Camillo di Christian RoccaIl clintoniano Dennis Ross spiega che Arafat vuole la guerra e che gli ebrei americani potrebbero votare per Bush

New York. La storia della mancata pace tra Israele e palestinesi è inequivoca, ha spiegato lunedì sera al Council on Foreign Relations, Dennis Ross, cioè l’inviato in medio oriente che per conto di Bill Clinton ha guidato i negoziati che da Oslo hanno portato a Camp David e, infine, al fallimento. "La colpa è di Yasser Arafat. Non ha mai concesso niente e non ha saputo trasformarsi in statista", ha detto Ross che ha aggiunto: "Non si merita il Nobel per la pace".
Dennis Ross ha scritto un libro per raccontare tutto ciò, un formidabile resoconto giorno per giorno di quello che successe a Camp David, "The Missing Peace: The Inside Story of the Fight for Middle East Peace" (Farrar, Straus & Giroux). "E’ il libro definitivo sulla questione", ha detto l’editorialista del New York Times Thomas Friedman. Il motivo è semplice. Ross non è stato soltanto protagonista della trattativa, ma alla fine di ogni seduta dei colloqui di pace, non importa a che ora finissero, scriveva il resoconto dell’accaduto per fissare i punti di accordo e rimodulare la strategia americana del giorno successivo sui nodi ancora irrisolti. Quei resoconti dettagliati costituiscono l’impalcatura del libro.
"C’è tanta mitologia intorno a Camp David", ha detto Ross e sono circolate anche molte bugie su che cosa è stato offerto e su che cosa è stato rifiutato. Ross ha chiarito che mentre i negoziatori palestinesi raggiungevano accordi su questo o quel punto con la controparte israeliana, fossero i confini o Gerusalemme o il diritto al ritorno, Yasser Arafat non ha mai detto di sì a nessuno dei piani preparati. Temeva che i fondamentalisti lo uccidessero? No, secondo Ross non è questo il motivo. In quelle settimane, ricorda l’inviato di Clinton, nei Territori non c’erano proteste contro la pace. Non ce n’erano neanche in Israele. Erano tutti convinti che l’esito fosse inevitabile, che la pace fosse finalmente raggiungibile. Ma Arafat disse di no. "Non è stato in grado di cambiare se stesso, di trasformarsi in statista. E’ un rivoluzionario socialista, incapace di vivere senza battaglia, senza scontro. Vuole tenersi una porta aperta, trattare, rompere e poi ritrattare. Noi gli avevamo chiesto di chiudere la porta".

(segue dalla prima pagina) Dennis Ross riconosce che il presidente Bush aveva tutto il diritto di cambiare strategia, visto il fallimento di Camp David, e quindi provare a isolare Arafat e intimare ai paesi arabi di non sostenere il terrorismo. "A Bush va dato un voto molto alto per aver stabilito il principio che un attentato contro Israele va giudicato come qualsiasi altra strage terroristica, cosa che ora potrebbe convincere gli ebrei americani a votarlo il 2 novembre. Ma il punteggio di Bush è più basso se si considera quanto ha fatto per fermare la guerra". Secondo Ross, l’unica vera opportunità l’ha avuta nel 2003, ad Aqaba, quando ha messo le due parti di nuovo una di fronte all’altra. Il suo errore, spiega Ross, è stato quello di non aver preparato il terreno, di non aver inviato nessuno sul campo per provare a riprendere i fili del negoziato. L’errore è così grave che Ariel Sharon ora è costretto a ritirarsi autonomamente dai Territori, senza contrattare con nessuno dall’altra parte. Il rischio è evidente: Gaza sarà controllata da terroristi e islamisti. L’Egitto sta provando a svolgere il ruolo americano, perché non vuole che ai suoi confini ci sia il caos. John Kerry non ha ancora delineato un suo piano, avverte Ross, si è solo spinto a dire che si impegnerà molto, ma chiunque sarà eletto il 2 novembre dovrà andare dagli europei e chiedere loro di convincere i paesi arabi e Arafat a non mettersi più di traverso. "Noi purtroppo non siamo credibili", anche a causa delle immagini del conflitto israelo-palestinese che al Jazeera e al Arabiya ogni giorno fanno vedere a milioni di musulmani. Sulla barriera difensiva che gli arabi e gli europei chiamano "muro di separazione", Ross dice che si tratta effettivamente di una "barriera" perché soltanto il 5 per cento è in muratura. "So quanto danneggia i palestinesi, e la stessa Corte suprema israeliana ha chiesto al governo di ridisegnarla. Ma uno strumento per abbatterlo i palestinesi ce l’hanno: non facciano più attentati. Da Gaza, dove una barriera c’è da tempo, negli ultimi tre anni è partito un solo kamikaze, mentre dal resto della Cisgiordania in tre anni sono andati a segno 83 attacchi suicidi".
Su Camp David, Ross ha raccontato che il punto di partenza era un piano americano che prevedeva la restituzione ai palestinesi del 100 per cento di Gaza, del 95 per cento della Cisgiordania e di un 2 per cento di territorio israeliano che sarebbe passato ad Arafat. Ross smentisce la tesi fatta circolare dai palestinesi per spiegare il no all’offerta israeliana. Non è vero, spiega, che il nuovo Stato arabo sarebbe stato diviso in tre cantoni circondati da territori israeliani. E’ un falso. L’offerta finale, accettata da Israele, concedeva Gaza, il 91 per cento della Cisgiordania, un 1 per cento di territorio israeliano, i quartieri musulmani e cristiani di Gerusalemme e tutti, tranne uno, i quartieri periferici della capitale. "Ehud Barak si era spinto più avanti di qualunque politico israeliano, tanto che la vedova di Yitzahk Rabin disse che suo marito non avrebbe concesso così tanto ai palestinesi. E’ questa l’offerta finale che Arafat rifiutò".

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