Camillo di Christian RoccaI due neocon

Irving e Bill Kristol potranno riposarsi. Paul Wolfowitz e Robert Kagan andranno in pensione. Norman Podhoretz, David Brooks e tutti gli altri intellettuali neoconservatori avranno molto tempo libero perché il testimone delle idee neoconservatrici contro il radicalismo islamico è passato definitivamente nelle mani di George W. Bush e Tony Blair, il neocon di destra e il neocon di sinistra. I due leader ieri hanno ribadito la strategia per l’Iraq, per la Palestina e per il medio oriente. Ne è venuto fuori un nuovo manifesto neocon che prevede la lotta al totalitarismo arabo e musulmano con gli strumenti della democrazia e della libertà.
"Stiamo portando la democrazia in Afghanistan", ha detto Blair e ora toccherà all’Iraq e alla Palestina. La novità è questa: i due leader coglieranno l’occasione della morte del dittatore Yasser Arafat non tanto per spingere i palestinesi a creare uno Stato indipendente, ma perché utilizzino le elezioni per far nascere uno Stato democratico. Nessuno dei due leader è interessato a spendere il capitale politico, economico e umano di Gran Bretagna e Stati Uniti per sostituire Arafat con un altro tiranno. La stabilità, hanno spiegato Bush e Blair, non porta pace e nel lungo termine nemmeno stabilità. Solo lo Stato di diritto, una società libera, la libertà di parola e di pensiero possono garantire una pace durevole e la sicurezza per il mondo libero. Puro pensiero neocon in mano a chi ha potere per cambiare le cose. "Le democrazie non fanno guerre", ha detto Bush. "Questo non vuol dire che cerchiamo di interferire con ogni Stato del mondo, ma significa che l’11 settembre ha drammaticamente cambiato il modo di pensare" (Blair). "I leader eletti devono rispondere al popolo e non ai capricci o ai desideri personali di un dittatore" (Bush). "La gente vuole la libertà, e noi non avremo sicurezza finché loro non avranno la libertà", ha detto Blair. Che ha aggiunto: "Siamo un presidente repubblicano e un politico progressista, ma la democrazia è qualcosa che deve unire tutti, a prescindere dalla propria collocazione politica".

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