Camillo di Christian RoccaObama, il candidato religioso

New York. Barack Obama ci tiene a ricordare agli americani che questa volta è lui il candidato religioso, quello attento alle questioni della fede, non solo perché così aumenta le probabilità di vittoria a novembre contro il ben più laico John McCain, ma anche perché crede davvero in “Dio onnipotente” e non fa altro che sottolinearlo. Martedì scorso ha convocato a Chicago una trentina di importanti leader religiosi cattolici, protestanti e di megachiese evangeliche, in maggioranza di centrodestra, per un incontro di due ore, aperto e chiuso con una preghiera collettiva, in cui il senatore ha spiegato che le porte della sua campagna ed eventualmente della sua Casa Bianca saranno sempre aperte agli uomini di fede. “Obama non è un neofita che si intimidisce di fronte alla prospettiva di una conversazione con i leader religiosi”, ha detto subito dopo l’incontro Richard Cizik, presidente dell’Associazione nazionale degli evangelici. Il punto di divisione è l’aborto, ma nel corso della riunione in molti hanno deciso di “accordarsi sull’essere in disaccordo”. Il professore cattolico Doug Kmiec, ex collaboratore di Ronald Reagan, è diventato un sostenitore di Obama, malgrado la differenza sull’aborto e per questo recentemente gli è stata negata la comunione. Kmiec però è convinto che l’attenzione di Obama ai temi religiosi e il suo impegno a voler ridurre il numero delle interruzioni di gravidanza siano una garanzia per tutti gli uomini di fede.
La campagna di Obama, al contrario di quella McCain, ha da tempo in funzione un dipartimento Affari religiosi, affidato a un ex pastore delle Assemblee di Dio che ogni mattina dice messa in una conference call aperta a tutto lo staff obamiano. Con lui lavorano sei persone, più un direttore che cura i rapporti con gli evangelici e un Consiglio nazionale di esperti cattolici. Ogni settimana, i consulenti religiosi di Obama conducono riunioni con i capi delle chiese afroamericane, con pastori e militanti evangelici e con leader ebraici. Un paio di giorni fa, la sua campagna ha lanciato un nuovo gruppo chiamato biblicamente “The Matthew 25 Network” per coinvolgere i giovani elettori religiosi, “la generazione Joshua”.
C’è chi sostiene che l’attivismo religioso di Obama sia dovuto alle polemiche sul suo controverso consigliere spirituale Jeremiah Wright e sul prete cattolico Michael Pfleger, entrambi consiglieri della sua campagna elettorale, a causa delle quali è stato costretto ad abbandonare la sua chiesa di Chicago. Altri sospettano che Obama abbia interesse a smentire con i fatti le false voci sulla sua vera fede religiosa, musulmana.
Stephen Mansfield, un saggista ammiratore di George W. Bush, ha appena scritto un libro che smonta tutte le dietrologie su Obama, spiega la genuinità della fede del candidato democratico e difende anche la cristianità della chiesa e dei sermoni di Jeremiah Wright. Mansfield è un conservatore evangelico, autore anni fa del bestseller “The Faith of George W. Bush”. Il giornale online The Politico ha ottenuto una copia del nuovo libro, in uscita ad agosto, dal titolo “The Faith of Barack Obama”. Mansfield non voterà Obama, a causa dell’aborto, ma il suo tono nei confronti del senatore e della sua fede è entusiastico e solo in alcuni casi gentilmente critico. Il succo del libro è che “Obama è un cristiano impenitente”, oltre che un super liberal, quindi una figura convincente per gli elettori cristiani perché crede che la fede debba giocare un ruolo nella sfera pubblica. A differenza di Jimmy Carter e di Bill Clinton, ha scritto Mansfield, Obama non crede nel muro di separazione tra il credo religioso e il modo di governare: “La sua fede influisce sulle sue politiche pubbliche, non è limitata al reame della vita personale, ma ispira la sua leadership”. I sostenitori laici di Obama potrebbero avere un mancamento, anche perché Mansfield è convinto che il successo di Obama, come quello di Bush, sia esso stesso una prova della riapparizione di Dio. Avete notato, conclude Mansfield, come Obama usi sempre di più parole come “chiamato”, “scelto” e “unto”?
    Christian Rocca

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