Camillo di Christian RoccaPerché il liberal Kerry ora è diventato mistico

New York. C’è un candidato alle elezioni presidenziali americane di martedì prossimo che ha concluso un suo discorso così: "Chiedo a tutti voi ­ repubblicani e democratici, progressisti e conservatori, credenti e meno credenti ­ di pregare insieme affinché Dio guidi questa nazione nella decisione che prenderemo tra qualche giorno. Eleggeremo un presidente. Chiunque sarà, avrà bisogno delle vostre preghiere e del vostro sostegno. Pregate affinché il nostro presidente possa aiutare a rendere più sicuro e pacifico il mondo, e possa guidarci nel nostro successivo passo nel viaggio dell’America verso quella ‘luminosa città sulla collina’. Finiamo sempre i nostri discorsi di campagna elettorale dicendo ‘Dio benedica l’America’ ­ ha concluso il candidato ­ ma mi sembra che dovremmo anche dire a Dio: ‘Grazie per benedire l’America in così tanti modi’. Possa l’America avere sempre la benedizione di Dio". Applausi, segno della croce, sipario. Se avete pensato subito a George W. Bush, avete pensato male. Parole e musiche celestiali sono di John F. Kerry, il candidato di centrosinistra. Domenica, a Fort Lauderdale, in Florida, il senatore democratico ha spiegato come la fede, la religione, la preghiera (citata otto volte), la Bibbia e l’amore per Dio siano l’essenza della sua vita e come influenzeranno la sua presidenza sia pure senza intaccare i diritti dei non credenti. Parole che se le avesse pronunciate Bush, sarebbe già partita la caccia al fondamentalista religioso.

Tra l’altro, proprio ieri, il presidente ha ottenuto un riconoscimento mica male dal New York Times: "Bush non è quel fondamentalista della Bibbia che alcuni dei suoi oppositori hanno descritto" e "la sua fede personale sembra essere lontana dal dogmatismo dottrinario, ed è anzi teologicamente moderata". Poi continua: "E’ facile provare che Bush non è allineato con i conservatori cristiano-evangelici che costituiscono la sua base politica". E se da presidente ha sostenuto tesi vicine ai conservatori cristiani, Bush resta un moderato, come spiega un titolo di un altro articolo del NYT di ieri: "Bush dice che il suo partito sbaglia a opporsi alle unioni civili tra gay".

"La luminosa città sulla collina"
Kerry nel suo discorso mistico di Fort Lauderdale ha citato tre volte la Bibbia (la Lettera di Giacomo e altri brani) e ribadito i principi della solidarietà cattolica: "La Bibbia ci dice che negli altri incontriamo la faccia di Dio: ‘Ero affamato e mi avete nutrito, ero assetato e mi avete dato da bere. Ero uno straniero e mi avete ricevuto nelle vostre case, ero nudo e mi avete vestito. Ero malato e vi siete presi cura di me, ero in prigione e siete venuti a farmi visita’. Questo è il giudizio finale su chi siamo e su cosa significa la nostra esistenza. Dobbiamo mantenere la fede, non solo nel Creatore, ma anche nelle generazioni presenti e future".
Il richiamo ai valori religiosi spiega almeno due cose. Intanto che hanno ragione i due giornalisti dell’Economist ­ autori del libro più volte citato dal Foglio, "The Right Nation" ­ secondo i quali l’America è un paese di destra permeato di uno spirito religioso e conservatore non retrogrado ma, di fatto, volto al progresso. E, secondo, che Kerry è in difficoltà nei sondaggi. Lo sfidante è stato costretto a spiegare che sarà anche suo il dovere di costruire quella "luminosa città sulla collina" che fu lo slogan vincente di Ronald Reagan (ma lo prese in prestito da un avo di Kerry, John Winthrop, il predicatore che diventò il primo governatore del Massachusetts). L’America come modello virtuoso e di fede che orienta il cammino di chiunque sia alla ricerca della libertà è, dunque, anche il programma di Kerry. "E lasciatemi dire che oggi non c’è dovere più alto se non quello di sconfiggere il terrorismo. Questo è il grande test dei nostri tempi ­ ha spiegato Kerry ­ Preghiamo per i coraggiosi americani in uniforme che sono in prima linea. Sono stato uno di loro, e posso dirvi che quelle preghiere sono importanti".

X