Camillo di Christian Rocca"Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo"?

New York. "Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo". Quante volte l’avete sentita questa frase? Cento? Mille? Tutti i giorni? Probabile. Gli autori sono autorevoli e variano da Massimo D’Alema a Sergio Romano, dagli editorialisti accigliati di Repubblica al bar dello sport dell’Unità. Tutti insieme appassionatamente a ripetere come un mantra una cosa falsa, cioè che "prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo". Importa che l’Iraq ospitasse noti terroristi internazionali, come Abu Nidal e Abu Abbas? Che al Zarqawi sia stato curato a Baghdad un anno prima dell’invasione? Che gli islamisti di Ansar al Islam ricevessero aiuti da Saddam Hussein? No, non importa, perché "prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo".

Non c’è uno che ricordi di quando Saddam, era il 1993, tentò di uccidere il primo presidente Bush in occasione della visita in Kuwait per celebrare la liberazione dall’esercito iracheno. Bill Clinton, per rispondere a quel piano anti Bush scoperto giusto in tempo, lanciò 23 missili Tomahawk su Baghdad ma, certo, Lilli Gruber stava ancora in via Teulada e quindi niente: Saddam non era un pericolo, non aveva rapporti con al Qaida e poi, diciamolo, se uccidere un fascista non era un reato, figuriamoci assassinare un presidente che si chiama Bush. In questi giorni, peraltro, è uscito un libro, ovviamente edito dal Cav., di un tal Nicholson Baker che racconta la storia di uno che vuole uccidere Bush junior. Evviva.
Ma torniamo al punto: "Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo". E’ così? Stephen Hayes, cronista del Weekly Standard che ha scritto "The Connection", la connessione tra Saddam Hussein e al Qaida, spiega che non è così. Lo confermano i documenti ufficiali delle due Commissioni d’inchiesta imposte dai Democratici per tentare di smascherare gli errori o le bugie di Bush. Dunque: "Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo", ma secondo un’analisi della Cia del gennaio 2003, citata a pagina 314 del rapporto sull’intelligence del Senato: "L’Iraq ha una lunga storia di sostegno al terrorismo". Non c’era oppure ha una lunga storia, il terrorismo in Iraq?

Le conclusioni della commissione bipartisan
"Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo", ma nella stessa analisi della Cia citata dal Senato (sempre a pagina 314) si legge: "L’Iraq continua a essere un rifugio sicuro, un punto di transito, un nodo operativo per gruppi, individui che guidano la violenza contro gli Stati Uniti, Israele e altri alleati".
"Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo", ma il rapporto bipartisan della Commissione sull’Intelligence del Senato (a pagina 315) dice: "La Cia ha fornito 78 rapporti, da fonti molteplici e redatto richieste documentate in cui il regime iracheno ha addestrato agenti per attacchi e li ha inviati per portare a termine attacchi".
"Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo", ma sempre lo stesso rapporto bipartisan (a pagina 316) dice: "L’Iraq ha continuato a partecipare in attacchi terroristici per tutti gli anni Novanta".
"Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo", ma sempre a pagina 316 dello stesso rapporto del Senato si legge: "Dal 1996 al 2003, [il Servizio segreto iracheno] ha concentrato le sue attività terroristiche su interessi occidentali, in modo particolare contro gli Stati Uniti e Israele".
"Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo", ma nel rapporto bipartisan del Senato americano (a pagina 316) si legge: "Lungo tutto il 2002 [il servizio segreto iracheno] stava diventando sempre più aggressivo nel pianificare attacchi contro gli interessi americani. La Cia ha fornito 8 rapporti per sostenere questa affermazione".
"Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo" ma, a pagina 331, il rapporto bipartisan dice: "Dodici rapporti ricevuti e redatti da fonti che la Cia ha descritto avere varia attendibilità citano il coinvolgimento dell’Iraq nei tentativi di al Qaida di ottenere armi chimiche e biologiche".
"Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo" ma la stranota Commissione sull’11 settembre, a pagina 66 del suo rapporto finale, ha scritto che "nel marzo del 1998, dopo la fatwa di bin Laden contro gli Stati Uniti, da quanto viene riferito due membri di al Qaida sono andati in Iraq per incontrare i servizi iracheni. A luglio una delegazione irachena è andata in Afghanistan a incontrare prima i talebani e poi bin Laden".
"Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo", ma quando, nell’agosto 1998, Clinton bombardò i campi di addestramento di Osama in Afghanistan e la fabbrica chimica in Sudan, il sottosegretario del Dipartimento di Stato, Thomas Pickering, e altri sei funzionari, dissero che i servizi monitoravano la fabbrica di medicine sospettata di sviluppare armi chimiche per Osama "da almeno due anni" e che, tra le altre cose, quella fabbrica provava "in modo abbastanza chiaro i contatti tra Sudan e Iraq".
"Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo" e, infatti, è vero: Saddam finanziava con 25 mila dollari i familiari dei kamikaze palestinesi. In Israele mica in Iraq, quindi non vale.
"Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo" e, infatti, nel 1998 il Dipartimento della Giustizia, quando ingenuamente Clinton pensava che il terrorismo potesse essere combattuto in un’aula di tribunale, mise sotto inchiesta bin Laden con queste parole: "Al Qaida ha raggiunto un accordo con l’Iraq per non lavorare contro quel governo, mentre su progetti particolari, che specificatamente includono lo sviluppo di armi, al Qaida lavorerà in modo cooperativo con il governo dell’Iraq". Hanno proprio ragione i D’Alema, i Romano, le Repubbliche e le Unità: "Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo", c’era fuori dall’Iraq, però era coordinato da dentro, da un regime terrorista che prima della guerra c’era e ora non c’è più.

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