Camillo di Christian RoccaThat's it/2

New York. “Pete’s Tavern” è il più antico bar di New York, anno domini 1864, su Irving Place all’angolo con la diciottesima strada. Negli anni del proibizionismo è stato uno dei più celebri “speak easy” della città, dove si è continuato a servire alcol malgrado la taverna si fosse trasformata in un negozio di fiori. Qui O. Henry ha scritto “Il dono dei Magi”, Milos Forman ha girato alcune scene di Ragtime. L’appuntamento è con il più simpatico intellettuale italiano e americano di cui non sentite parlare spesso, perché è molto intelligente: Franco Zerlenga. Sessantacinquenne liberal di Torre del Greco trapiantato nell’Upper West Side. Ex professore di Storia dell’islam alla NYU, prossimo elettore di Obama, Zerlenga avrebbe voglia di parlare del “patetico” viaggio mediorientale di George W. Bush in “Saudi Arabia”, “continuiamo a finanziare il nostro nemico”, ma l’attualità italiana (Mastella e Benedetto XVI) lo convincono a rimandare. Ordina caffè e pecan pie, torta alle noci, e comincia con un antico detto americano: “What’s good for a goose it’s good for a gander, se va bene per l’oca va bene anche per l’anatroccolo, se va bene che la giustizia attacchi Berlusconi, va bene che faccia lo stesso anche con Mastella. E’ evidente che ci sia un malgoverno della giustizia e una criminalizzazione della politica, ma il punto è che dovremmo crescere democraticamente, non possiamo politicizzare tutto. In America i finanziatori delle campagne elettorali vengono nominati ambasciatori o a capo di agenzie federali. Il do ut des politico è normale, a patto che non sia uno scambio di soldi”.
Poi ci sono i “dinosauri”. Zerlenga ce l’ha con i professori anti Papa della Sapienza che credono di essere scienziati e progressisti, ma che in realtà vivono e ragionano come se fossero ancora nel Diciannovesimo secolo: “Questi dinosauri non capiscono che è finito il tempo dell’oscurantismo, che il Papa è una voce come le altre, non può torturare, incarcerare e bruciare nessuno, non c’è nessun rischio di un nuovo Giordano Bruno”. Zerlenga spiega che, anzi, è vero il contrario, che l’idea stessa che il Papa vada alla Sapienza significa apertura, dibattito pubblico, voglia di mettersi in discussione che ai tempi del vero clericalismo non sarebbe mai stato possibile: “La cosa che i dinosauri non hanno capito è che dopo il Concilio Vaticano II, dopo 17 secoli del dono troppo grande che le fece Costantino, cioè di farla diventare anche stato, la chiesa s’è liberata definitivamente del potere temporale e non lo vuole più nemmeno se glielo regalano. Infatti è contraria alla teologia della liberazione proprio per questo, perché non vuole più il potere temporale, né quello di un tempo quando stava dalla parte degli oppressori né questo che vorrebbe stare dalla parte dei liberatori. That’s it”.

Il problema dell’“after life”
I laici sostengono che la chiesa voglia influenzare la politica, ma Zerlenga dice che “i clericali non esistono” e che “nessuno può davvero credere che se un prete dice una cosa ci sono pecoroni che lo seguono fin dentro le urne”. I dinosauri “non sono democratici, non vogliono accettare il concetto di libertà religiosa, non capiscono che c’è stata la rivoluzione americana”. La libertà religiosa è alla base di tutto: “L’Arabia Saudita è in questo stato perché non ha libertà religiosa, l’America è il paese più libero del mondo perché la Costituzione dice che non c’è problema nell’avere ciascuno un paradiso diverso. Per Bin Laden non è così, lui vuole il suo paradiso e distruggere quello degli altri. La stessa cosa promettevano nazismo e comunismo, un paradiso laico che annientasse tutti gli altri”. Zerlenga non è cattolico, ma guai a dargli dell’ateo: “Vorrei sapere che cosa negano gli atei. Considerano la religione una superstizione, ma non hanno capito che la religione risolve il problema della mortalità, la cosa più intima e profonda dell’essere umano. E’ il desiderio di avere un after life a spingere verso la fede, nessuno può vietare agli essere umani di crederci. Gli atei invece vogliono negare il sogno e sono gli unici a credere davvero in Dio perché negano un artefatto, la religione, creato apposta per spiegare la realtà”. (chr.ro)

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter