Camillo di Christian RoccaL'ultimo dibattito

Tempe (Arizona). L’ultimo dibattito tra George W. Bush e John Kerry sui temi della politica interna è iniziato con una domanda sulla sicurezza, e quindi sull’Iraq, facendo segnare di fatto un punto a favore del presidente, cioè del candidato che considera la politica estera post 11 settembre il miglior modo di difendere il popolo americano: "Possiamo migliorare la nostra sicurezza ­ ha detto Bush ­ ma soltanto se contro i terroristi stiamo all’attacco e se diffondiamo democrazia e libertà nel mondo". Kerry non ha questa visione strategica, per rendere più sicura l’America si devono rafforzare i controlli alle frontiere e bisogna concentrarsi sulla caccia ai terroristi: "Li troverò, li uccideremo e li cattureremo", ha detto con stile del Massachusetts, ma con parole da cowboy.

Tutto il resto è stato un serrato dibattito sulle questioni interne americane ­ sanità, sicurezza sociale, lavoro, economia, tasse, aborto, gay, immigrazione ­ che ha confermato quanto già si sapeva e cioè che Kerry è più bravo a dibattere mentre Bush appare più credibile e più simpatico. Le maggiori capacità professionali di Kerry, infatti, perdono efficacia di fronte ai tanti "sì, ma" delle sue posizioni e a una certa prosopopea. La povertà linguistica di Bush è riscattata invece dalla chiarezza morale delle sue idee.
Il dibattito è stato moderato da Bob Schieffer, anchor della Cbs, che rideva con troppa compiacenza alle battute di Kerry e forniva assist in continuazione allo sfidante. Le domande a Kerry erano di questo tipo: "Il paese non è più unito come dopo l’11 settembre; se eletto, lei avrà come priorità la riunificazione della nazione?". La prima domanda a Bush questa: "La febbre uccide migliaia di persone ogni anno. Improvvisamente ci siamo ritrovati con una grave mancanza di vaccino. Come è potuto succedere?". Bush non s’aspettava di essere accusato anche dell’influenza, così ha inefficacemente invitato "i giovani e chi sta bene a non vaccinarsi".
Sui temi di politica interna le differenze tra i due candidati sono molto più evidenti rispetto all’Iraq. Bush ha difeso i suoi anni alla Casa Bianca con uno slogan: "Sono andato a Washington per cambiare le cose e lo sto facendo". Kerry ha ripetuto più volte "I have a plan", io ho un piano, che ricorda il sogno che aveva Martin Luther King.
Sono stati entrambi bravi a spiegare le proprie posizioni, con un’unica caduta di stile, quando Kerry ha usato la figlia lesbica di Dick Cheney per argomentare la sua ambigua posizione sul matrimonio gay. Bush vuole meno tasse per tutti; Kerry solo per la classe media, ma non si intendono sulla definizione di classe media. Bush vuole un minor peso dello Stato nel sistema pensionistico e sanitario; Kerry vuole la copertura universale. Entrambi vogliono aumentare il salario minimo e credono che il matrimonio sia l’unione tra un uomo e una donna, ma Kerry non al punto di sancirlo nella Costituzione.
Bush ha detto che nominerà giudici costituzionali senza fargli prima un test, sviando alla domanda sulla possibilità che i nuovi giudici possano ribaltare la sentenza sul diritto all’aborto; Kerry non nominerà giudici antiabortisi, ma a St. Louis aveva dato la stessa risposta che ieri ha dato il presidente. Bush vuole concedere un permesso di lavoro temporaneo agli immigrati; Kerry punire chi assume clandestini e legalizzare chi è in America da molto tempo.

Ted Kennedy contro Tony Soprano
Bush è sembrato moderato su aborto e matrimonio gay, mentre Kerry ha corteggiato i conservatori sul deficit e sulla spesa pubblica. Entrambi hanno detto che la fede in Dio influenza ogni singolo aspetto delle loro vite, ma nel caso di Kerry è parsa una maldestra mossa elettorale. Bush ha assicurato che non vuole imporre la sua fede a nessuno, ma crede che alcuni principi siano validi per tutti: "La libertà è un dono dell’Onnipotente al mondo". Chi si aspettava una replica di sinistra è rimasto deluso, Kerry ha ricordato di essere stato chierichetto, ha citato la Bibbia e ha sorpassato a destra: "Non solo la libertà, ma ogni cosa è dono di Dio Onnipotente". Bush ha accusato il suo sfidante di essere debole sulla sicurezza, oltre che il tipico liberal che si diverte ad alzare le tasse; Kerry ha martellato Bush per la mala gestione dell’Iraq e dell’economia. Quando Bush ha spiegato che i piani di Kerry costerebbero migliaia di miliardi, Kerry ha risposto con una battuta che sarà ricordata: "Prendere lezioni dal presidente in tema di responsabilità fiscale è un po’ come se Tony Soprano mi spiegasse come mantenere la legge e l’ordine in questo paese". A Bush era bastato definire Kerry "più a sinistra di Ted Kennedy".

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter