Camillo di Christian RoccaLa dottrina del broglio preventivo

Mancano 11 giorni al voto e già si parla di brogli (con effetti comici sui soliti giornali italiani). Sono già annunciati in tutti gli Stati in bilico, ovviamente in Florida, in Ohio, in New Mexico eccetera. Di brogli, invece, non si parla né in California né in South Dakota né a New York, dove la vittoria dell’uno o dell’altro candidato è certa. Come è possibile? I cattivoni stanno solo negli swing states? No. E’ possibile che sia una strategia, come ha scoperto il settimanale ultra liberal Newsweek: "Quasi tutti gli Stati incerti sono stati investiti da denunce legali da parte del Partito democratico per un’applicazione arbitraria e ingiusta della legge". John Kerry e soprattutto John Edwards, ha scritto il Wall Street Journal, ricordano a ogni comizio di alcuni milioni di voti che nel 2000 sarebbero stati negati agli afroamericani, ma dimenticano di dire che il ministro della Giustizia di Bill Clinton, Janet Reno, indagò ma non trovò nulla che giustificasse l’accusa. In Florida, in questi giorni, è stato trovato un manuale di 46 pagine curato dai Democratici dal titolo "Florida Victory 2004" che ai dirigenti locali dice: "Se il giorno delle elezioni non emerge nessun segno di tecniche intimidatorie, lanciate un attacco preventivo". Proprio così, "un pre-emptive strike", come quelli di Bush in medio oriente. Il manuale suggerisce di condire l’accusa preventiva di brogli con citazioni di "leader di partito o di minoranze o dei diritti civili che denunciano tattiche per scoraggiare la gente a votare". Tutto questo è scritto su un documento ufficiale del partito democratico, ammette il New York Times. Se Kerry vincesse le elezioni, state certi che non ci sarà stata nessuna irregolarità. Tranne, ovviamente, che per i repubblicani.

Dio, caccia e Mossberg 835 Ulti Mag-pump
John Kerry è a caccia, letteralmente, di voti conservatori del Midwest. Giovedì ha convocato 25 tra giornalisti, fotografi e cameramen a Girard, Ohio, per farsi immortalare in tenuta da cacciatore provetto e con fucile a pompa Mossberg 835 Ulti Mag-pump in braccio. In teoria Kerry era andato a caccia di anatre, ma nessuno lo ha visto sparare, così tutti hanno capito che si trattava di un’opportunità per comparire sui giornali in posa da macho. La photo-opportunity fa parte della strategia kerrysta di mostrarsi simile alle persone normali del Midwest. Ieri ha ricordato che in Vietnam teneva sempre un rosario con sé, mentre domenica spiegherà quanto i suoi valori e la fede in Dio saranno importanti una volta alla Casa Bianca. Un paio di giorni fa, ha detto al Denver Post di avere "sui temi cattolici il miglior record di voti al Senato".

La stampa applaude le pressioni sulla stampa
Il gruppo televisivo Sinclair ha deciso di non trasmettere "Stolen Honor", il documentario sulla militanza pacifista di Kerry ai tempi del Vietnam. Le pressioni del partito democratico e della stampa liberal sono state troppo pesanti. Addirittura il Comptroller dello Stato di New York, il democratico Alan Hevesi, ha scritto una lettera ufficiale alla Sinclair in qualità di dirigente del fondo pensionistico dello Stato di New York (che possiede 265 mila azioni della società televisiva) per intimarle di fare l’interesse degli azionisti e non di una parte politica. Sinclair ha ceduto e il documentario non sarà trasmesso. La grande stampa liberal è contenta. Ora immaginate che cosa avrebbe scritto, e quante vesti si sarebbe stracciata, se il documentario fosse stato contro Bush e se un pubblico ufficiale repubblicano avesse minacciato una società editrice. Il Wall Street Journal, ieri, ha scritto: se Richard Nixon avesse fatto allo stesso modo, avrebbe potuto ottenere dai suoi amici investitori nella società del Washington Post di affossare lo scandalo Watergate.

Sondaggi
Ogni giorno ci sono tre o quattro nuovi sondaggi, tre favorevoli a Bush, uno a Kerry oppure in parità. La media degli ultimi sondaggi dà Bush in vantaggio di tre punti, ma è meglio non fare affidamento sui sondaggi, se non come segno di una tendenza. Poi ci sono i sondaggi nei singoli Stati in bilico, solitamente più favorevoli al presidente, ma con una corsa all’ultimo voto in Florida e in Ohio. I due candidati ormai non si muovono da Pennsylvania, Florida e Ohio. Chi vince in due di questi tre Stati avrà quasi certamente la presidenza. A meno che non perda parecchi Stati in teoria già assegnati. Bush rischia in Nevada, New Hampshire e Colorado, dove c’è anche un referendum sul proporzionale che se dovesse passare avrebbe effetto immediato e scombinerebbe i piani del presidente perché i nove voti elettorali dello Stato andrebbero divisi proporzionalmente tra i due candidati. Kerry è in grande difficoltà in Michigan, Iowa, New Jersey, New Mexico, Minnesota e Wisconsin. Altri Stati un anno fa considerati in bilico, come Missouri, Arizona, Arkansas e Carolina del nord, sono ormai unanimemente assegnati a Bush.

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