Camillo di Christian RoccaIl libro che sta leggendo Bush e che i diplomatici europei e del medio oriente farebbero bene a procurarsi

New York. E’ il libro che sta leggendo George W. Bush e che i diplomatici europei e del medio oriente farebbero bene a procurarsi in fretta. S’intitola "The Case for Democracy – The power of freedom to overcome tyranny & terror", argomenti in favore della democrazia e il potere della libertà per sconfiggere la dittatura e il terrore. L’autore è Natan Sharansky, eroe del dissenso sovietico e ministro di vari governi israeliani.
Nel libro è delineata una strategia politica per promuovere la pace attraverso la rimozione degli ostacoli che impediscono lo sviluppo di una società libera e democratica. L’idea di Sharansky, non lontana da quella dei neoconservatori americani, si basa sull’esperienza di dissidente nell’Impero del Male, sulle aspettative che da carcerato sovietico riponeva nell’azione del mondo libero, e sul fatto che fu liberato, lui e il suo paese, soltanto quando gli Stati Uniti decisero di vincolare i rapporti commerciali e politici con Mosca al rispetto dei diritti umani.
Il libro è il "talk of the town" di Washington, l’argomento di discussione nel mondo politico della capitale, così come capitò due estati fa al saggio di Robert Kagan sui rapporti transatlantici e, alla fine del 2002, al libro del liberal Kenneth Pollack sulle ragioni per invadere l’Iraq. "The Case for Democracy" fa intuire le mosse di Bush in medio oriente, specie ora che ha promosso ai posti di comando chi condivide la sua strategia.
Qualche giorno fa Bush ha ricevuto Sharansky alla Casa Bianca, e si è scusato con l’ex dissidente per essere fermo a pagina 210 del libro e di non averlo ancora finito. Ma la settimana scorsa, Bush ha portato con sé il libro al vertice con Tony Blair, e lo ha mostrato ai partecipanti. Poche ore dopo, i due leader anglosassoni hanno ripetuto pari pari la tesi contenuta nel libro, e cioè che solo i regimi democratici sono in grado di garantire la pace: per cui via allo Stato palestinese, ma uno Stato che sia democratico. I leader eletti, ha detto Bush riprendendo la tesi di Sharansky, dipendono dal proprio popolo, a differenza delle dittature dove è il popolo a dipendere dal tiranno. Un leader eletto deve ascoltare il volere della sua gente e se vuole essere riconfermato deve fare, o almeno mostrare di fare, il possibile per migliorare le condizioni di vita degli elettori. La gente non vuole la guerra, ecco perché le democrazie tendono sempre a fare anche i peggiori compromessi pur di evitarla. I dittatori, invece, per restare al potere devono tenere il popolo sotto il proprio controllo, e più passa il tempo più questo controllo deve essere stretto e violento. L’arma più potente in mano ai tiranni è quella del nemico esterno. I dittatori devono mobilitare i sudditi contro il nemico esterno, la causa di tutti i problemi del mondo e la giustificazione dello stato di polizia interno. "Un paese che non rispetta i diritti della propria gente non rispetterà quelli dei suoi vicini", scrisse lo scienziato russo e dissidente Andrei Sakharov.

In una società basata sulla paura si finge
Natan Sharansky ha conosciuto per nove anni il carcere moscovita del Kgb e oggi ricorda come la sua cella abbia cominciato ad aprirsi quando gli Stati Uniti approvarono la clausola che vincolava i rapporti commerciali con i sovietici al rispetto dei diritti umani. Quell’emendamento fu approvato durante l’Amministrazione di Gerald Ford, dopo una lunghissima battaglia tra il senatore del partito democratico, ma neocon, Henry "Scoop" Jackson, e il segretario di Stato Henry Kissinger. Quell’emendamento fu scritto materialmente dall’assistente di Jackson, Richard Perle. Prima dell’avvento di Ronald Reagan, che la spazzò via fino a vincere la Guerra fredda, la politica ufficiale era quella della "detente", della distensione con i sovietici. Gli americani erano convinti che stessero perdendo la Guerra fredda e che bisognasse provare a congelare il progresso comunista. L’Urss, invece, diceva Sakharov, era sull’orlo del collasso proprio per la natura poliziesca del suo regime. Alla lunga, scrisse l’uomo dell’atomica russa, le società dispotiche perdono la gara con le società libere. Ma in occidente prevaleva l’idea che l’Europa dell’est non aveva i cromosomi per aspirare alla libertà e faceva notare come la gente non chiedesse né democrazia né libertà. Ma, scrive Sharansky, dimenticavate che in una società fondata sulla paura la gente finge di essere fedele al regime. Qualche decennio prima le stesse cose si dicevano sul Giappone, l’Italia, l’America latina e il sud-est asiatico e, ora, si sentono sul mondo arabo. Dentro il carcere di Mosca, ricorda Sharansky, c’era un tizio che riusciva a leggere tra le righe della Pravda il collasso prossimo venturo di Mosca e lo comunicava ai compagni mettendo la testa dentro il water per sfruttare l’acustica delle tubature. In cella attendevano solo l’arrivo della Cavalleria, che infine arrivò. Ora Bush è convinto che nelle carceri mediorientali ci sia gente con la testa dentro il cesso che lo aspetta e che capisce la forza della democrazia meglio di tanti intellettuali con la testa tra le nuvole.

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