Camillo di Christian RoccaQuando Kerry disse che non avrebbe avuto alcuna credibilità per essere eletto presidente

New York. "La guerra sbagliata, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato", è l’ultimissima posizione di John Kerry, candidato alla presidenza degli Stati Uniti, sulla guerra da lui stesso votata, poi non finanziata, poi abbracciata, poi ripudiata, poi considerata giusta anche senza il ritrovamento delle armi di sterminio, insomma la guerra per cui Kerry ha notoriamente votato "sì" prima di aver votato "no". Oppure viceversa. Stiamo parlando della guerra in Iraq, ché di quella in Vietnam è questione ancora aperta se il candidato sia stato un eroe di guerra o un eroe dell’antiguerra. Ah, ovviamente stiamo parlando della seconda guerra in Iraq, ché sulla prima, anno 1991, Kerry ha votato "no", salvo poi aver detto che in realtà era favorevole. Pur essendo a favore, allora votò "no" perché l’altro presidente Bush aveva puntato sulle alleanze internazionali, senza badare a spiegare le ragioni della guerra agli americani: insomma il contrario di quanto oggi il medesimo Kerry imputa a Bush jr.

Ora è no, dunque, no, no, no. "La guerra sbagliata, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato". Una specie di calcio di rigore per Bush: "Dopo aver votato per la guerra, ma contro il suo finanziamento, dopo aver detto che avrebbe votato a favore anche sapendo tutto quello che sa oggi, il mio avversario si è alzato questa mattina con un nuovo consigliere elettorale e ora c’è ancora un’altra posizione: improvvisamente è di nuovo contro". Bush ha ricordato che la stessa frase sulla "guerra sbagliata, nel posto sbagliato" fu pronunciata dal candidato democratico pacifista, Howard Dean. Era il 15 dicembre 2003. L’indomani, alla Drake University dell’Iowa, Kerry gli rispose così: "Coloro che dubitano che l’Iraq e il mondo siano più sicuri senza Saddam e coloro che oggi credono che non siamo più sicuri dopo la sua cattura, non hanno la capacità di giudizio per essere presidente né la credibilità per essere eletto presidente". Insomma, Kerry, dieci mesi fa, disse che chiunque avesse detto le cose che lui stesso oggi dice non avrebbe avuto "la capacità di giudizio per essere presidente né la credibilità per essere eletto presidente".
E’ una lunga storia, quella delle posizioni "flip flop" di Kerry sull’Iraq. A maggio dello scorso anno, alla tv Abc gli chiesero se l’invasione dell’Iraq fosse stata "la decisione giusta al momento giusto". La risposta di Kerry fu esattamente opposta a quella di lunedì: "Avrei preferito che fosse stata data alla diplomazia un’opportunità maggiore, ma penso che la decisione di disarmare Saddam sia stata giusta. E quando il presidente ha preso la decisione io l’ho sostenuto e sostengo il fatto che abbiamo disarmato Saddam". E’ stato sempre così? No. A gennaio, cioè qualche mese dopo, la Msnbc gli chiese se si candidava "da pacifista" e Kerry rispose: "Lo sono, sì. Nel senso che non credo che il presidente ci ha portato in guerra come avremmo dovuto, sì. Assolutamente".

La filosofia del votare sì, prima di aver detto no
Il senatore Kerry votò per conferire i poteri di guerra a Bush con una motivazione ben precisa: pensava che in Iraq ci fossero le armi di distruzione di massa. Esplicitamente, invece, disse di non credere alla politica del cambio di regime, sebbene ai tempi di Bill Clinton fu uno dei più entusiasti sostenitori della legge che stabiliva la nuova politica ufficiale degli Usa verso l’Iraq. Qual era? Naturalmente il cambio di regime a Baghdad. Quando ci fu da finanziare la missione Iraqi Freedom, da lui stesso autorizzata, Kerry e con lui anche John Edwards votò contro gli 87 miliardi di dollari per le truppe e per la ricostruzione del paese. Lo fece perché nei sondaggi stava crescendo Dean. Quando in tv gli chiesero di spiegare questa incoerenza, Kerry rispose così: "In realtà ho votato a favore della legge sugli 87 miliardi, prima di aver votato contro". C’è tutto Kerry in questa frase. Voleva dire di aver votato un emendamento che copriva gli 87 miliardi con il ritiro del taglio delle tasse voluto da Bush. Ma l’emendamento fu bocciato, dunque votò contro il finanziamento della missione. "La questione era complicata", si giustificò Kerry. Da allora Bush non fa altro che ripetere: "Non c’è niente di complicato nel sostenere le nostre truppe al fronte".
Il 9 agosto di quest’anno Kerry disse che, nonostante le armi di sterminio non siano state trovate, lui voterebbe ancora a favore della guerra. Il suo consigliere di politica estera, James Rubin, ha confermato che se ci fosse stata un’Amministrazione Kerry, "con ogni probabilità" Saddam sarebbe stato deposto ugualmente. A fine agosto Rubin è stato costretto a ritrattare.
Non ci sono più posizioni disponibili, Kerry le ha assunte tutte, a seconda di quale consigliere s’è trovato al fianco o della convenienza momentanea. Il comico Jay Leno, mostrando la foto di Kerry su un windsurf, ha sentenziato: "Vedete, anche il suo hobby dipende da dove spira il vento".

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