scontata (il Missouri è uno stato conservatore), eppure nessuno si aspettava il 72 per cento dei consensi.
Martedì sera, in Texas, il presidente ha incontrato i Cavalieri di Colombo, uno dei principali gruppi cattolici d’America: "Dentro questa Amministrazione avete un amico", ha detto Bush prima di ricordare con commozione gli incontri con il Papa e di fare l’elenco di tutte le cose che la Casa Bianca ha fatto per loro, con un’eccezione: Bush non ha parlato delle cellule staminali, probabilmente per non scontrarsi con gli eredi di Ronald Reagan che si battono per la libertà di ricerca. E ieri Bush ha incassato il sostegno elettorale della vedova Nancy, nonostante le divergenze sul tema.
Non sarà una passeggiata, però. Nel 2000 la maggioranza dei 66 milioni di voti cattolici andò ad Al Gore, 49 a 47, e gli ultimi sondaggi confermano questa tendenza. Kerry è cattolico, a differenza di Bush.

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