Camillo di Christian RoccaLa convention religiosa

Denver. La convention del Partito democratico si è aperta ufficialmente ieri, ed era la giornata di Ted Kennedy e Michelle Robinson in Obama, ma formalmente tutto è cominciato domenica pomeriggio in un gigantesco teatro del centro, il Wells Fargo Theater, dove si è svolto un raduno di leader religiosi di varie confessioni fortemente voluto dagli uomini del candidato alla Casa Bianca.
E’ la prima volta che una convention di partito si apre con un raduno ecumenico e con un programma fitto di invocazioni religiose impreziosite da canti, balli e preghiere di gruppo. Si dice che questa di Denver sia la prima convention verde e ambientalista, ma in realtà Obama ha voluto sottolineare soprattutto il suo impegno personale e politico “a mettere in pratica la fede”.
Il raduno al Wells Fargo Theater – il cui palco era addobbato con una specie di altare drappato di velluto rosso, invece che con un più tradizionale podio – è cominciato con le litanie di influenti leader cattolici, evangelici, musulmani, buddisti ed ebraici ed è stato brevemente interrotto da tre contestatori antiabortisti che hanno chiamato “baby killer” il candidato democratico. “Non abbiamo bisogno di portare la fede nel nostro partito – ha detto nel discorso più politico del raduno il reverendo pentecostale Leah Daughtry, presidente della convention di Denver – La fede è già qui, i democratici sono stati, sono e continueranno a essere gente di fede e questa convention lo dimostrerà in un modo che non ha precedenti”. Il programma religioso, in effetti, è corposo. Ciascuna delle quattro serate della convention è aperta e chiusa da preghiere e benedizioni. Questa mattina il Faith caucus, il gruppo di fede del partito, terrà due dibattiti, uno sui temi morali contemporanei e un altro su come l’eventuale Amministrazione Obama riuscirà a coinvolgere i fedeli. Stasera il senatore antiabortista Bob Casey parlerà in prime time televisivo, prima di Hillary Clinton e sedici anni dopo che il partito di Bill Clinton impedì a suo padre, allora governatore della Pennsylvania, di parlare alla convention di Filadelfia proprio perché pro-life.
Giovedì altri due incontri del Faith caucus: il primo su come affrontare all’estero le pressanti questioni morali odierne e l’altro sulla strategia per convincere la comunità dei fedeli a votare Obama. Tra gli oratori, oltre ai big della sinistra religiosa, anche l’ex consulente giuridico di Ronald Reagan, Douglas Kmiec; il primo direttore delle iniziative religiose della Casa Bianca di George W. Bush, John DiIulio; il reverendo antiabortista Tony Campolo e, infine, Joel Hunter, il pastore di una megachiesa della Florida che per sei mesi ha guidato la Christian Coalition.
(segue dalla prima pagina) I boss democratici hanno ben chiaro che il loro problema è di convincere gli elettori osservanti, ma ora sono convinti, con le parole del reverendo Leah Daughtry e le iniziative interreligiose organizzate a Denver, di aver “imparato la lezione del 2004”.
L’approccio è decisamente diverso rispetto a quello della convention democratica di Boston che, quattro anni fa, nominò John Kerry alla Casa Bianca. In quell’occasione non ci sono state sessioni particolari dedicate alla preghiera e alla fede e quasi non s’è parlato di Dio e religione. A Denver è diverso, perché Obama è diverso, come racconta un appassionato saggio appena uscito in America di Stephen Mansfield, già autore del fortunato “La fede di George W. Bush”. Allo stesso modo, il nuovo libro di Mansfield si intitola “La fede di Barack Obama” e ha già ottenuto i complimenti dell’arcivescovo Desmond Tutu: “Dovete leggerlo” per comprendere che “la sua ispirazione nasce dalla fede, Obama è un fervido credente. Sì, è un cristiano e ne è orgoglioso.
Gli analisti più pragmatici spiegano che l’enfasi cristiana posta sulla sua campagna, e in particolare sulla convention di Denver, in realtà serve ad Obama a spazzare via le false voci sul suo passato da musulmano. Non è così, giura Joshua Dubois, il direttore degli Affari religiosi della sua campagna: “Obama è un cristiano impegnato e crede che la gente di tutte le fedi abbiano un posto importante nella vita americana”. Al centro del suo messaggio, infatti, c’è l’idea che i credenti hanno tutto il diritto di poter esprimere le convinzioni politiche influenzate dalla loro fede: “I laici – ha detto Obama – sbagliano a chiedere ai credenti di lasciare la loro religione fuori dalla porta prima di entrare nella pubblica piazza”, perché “sostenere che gli uomini e le donne non debbano iniettare le loro moralità personali nei dibattiti pubblici è un’assurdità pratica, anche perché la nostra legge è per definizione una codificazione di moralità, gran parte delle quali sono basate sulla tradizione giudaico-cristiana”.
Obama quindi si presenta come leader religioso non solo per opportunismo politico o per strappare i voti evangelici ai repubblicani, ma perché, dice il direttore dei suoi Affari religiosi, “capisce che la religione è il più importante dei soggetti che un pubblico ufficiale possa affrontare”. La novità è che risulta credibile.
In tempi recenti, infatti, non s’era mai visto un candidato democratico così a suo agio a parlare di fede. Obama è egli stesso un evangelico, un cristiano rinato, convertito al cristianesimo in età adulta, capace di citare il Vangelo senza problemi, peraltro meglio del suo avversario John McCain, e di diffondere intorno alla sua persona, alla sua storia e alla sua candidatura un’aura mistica, divina e profetica. Obama ha descritto il momento della sua conversione nel libro “L’audacia della speranza” così: “E’ arrivata come una scelta, non come un’epifania, le domande che mi ponevo non sono magicamente scomparse, ma inginocchiandomi sotto una croce nella South Side di Chicago ho sentito che lo spirito di Dio mi chiamava, sicché mi sono sottomesso alla sua volontà e ho dedicato me stesso a scoprire la sua verità”.
Gli strateghi di McCain provano a sfottere il suo messianesimo, mostrandolo negli spot mentre dice che “una luce brillerà attraverso quella finestra, un raggio di luce vi colpirà, vivrete l’esperienza di un’epifania e improvvisamente capirete che dovete andare alle urne e votare per Obama”. Ma non parlava a vanvera: quelle parole le ha dette in New Hampshire, il 7 gennaio, il giorno dopo l’Epifania, quando secondo la tradizione cristiana la stella cometa si posa su una grotta di Betlemme per annunciare la nascita di Gesù.
    Christian Rocca

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