Camillo di Christian RoccaRummy e le truppe

Chi scrive che Donald Rumsfeld vuole scappare dall’Iraq o che George W. Bush sta tentando una manovra di disimpegno dopo la "sconfitta" nel dibattito con John Kerry, scrive una cosa inesatta. Da sempre l’obiettivo dell’Amministrazione statunitense è di addestrare l’esercito iracheno perché possa garantire la sicurezza del suo paese: solo quando le forze locali saranno in grado di sostituire le truppe americane, i marine torneranno a casa. Ieri il segretario della Difesa Rumsfeld, al Council of Foreign Relations, ha ricordato che durante la Guerra fredda si è a volte pensato che il nemico stesse prevalendo: "Andava di moda l’eurocomunismo, l’occidente considerava l’ipotesi di ritirarsi. Ma noi e i nostri alleati abbiamo mostrato perseveranza e determinazione". Ha spiegato che "libertà, democrazia e il lavoro con i leader moderati" possono indebolire le basi ideologiche del terrorismo. Siria e Iran però "non sono d’aiuto" nella soluzione della questione irachena, il presidente pachistano Musharraf è invece un alleato nella guerra al terrore. Ammettendo le difficoltà in Iraq, Rumsfeld ha detto che per pacificare le aree in mano alla guerriglia si deve adottare il "metodo Samarra": "Prima si tenta la via diplomatica, a volte funziona a volte no. Poi si minaccia l’uso della forza e, se non sortisce effetti, la si usa".

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