Camillo di Christian RoccaIt's the Politico, stupid

Storia del successo del primo, serio quotidiano politico on line contro i grandi giornaloni di carta. Detta il ritmo a tutti gli altri e si prende le firme migliori. Però i soldi arrivano con un trucco pubblicitario (e cartaceo)

Poco meno di due anni fa, il 23 gennaio del 2007, è nato The Politico, il primo grande, importante e serio esperimento di quotidiano politico on line. L’idea dei fondatori era ambiziosa, da far tremare i polsi: portare sul Web il meglio del giornalismo americano, adattarlo al nuovo mezzo e sfidare le portaerei cartacee (che per mettere le cose in chiaro vengono chiamate “dead-tree”, “albero-morto”) sfruttando la rapidità di Internet e l’immediatezza dei blog. Quando John Harris e Jim VandeHei, stimati giornalisti politici del Washington Post e saggisti di successo, hanno deciso di lasciare – non da comprimari, ma da star – uno dei pilastri del giornalismo mondiale per gettarsi in questa avventura internettiana, edita da Allbritton Communications, sono stati presi per imprudenti e avventurieri, anche perché il direttore del Post aveva declinato la loro offerta di lanciare un sito politico nell’ambito del grande giornale della capitale. Oggi i due direttori di The Politico sanno di aver vinto la sfida, e non solo perché la versione online del Washington Post, così come quella degli altri grandi quotidiani, pubblica decine di blog giornalistici, è stracolma di contenuti esclusivi per il Web ed è pronta a lanciare un suo nuovo sito squisitamente politico. Harris e VandeHei hanno dalla loro parte i numeri, oltre che il favore del pubblico e della critica che ha fatto del loro giornale una lettura essenziale su tutto ciò che avviene a Washington. The Politico, infatti, ha centrato gli obiettivi della sua missione: è un giornale autorevole, è molto letto, ha un bilancio in pareggio e prevede di cominciare a fare utili già il prossimo anno. Numeri alla mano, sembrerebbe l’avvio della rivoluzione di cui si parla da anni, ovvero la fine dei giornali stampati e il rapido spostamento su Internet dell’informazione scritta.
Una lettura più attenta svela però un’altra storia: il sessanta per cento dei ricavi di The Politico proviene dalla raccolta pubblicitaria della sua poco nota edizione cartacea. Si tratta di ventisettemila copie distribuite gratuitamente ogni tre giorni al Congresso e in giro per Washington che, si scopre adesso, sono ben più che decisive per tenere in piedi l’impresa.
Il futuro dei giornali tradizionali sarà anche segnato, come prevedono gli scenaristi apocalittici, ma fin quando gli investitori pubblicitari continueranno a preferire per le loro campagne la carta al Web, l’ipotesi resterà improbabile (il numero in edicola dell’edizione americana di Vanity Fair, per fare un esempio, ha una quantità mostruosa di costosissime pagine pubblicitarie, al punto che il primo articolo della rivista si trova dopo averne sfogliate oltre 170).
L’impresa di The Politico resta comunque formidabile, conferma la rivista American Journalism Review. A maggio il sito è stato il decimo più visitato tra quelli giornalistici. I lettori unici sono tre milioni e mezzo il mese, mentre le pagine lette sono oltre venticinque milioni. Con i conti a posto, il giornale ha potuto ampliare una squadra che fin dall’inizio può contare su assi come Mike Allen di Time (imperdibile la sua rassegna stampa mattutina).
Ciò che più conta, oltre al pareggio di bilancio, è che The Politico oggi è diventato uno strumento indispensabile per seguire la politica americana, come e per certi versi più del New York Times e del Washington Post. The Politico arriva spesso prima dei concorrenti cartacei, i quali peraltro hanno ormai imparato a pubblicare le loro grandi esclusive sui rispettivi siti Web senza aspettare la stampa notturna e la distribuzione della mattina successiva. The Politico arriva prima perché la sua struttura editoriale è ideata per il Web e si adatta alla perfezione al nuovo ciclo politico-informativo che si svolge in tempo reale.
The Politico detta l’agenda giornalistica quotidiana anche per gli altri, pubblica articoli a getto continuo e pochissime opinioni. Non è né di destra né di sinistra e già solo per questo viene spesso accusato dalla blogosfera radical di intelligenza col nemico conservatore. La forza è nei blog tematici dei suoi formidabili reporter. La copertura dei democratici è affidata a Ben Smith, con un blog che in questi mesi ha messo a segno numerosi scoop. C’è un blog anche sui repubblicani, curato da Jonathan Martin, uno sul Congresso e poi altri sul mondo dell’informazione e sul gossip politico.