Camillo di Christian RoccaGop Platform 2004

New York. I repubblicani "applaudono" il presidente George Bush. E’ l’espressione più ricorrente, almeno due volte per pagina, nel programma del partito, la cosiddetta "Platform 2004" che ripercorre gli obiettivi raggiunti dall’Amministrazione e individua le linee di condotta future. Il titolo del libriccino di 93 pagine è esplicativo di che cosa vorrebbe fare George W. Bush se il 2 novembre riuscisse a ottenere un altro mandato da quattro anni: "Un mondo più sicuro e un’America con più speranza".

Si dice che la Platform sia più conservatrice rispetto alle idee di Bush medesimo, prova ne sia il nome del coordinatore della stesura del programma: il senatore Bill Frist, il leader dei social conservatori intervenuto ieri alla seconda serata della convention di New York dedicata ai temi sociali, della famiglia e dell’educazione. Al settimanale Newsweek risulta che lo stratega elettorale di Bush, Karl Rove, abbia deciso di far passare in secondo piano questo testo, tentando quasi di nasconderlo (infatti è difficile trovarne una copia) proprio perché troppo di destra, quindi potenzialmente dannoso rispetto agli elettori ancora indecisi. I giornali liberal notano la contraddizione tra un programma dettato dall’ala più radicale e una convention che invece ha come star i leader moderati del partito, il primo giorno McCain e Giuliani, ieri notte Arnold Schwarzenegger, stasera il senatore democratico della Georgia Zell Miller. In realtà nessuno di loro è un "moderato" rispetto alla guerra al terrorismo né riguardo alle politiche fiscali ed economiche, mentre sui temi sociali non è una novità la contrarietà dei repubblicani all’aborto. L’unica grande differenza tra quanto dicono i big sul palco del Garden e quanto si legge sulla Platform riguarda il matrimonio gay. Bush vuole introdurre un emendamento alla Costituzione che definisca il matrimonio esclusivamente come un’unione tra un uomo e una donna, stessa cosa che fece peraltro Bill Clinton ma con legge ordinaria. L’obiettivo è quello di difendere l’istituto del matrimonio dall’attivismo di quei giudici che in qualche caso hanno legalizzato le nozze gay, ma il presidente resta favorevole alle unioni civili tra i gay. Nella Platform però non c’è traccia di questa distinzione. E’ fallito, invece, un tentativo di estendere il divieto di ricerca scientifica sugli embrioni anche ai finanziamenti privati. Se Bush sarà riconfermato la ricerca sulle cellule staminali rimarrà legale, il divieto attuale riguarda infatti soltanto l’uso dei fondi federali. Quanto alle contraddizioni tra il candidato moderato e la base più radicale notate dai giornali, successe di peggio alla convention democratica di Boston, dove a fronte di un evento ideato per mostrare le capacità guerriere di John Kerry, tra i militanti si captava un diffuso fastidio della retorica sulla sicurezza nazionale.

Diffusione della libertà, società di proprietari
Il programma di governo dei repubblicani, così come quello dei democratici, è diviso in tre parti: politica estera e di sicurezza, economia e, infine, società. I temi della guerra al terrorismo e della difesa dell’America, in entrambi i casi, occupano metà dello spazio e le soluzioni offerte dai due partiti non offrono grandi differenze. I repubblicani sembrano credere di più nel principio che la liberazione dei popoli oppressi del medio oriente e la diffusione prima della libertà e poi della democrazia renderanno l’America più sicura. Ovviamente giudicano mezzo pieno il bicchiere che contiene i risultati di questi primi tre anni di risposta americana alla guerra dichiarata l’11 settembre del 2001: la caduta del regime talebano, la fine della dittatura saddamita, la cooperazione pachistana, la resa di Gheddafi e, particolare non secondario, la battaglia contro al Qaida combattuta in medio oriente, in casa loro, piuttosto che in America. La Platform conferma le anticipazioni sul programma economico e fiscale di Bush per conquistare i ceti medi: riduzione permanente delle tasse e trasformazione dell’America in una società dei proprietari, una democrazia dove i cittadini siano padroni non solo della casa in cui vivono, ma anche di poter decidere come investire i soldi del proprio fondo pensione e dell’assicurazione sanitaria.

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