Camillo di Christian RoccaLa Gad sciita

Milano. Ci sono anche buone notizie, anzi ottime, sul fronte iracheno. Il paese si sta preparando alle elezioni del 30 gennaio, ma si potrebbe cominciare a votare due o tre settimane prima. Quattordici milioni sono gli aventi diritto al voto, un milione e mezzo gli iracheni all’estero che potranno votare via posta (ma non dall’Italia). Si eleggerà un’Assemblea nazionale che nominerà il presidente, il premier e che dovrà scrivere la Costituzione (che poi sarà sottoposta a referendum). Si voterà anche per la semiautonoma Assemblea nazionale del Kurdistan iracheno e per i 18 consigli provinciali. Seimila e seicento iracheni sono al lavoro a tempo pieno o part time per preparare il voto. Meno di cinquanta sono gli advisor stranieri, diciotto quelli dell’Onu. Duecentoventotto sono i partiti registrati, diciassette dei quali hanno chiesto il rinvio delle elezioni per i problemi di sicurezza nel triangolo sunnita. L’altro ieri però il più importante di questi partiti, l’Independent Democratic Gathering guidato da Adnan Pachachi, ha presentato le liste per eleggere i 275 deputati dell’Assemblea.
L’altra notizia è quella della formazione di un’Alleanza dei partiti sciiti (ma non solo) sponsorizzata dall’ayatollah Sistani. L’accordo prevede una lista unica che raggrupperà i candidati dei principali partiti sciiti, lo Sciri, il Dawa, il partito dell’ex ribelle Moqtada al Sadr e il nuovo raggruppamento, Shiite Political Council, dell’ex favorito del Pentagono, Ahmed Chalabi. Non ne farà parte il premier Iyyad Allawi, sciita anche lui, ma il cui partito gode dell’appoggio di ex funzionari baathisti sunniti. Gli sciiti rappresentano il 60 per cento della popolazione, per cui è prevedibile che l’United Iraqi Alliance conquisti una salda maggioranza in Assemblea. Allawi, per restare premier, avrà bisogno dell’appoggio dei partiti curdi.
Si vota con sistema proporzionale su liste bloccate senza preferenza. L’Alleanza sciita garantisce trenta posti in lista ai seguaci di Moqtada, ma né lui né i suoi principali collaboratori si candideranno. Venticinque candidati sono dello Sciri, filo iraniano, mentre venti andranno al Dawa, il partito del vicepresidente Ibrahim Jafari. Ci saranno anche turcomanni, curdi sciiti e personalità indipendenti. Chalabi, che molti davano per spacciato dopo essere stato scaricato dagli Stati Uniti, ha un ruolo fondamentale nell’Alleanza, proprio perché rappresenta l’ala sciita più laica e liberale. In testa alla lista ci saranno lo scienziato Husseim Shahristani e l’attuale ministro delle Finanze Adel Abdel-Mahdi, i favoriti di Sistani ­ il grande ayatollah che crede nella democrazia in Iraq.

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