Camillo di Christian RoccaMeno nozze più moderazione, l'autocritica dei gay Usa

Milano. Gay, lesbiche, transessuali e bisessuali, moderiamoci. E’ questa la nuova strategia dell’Human Rights Campaign, il più importante gruppo che si batte per i diritti degli omosessuali americani. I lobbysti gay si sono riuniti la settimana scorsa a Las Vegas, dopo la batosta elettorale del 2 novembre. In 11 Stati su 11 il referendum per proibire il matrimonio sessuale è passato a larghissima maggioranza, anche dove ha prevalso John Kerry. Non è quindi una questione di destra o di sinistra, di conservatori o di liberal: gli americani sono contrari alle nozze gay. Eppure soltanto qualche mese fa, dopo la sentenza della Corte Suprema del Massachusetts che aveva dato il via libera ai matrimoni e, successivamente, con le nozze gay di massa celebrate dal sindaco di San Francisco, sembrava che il movimento fosse a un passo dal raggiungere quel diritto.
Secondo molti analisti, invece, sono stati proprio quei due chiassosi episodi a far spaventare la maggioranza degli americani e quindi a far votare in massa per ribadire che l’unico matrimonio è quello tra un uomo e una donna. Ora gli omosessuali di Human Rights Campaign se ne sono accorti, ha scritto ieri il New York Times. A Las Vegas è stato eletto il nuovo direttore esecutivo del gruppo e sono state delineate le nuove strategie. Le novità sono clamorose. Il nuovo eletto, intanto, non è gay. E’ eterosessuale, ed è la prima volta che accade. Si chiama Michael Berman, ed è un lobbysta dei Democratici. In un comunicato, i vertici dell’associazione hanno detto che Berman è un grande amico delle campagne gay: "La sua scelta manda un forte messaggio, quello secondo cui la battaglia per l’uguaglianza può unire tutti gli americani. E gli eterosessuali sono una parte cruciale di questa battaglia".
Le campagne del prossimo anno saranno più moderate, ha scritto il New York Times, "con meno enfasi sulla legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso" e con una particolare attenzione ai rapporti interpersonali. Human Rights Campaign ha deciso di moderare sia il messaggio sia gli obiettivi. Al Times risulta addirittura che l’associazione sia pronta ad appoggiare gli sforzi di Bush per privatizzare la Previdenza Sociale in cambio dell’estensione agli omosessuali del diritto a ricevere i benefici previsti dalla riforma.
"Dobbiamo andare oltre la politica ­ ha detto il neo direttore Berman ­ e tornare alla sfera personale. Abbiamo bisogno di spiegare all’America le storie della nostra vita". La scelta di Human Rights Campaign ovviamente ha sollevato polemiche. Altri gruppi più intransigenti parlano di "resa preventiva" e di "calcolo politico errato". Per costoro, il matrimonio gay è la chiave per vincere una volta per tutte la battaglia per l’uguaglianza. Ritirarsi sarebbe come autosconfiggersi. Secondo George Chauncey, il cui libro più recente in favore del matrimonio gay è stato recensito sul Foglio del 7 ottobre, sostiene che la battaglia per la parità di nozze ha galvanizzato il movimento omosessuale come nient’altro negli ultimi anni. Quindi si deve continuare su questa strada. Human Rights Campaign invece preferisce fare piccoli passi avanti e battersi per quei diritti che si possono conquistare subito, invece che impegnarsi in battaglie di bandiera che rischiano di far schiantare l’intero movimento. A Washington il gruppo ha avuto un ruolo importante nella sconfitta al Congresso dell’emendamento costituzionale sulle nozze gay voluto da George Bush. Ma oggi la priorità è un’altra: far conoscere agli americani le difficoltà degli omosessuali all’interno delle loro famiglie, dei posti di lavoro, delle chiese e delle sinagoghe. "Troppo spesso ­ ha detto il capo della comunicazione del gruppo ­ la storia dei gay e delle lesbiche degli Stati Uniti è stata raccontata con sensazionalismo". La decisione dell’associazione ha fatto emergere un’altra grana all’interno del partito Democratico, da tempo insofferente nei confronti del sindaco di San Francisco, Gavin Newsome. Il deputato del Massachusetts Barney Franks, apertamente gay, ha detto che quelli erano "matrimoni-spettacolo".