Quando c’è una crisi economica, un tracollo finanziario, una speculazione monetaria – purché siano di proporzioni planetarie, sennò non ci si mette nemmeno – il miliardario George Soros, nato col nome di György Schwartz settantasette anni e mezzo fa a Budapest, si incammina verso la cassa, ringrazia e porta a casa. L’anno scorso, nel pieno del caos dei mutui subprime americani che ha fatto perdere l’abitazione a parecchie persone e fallire uno dei giganti di Wall Street, la banca Bear Stearn, il fondo di George Soros ha guadagnato due miliardi e novecento milioni di dollari, poco meno di due miliardi di euro con questo cambio così sfavorevole, ma pur sempre intorno ai quattromila miliardi di lire.
Una cifra, guadagnata in un solo anno, che è pari a un quinto dell’ultima Finanziaria di Tommaso Padoa- Schioppa e Vincenzo Visco, superiore all’offerta di Air France per prendersi Alitalia, capace di comprarsi la Roma non una, ma una decina di volte.
Soros è noto in Italia per la speculazione sulla lira dell’inizio degli anni Novanta che fece uscire la nostra moneta dallo Sme e costrinse la Banca d’Italia di Carlo Azeglio Ciampi a bruciare migliaia di miliardi di lire per provare a difenderla dall’attacco deciso un giorno di settembre del 1992, il famigerato mercoledì nero, dal suo fondo di investimenti. In un mese, disse allora lo stesso Soros al New York Times, con l’attacco alla lira e alla sterlina ha guadagnato due miliardi di dollari. Tre anni dopo, fantozzianamente, Soros è stato tributato dall’Università di Bologna di una laurea honoris causa per le sue attività filantropiche negli ex paesi comunisti.
E in effetti, con i soldi guadagnati legittimamente con la speculazione sui mercati mondiali, George Soros finanzia formidabili campagne politiche in tutti i continenti e, in Italia, è buon amico e sostenitore delle battaglie di Marco Pannella e Emma Bonino. Ebreo ungherese, cittadino americano, di madre lingua esperanto, Soros ha vissuto sulla sua pelle sia il totalitarismo nazista sia quello comunista. Scappato in Inghilterra, dove si è laureato alla London School of Economics, si è poi trasferito in America.
Seguace del filosofo Karl Popper e dell’idea di una società aperta, una volta diventato milionario – oggi secondo Forbes è tra i primi ottanta al mondo – Soros ha cominciato ad aiutare i democratici dell’est europeo, dove ha fondato anche un’università. I suoi soldi sono arrivati a Solidarnosc in Polonia e a Carta 77, in Cecoslovacchia e, più recentemente, ai militanti georgiani che hanno dato vita alla rivoluzione delle rose. C’è chi sospetta che dietro la filantropia ci sia sempre anche qualche interesse economico, per esempio il gas georgiano, ma resta il fatto che Soros ha costruito un network di organizzazioni filantropiche impegnate nella promozione della democrazia e presente in oltre cinquanta paesi. La fondazione di Soros, Open Society, contribuisce a questo network con circa quattrocento milioni all’anno.
Tra le altre campagne di Soros, oltre a quelle pro democracy, c’è la legalizzazione delle droghe e, soprattutto, quella fallita nel 2004 per la destituzione di George W. Bush, sulla quale il finanziere ha speso oltre trenta milioni di dollari di tasca propria. Sostenitore di Barack Obama, Soros è anche un avversario dell’idea che l’America e l’occidente dopo l’undici settembre siano davvero impegnati in una “guerra al terrorismo” e crede che la politica estera americana sia guidata da una lobby ebraico-sionista che influenza sia la destra sia la sinistra.
20 Aprile 2008