Camillo di Christian RoccaMichael Moore

New York. Michael Moore è sempre una notizia negli Stati Uniti. In libreria sono appena usciti due suoi nuovi libri e il dvd di "Fahrenheit 9/11" è il più venduto di sempre tra i documentari, almeno così dice Moore. Il suo stile da Gabibbo è imitato e temuto (ora sta preparando un film sull’assistenza sanitaria e sul potere, va da sé, delle multinazionali), ma anche sbeffeggiato, e non soltanto dalla destra ma anche da un’icona liberal come Robert Altman, il cui ultimo film tv, "Tanner on Tanner", si prende gioco dei cine-documentaristi impegnati in politica.
La strategia di Moore per aiutare John Kerry a vincere sarebbe dovuta passare attraverso la trasmissione in tv di "Fahrenheit" il giorno precedente le elezioni, una scelta che avrebbe fatto perdere al regista la possibilità di partecipare agli Oscar. Ma il futuro della democrazia val bene una statuetta e anche i mugugni della Miramax che ha appena distribuito il dvd. Moore così ha venduto a In Demand, il network di pay-per-view, il diritto a trasmettere il film. Ma una volta comprato il film il gruppo In Demand ha deciso, per ora, di non trasmetterlo prima del voto. L’occasione è stata colta al balzo da Moore per montare una polemica su censure e via dicendo. Venerdì Moore è andato in tv da Jay Leno a raccontare la storia e s’è chiesto perché, al contrario, il gruppo televisivo Sinclair non abbia dubbi di nessun tipo a trasmettere "Stolen Honor: Wounds That Never Heal", un documentario anti Kerry. Se sono davvero indipendenti come dicono, ha detto Moore, trasmettano il mio film, "glielo offro gratis". Da simpatico bugiardo, da Leno Moore non ha mai detto che "Stolen Honor" è un documentario, certamente di parte come il suo, ma lo ha definito più volte uno "spot contro Kerry".
Moore è impegnatissimo a sconfiggere Bush. Gira il paese, e in particolare le Università, per convincere i giovani dell’importanza di queste elezioni e della pericolosità di Bush. I suoi raduni sono gremitissimi, e riescono a coprire le spese organizzative, ma in qualsiasi posto Moore vada i giornali si interrogano sull’opportunità di usare i fondi degli studenti per pagare il suo cachet. Che varia in base all’università: l’impegno civile fin qui gli ha fatto intascare 40 mila dollari in Utah, 35 mila in Virginia, 25 mila a San Diego, 20 mila a San Marcos, 18 mila a Reno, 12.500 a Tucson e a Las Vegas e così via

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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