Milano. L’opinionista conservatore, ma acerrimo nemico della destra religiosa, Andrew Sullivan, ha scritto che “pregherà per Magdi Allam” e ha invitato i suoi lettori a fare altrettanto o, più laicamente, ad affidarsi alla “speranza” perché ora, il vicedirettore del Corriere neoconvertito al cristianesimo, grazie “alla sua libertà di coscienza”, è “un uomo segnato”. Sullivan, sostenitore acceso di Barack Obama, è preoccupato per il pericolo di vita che d’ora in poi correrà Allam, ma l’analista dell’American Enterprise Institute, Michael Ledeen, gli ha ricordato che la vita di Allam è a rischio da tempo: “Magdi, come Salman Rushdie e Ayaan Hirsi Ali, è una persona elegante, sofisticata e intelligente capace di saper affrontare i fondamentalisti islamici. La sua conversione pubblica e il suo battesimo celebrato da Benedetto sono atti di sfida contro chi lo aveva già costretto a vivere la vita di un recluso”.
Il caso Allam non ha fatto soltanto il giro dei notiziari di tutto il mondo e, in particolare, di quelli americani, la sua conversione al cristianesimo officiata dal Papa ha aperto un dibattito transnazionale sui temi dello scontro di civiltà e della guerra al terrorismo. “La guerra contro il jihadismo è, tra le altre cose, una guerra in difesa della libertà religiosa, il primo dei diritti umani – ha detto il saggista George Weigel – Questa è una guerra di idee, di idee diverse riguardo alla persona umana e Magdi Allam ha coraggiosamente difeso la libertà religiosa di tutti quanti criticando in modo efficace le correnti di pensiero islamiche che negano il diritto alla conversione dei musulmani. Ora Allam combatte la stessa guerra di idee da un’altra postazione”.
L’influente commentatore di cose religiose, Rod Dreher, ha scritto che la decisione di Magdi Allam gli fa pensare a Ronald Reagan: “Vi ricordate quando Reagan è sceso in campo? Tutti pensavano fosse un uomo pericoloso perché non credeva nella distensione con i sovietici, ma aveva ragione lui, la visione sovietica era falsa e doveva essere affrontata. Magdi Allam, l’ex musulmano diventato cattolico nella domenica di Pasqua, mi ricorda Reagan in questo senso. Allam vede la sua conversione come una liberazione, abbraccia una religione di amore e ragione e dimostra che la scelta non è tra accettare Allah, così come presentato dal Profeta, e rigettare Dio”.
La tesi è spiegata per esteso da Spengler, pseudonimo dietro il quale si nasconde un seguitissimo opinionista anglo-americano dell’Asia Times. Secondo Spengler, “niente sarà più come prima”, perché la conversione di Allam è “una rivoluzione negli affari mondiali cominciata nell’animo di un solo uomo”. La rinuncia di Allam all’islam, scrive Spengler, “segna il punto in cui la cosiddetta guerra globale al terrorismo diventa la divergenza di due inconciliabili modelli di vita: il modo occidentale di essere fedeli, sostenuto dalla ragione, contro il mondo islamico del fatalismo e della sottomissione”. La conseguenza del gesto di Allam, sancito dalla celebrazione del Papa, è rivoluzionaria: “Dopo l’undici settembre del 2001, i pretendenti maghi della strategia occidentale hanno provato a invocare una ‘riforma islamica’, un ‘islam moderato’ o una ‘democrazia musulmana’, ma ora Magdi Allam ci dice che il programma non è più persuadere i musulmani ad agire come dei liberal occidentali, ma convincerli a non essere più musulmani”.
Secondo l’opinionista di Asia Times, “Magdi Allam rappresenta una minaccia esistenziale alla vita musulmana, mentre altri importanti dissidenti come Ayaan Hirsi Ali sono solo un fastidio”. La Ali è laica, difficilmente potrà convincere i musulmani a riconsiderare la loro religione, mentre Theo van Gogh e gli altri offrono “il vuoto spirituale e l’edonismo di un libertino e di un cinico che non possono far altro che disgustare i musulmani”. Magdi Allam, scrive Spengler, “concorda con i suoi ex correligionari nel ripudiare la cultura degradata dell’occidente moderno, ma offre una risposta molto diversa: una religione fondata sull’amore”.
Spengler dice che l’occidente non sta combattendo una guerra contro individui o stati criminali, ma sta affrontando una religione, malgrado nessun politico occidentale voglia riconoscerlo: “Benedetto XVI è l’unico tra i leader del mondo cristiano a sfidare l’islam come religione, come dimostra il discorso di Ratisbona”, ma anche la conversione pubblica di Allam: “Anche se a volte è tristemente necessario amare i propri nemici solo dopo che sono morti, la religione non si combatte con le armi, ma con l’amore”. (chr.ro)
26 Marzo 2008