Camillo di Christian RoccaAnche Silvio Berlusconi ha il suo Michael Moore

Anche Silvio Berlusconi ha il suo Michael Moore personale. Nelle sale cinematografiche newyorchesi c’è un film di un regista americano di culto, James Toback, uno che gioca a fare un po’ Woody Allen un po’ Spike Lee ma con risultati spesso deludenti. "When will I be loved", appena presentato al festival di Toronto, in teoria dovrebbe raccontare la storia morbosa di una ragazzina disinvolta sessualmente, del suo fidanzato squattrinato disposto a cederla al miglior offerente e di un signore molto ricco che le fa una proposta indecente per trascorrere una notte d’amore proprio come Robert Redford fece a Demi Moore nel famoso film di qualche anno fa. A un certo punto si scopre che il miliardario arrapato è il nostro caro Cav., cioè Silvio Berlusconi. Non lui in persona, ovviamente. Ma il personaggio del Conte Tommaso Lupo, detto Tommy, è chiaramente ispirato al Cavaliere nostrano o, perlomeno, alla caricatura che ne fanno i suoi avversari. Il Conte, dunque, è italiano, è straricco, è un parvenu, possiede tutte le tv nel suo paese, ha agganci in Vaticano e regala a un tizio che gli fa un complimento uno yacht, come fosse una caramella. I giornalisti investigativi hanno grandi sospetti sull’origine della sua fortuna e cercano di incalzarlo con domande scomode sul conflitto d’interessi, lui svia. C’è bisogno di aggiungere altro? Ok, mancano Follini, Gattuso e Apicella per avere il quadro completo ma Toback, autore anche della sceneggiatura, rende più chiaro il messaggio facendo interpretare il losco personaggio italiano a Dominic Chianese, noto per aver dato il volto a uno dei boss mafiosi della serie tv "I Soprano", peraltro in onda sul Canale 5 del Cav. La segretaria, e con lei una specie di valletto tuttofare, segue il miliardario italiano ovunque e lo chiama adorante "Count", ché foneticamente pure somiglia a Cav. Il Berlusca cinematografico, miliardario nonché proprietario di un impero dei media come quello vero, è interessato a entrare in politica, pur sprovvisto di bandana.
I luoghicomuni sul premier e sugli italiani ci sono tutti e, peraltro, sono assolutamente ininfluenti allo sviluppo del film. Il nucleo della storia è quello della proposta indecente, azione che rientra nelle possibilità di qualsiasi condomino dell’Upper East Side. Invece il regista radical chic ha scelto di ispirarsi al Cav., ritratto come in un editoriale di Repubblica o a un convegno di MicroMega.
Il simil Berlusconi è a New York per sbrigare affari, ovviamente misteriosi, ma in realtà non pensa ad altro che a questa ragazzina poco più che ventenne per la quale ha perso la testa. Non importa se il Conte stia andando a un appuntamento di lavoro o stia facendo un’intervista, fa saltare tutti gli impegni appena vede il fidanzato della ragazzina. Il quale, peraltro, vorrebbe prima cedergli i favori intimi di tre bionde bioniche. Ma il Conte ha la testa solo per la ragazza protagonista del film. Il Cav. mica va con le comparse! Fissato l’appuntamento, il Cavaliere di celluloide porta con sé tanto charme italiano, un cd di Glenn Gould e un assegno da centomila dollari. Ma la ragazzina rifiuta. Ovviamente uno che ha vinto coppe dei Campioni come noccioline non può cedere così presto. E, infatti, dopo essere andato chissà dove (che si consulti Travaglio, please), torna nell’appartamento della fanciulla con quattro sacchi pieni di banconote, per un totale di un milione di dollari. La ragazza accetta, poi il fidanzato uccide il Cav. Ma che bella storia!

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