Camillo di Christian RoccaConquest lancia Anglosfera contro il grande terrore islamista

Robert Conquest è lo storico che nel 1968, mentre l’Europa si ubriacava di comunismo, pubblicò lo studio definitivo sul Grande Terrore staliniano. Allora lo presero per pazzo. Ora ha scritto un nuovo libro filosofico e fantapolitico, "The Dragons of Expectation", per smascherare i falsi miti che ancora oggi influenzano gli accademici, i politici e tutti quanti fanno ancora affidamento sugli "ismi" che nel secolo scorso hanno innescato un "rovinoso ciclo di ideologie totalitarie e di guerre".
La nuova riflessione dello storico inglese, appena pubblicata negli Stati Uniti, non è rivolta al passato, ma al presente, anzi al futuro e, in particolare, al rischio che corre la nostra civiltà liberale a causa di una classe intellettuale che procede alla cieca e con il cervello, oltre che con gli occhi, bendato. Conquest usa toni forti, come sempre. Quando nel 1990, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, il suo editore volle ripubblicare Il Grande Terrore, gli chiese se voleva cambiare il titolo. Lui propose di sostituirlo con "Ve lo avevo detto, razza di idioti".
Sconfitti i comunisti-sognatori-a-occhi aperti, scrive oggi Conquest, ci troviamo di fronte ai loro fantasmi che venerano acriticamente l’Unione europea, le Nazioni Unite e qualsiasi altra istituzione internazionale purché elefantiaca, burocratica, socialista, corporativa, che abbia riflessi antiamericani e che sottovaluti l’esistenza di un nemico islamista che ci vuole distruggere non per le cose sbagliate che facciamo, ma al contrario per quelle giuste e buone, cioè per le nostre libertà e per il nostro stato di diritto. Ancora oggi, denuncia Conquest, si dà credito al pensiero di ingannatori di "pseudo sinistra" che, come diceva Albert Camus, hanno una certa "passione per la schiavitù" non tanto perché amano la dittatura, piuttosto perché "detestano di cuore" la società occidentale. Conquest fa due nomi su tutti, Simone de Beauvoir, per la sua passione maoista e l’economista John Kenneth Galbraith, il quale nel 1985 scriveva ancora che "il sistema sovietico negli ultimi anni ha fatto grandi progressi economici".
Prima o poi la grande mistificazione verrà a galla, scrive Conquest. Così, per portarsi avanti, lo storico immagina nell’appendice del libro un nuovo mondo e una nuova istituzione internazionale: l’Anglosfera. Il termine è stato coniato dal giornalista-scrittore James C. Bennett, autore un paio di mesi fa di un libro, "The Anglosphere Challenge", con cui spiega perché i paesi di lingua inglese hanno una marcia in più. Il merito è delle affinità culturali, del ruolo della società civile, del dinamismo economico, dell’apertura al mondo e alle idee, della devozione alla libertà e allo stato di diritto. Conquest fa qualcosa di più, si esercita col genere letterario della fantascienza. "Da qui a qualche tempo, dopo una lunga campagna, dopo negoziati preliminari, i rappresentanti degli Stati interessati si riuniranno" per "coordinare la loro politica estera e militare". Il leader di Anglosfera è il presidente degli Stati Uniti, mentre il capo dello Stato è la Regina d’Inghilterra. La capitale è a Bermuda. Ci sarà un Congresso Intercontinentale di 100 deputati, 48 degli Stati Uniti, 18 della Gran Bretagna, 9 del Canada, 7 dell’Australia, 4 delle isole del Pacifico, 3 della Nuova Zelanda, 3 dell’Irlanda, 2 di Trinidad e 2 di altre isole caraibiche. Lo storico entra anche nei dettagli, ritaglia le quattro ampie circoscrizioni elettorali dei 48 rappresentanti americani, non esclude l’allargamento alla Norvegia e al Gambia, prevede un’alleanza con Giappone, India e anche con una futura Unione europea liberale. L’Anglosfera non è isolazionista, scrive Conquest, si associa alle Nazioni Unite, specie se queste abbandoneranno la retorica delle parole vuote per affidarsi alla realtà. L’Europa, secondo lo storico inglese, oggi rischia il declino perché si è organizzata come un superstato corporativo, invece che come associazione di individui e di comunità. L’Anglosfera del futuro, come primo atto, firmerà una "Dichiarazione di interdipendenza". La nuova Associazione di Stati "crede che i nemici stiano ancora minacciando la nostra tradizione" e che "la dittatura e la società pianificata siano meno umane, meno efficienti e (contrariamente a quanto affermano) meno scientifiche della nostra società".
L’Anglosfera di Conquest non ha paura di dichiararsi "la più grande forza dell’umanità" né di rivendicare e di rinverdire l’antica missione civilizzatrice dell’Impero britannico. Un gioco, certo, uno sberleffo, ma mica tanto.

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