Camillo di Christian RoccaLa Coscioni d'America (al contrario)

New York. Aveva 17 anni, Joni Eareckson Tada, quando è diventata tetraplegica. E’ una storia diversa da quella di Christopher Reeve, il Superman cinematografico rimasto paralizzato dopo un incidente a cavallo, ed è una storia opposta anche a quella di Luca Coscioni. Sia l’attore americano sia il radicale italiano sono protagonisti di una battaglia per la libertà di ricerca scientifica sulle cellule staminali contenute negli embrioni, secondo loro le più importanti per lo sviluppo di terapie e rimedi contro le malattie cerebrali. Joni Eareckson Tada non è d’accordo.

Trentasette anni fa, Joni si trovava al mare, a Chesapeake Bay, in Maryland. S’è tuffata da una roccia in un punto dove pensava che l’acqua fosse profonda. Non era profonda, invece. La testa è andata a sbattere violentemente sul fondale e le si è spezzato il collo, con danni gravi alla quarta e quinta vertebra cervicale. Joni non può più muovere mani e piedi e non è nemmeno in grado di suicidarsi, un pensiero ricorrente prima che si convertisse. "Sono molto grata del fatto che 37 anni fa in giro non ci fosse nessun Jack Kevorkian, il dottor Morte, fortemente desideroso di iniettare qualcosa nelle mie vene", ha detto Joni al Larry King Show due mesi fa.
La sua conversione è la fede in Dio. Ora Joni vede la sua tragedia come una benedizione. Sa che andrà in Paradiso, sa che lì potrà di nuovo camminare e correre e andare a cavallo. Quando Gesù Cristo resuscitò nel Sepolcro, spiega Joni nel suo ultimo e trentunesimo libro che si intitola "The God I Love", aveva un corpo perfettamente adatto non solo a vivere sulla Terra ma anche in un ambiente paradisiaco. A 54 anni Joni Eareckson Tada è una "cristiana rinata", autrice e conduttrice di programmi radiofonici di straordinario successo. Eletta "Donna di chiesa dell’anno" nel 1993, Joni è una star nel mondo cristiano d’America. La sua autobiografia, "Joni", in realtà il suo cammino di fede, è diventato un film che ha spopolato nei circuiti religiosi americani. Joni guida una fondazione che sostiene in tutto il mondo le Chiese che aiutano i disabili e ai tempi dell’Amministrazione Reagan fu nominata nel consiglio di esperti che preparò la legge, approvata sotto la presidenza di Bush senior, in favore dei diritti dei disabili.

Un investimento moralmente abominevole
A differenza di Christopher Reeve, di Luca Coscioni e della ex first lady Nancy Reagan, Joni Eareckson Tada crede che sia necessario concentrarsi sullo sviluppo delle terapie che utilizzano cellule staminali adulte, cioè quelle già esistenti nel proprio corpo. Parte della comunità scientifica pensa che le cellule embrionali possano avere effetti migliori, più efficaci e più veloci, ma Joni è contraria e si batte con tenacia perché nessuno tocchi l’embrione. Intanto, spiega, nessuna cellula staminale derivante da un embrione umano è stata mai sperimentata su un uomo, e anche le prove fatte sugli animali continuano a dare problemi. In realtà l’opposizione della Coscioni cristiana è di tipo morale: "E’ disgustoso disporre della vita umana ­ ha detto Joni alla Cnn ­ Io sono una persona disabile, esposta e vulnerabile in quanto tetraplegica e credo che le persone come me, gli anziani, i deboli, i nascituri siano in pericolo in una società che comincia a smantellare le difese intorno alla vita umana. Questa difesa cade se cominciamo a uccidere la vita e se non ci chiediamo se un embrione umano abbia o no un’anima. E io credo che quell’embrione un’anima ce l’abbia. Non è un embrione di capra, non è un topo, non è un embrione di pollo. E’ umano".
Dopo l’intervento alla Cnn, Joni ha detto al Christian Herald che "i media, i politici e le industrie biotecniche spingono per maggiori finanziamenti per la ricerca sulle cellule staminali di embrioni umani. Ma di quel tipo di ricerca a danno di un embrione non beneficeremo mai né io né Christopher Reeve né nessun altro. Molta gente pensa che questi embrioni umani non siano altro che ‘una massa di tessuto’. Ma è semplicemente sbagliato distruggere un embrione, sia che sia stato clonato sia che sia stato creato con la fertilizzazione in vitro. Tutte le vite umane devono essere salvaguardate, non importa quanto piccole siano. Perché dovremmo fornire quel poco e prezioso denaro che c’è a una ricerca che è incerta, speculativa, carica di problemi sociali e moralmente abominevole?".

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