Camillo di Christian RoccaObamaborto

New York. L’aborto irrompe nella campagna presidenziale americana. Le posizioni di partenza dei due partiti sono quelle di sempre: i democratici sono favorevoli al diritto di abortire (pro-choice) e i repubblicani difendono le ragioni della vita (pro-life) nella speranza che i presidenti conservatori riescano a nominare alla Corte Suprema altri giudici conservatori capaci di ribaltare la sentenza Roe contro Wade che nel 1973 ha protetto costituzionalmente il diritto di abortire. Il candidato democratico Barack Obama, però, sta provando a moderare le sue posizioni super liberal, mentre il candidato repubblicano John McCain non esclude di scegliere come vicepresidente un candidato pro-choice (Tom Ridge? Joe Lieberman?), una cosa che fino a qualche mese lui stesso credeva impossibile.
Tutto è cominciato con la presentazione della bozza di programma obamiano di governo (la “platform”) di cui il Foglio ha scritto il 9 agosto. Quel testo è stato giudicato il più abortista della storia del Partito democratico, perché confermava la “forte” difesa dei democratici del diritto a interrompere la gravidanza, ribadiva gli aiuti pubblici alle donne che intendono abortire e cancellava la più moderata definizione clintoniana di un futuro in cui l’aborto sia non solo “legale e sicuro”, ma anche “raro”. Due giorni fa la bozza di programma è stata sottoposta al “Comitato sul programma” che aveva il compito di stilare la formulazione finale in vista della sua approvazione alla convention di Denver che tra il 25 e il 28 agosto nominerà ufficialmente Obama alla Casa Bianca.
Il comitato ha confermato che l’aborto deve restare “legale e sicuro”, ma ha aggiunto un paragrafo con cui il partito di Obama si impegna a “sostenere fortemente la decisione della donna di avere un bambino, assicurandole l’accesso e la disponibilità ai programmi di assistenza sanitaria pre e post natale, ai corsi di educazione dei figli, sostegno economico e procedure di adozione”.
Il nuovo paragrafo è il prodotto di una negoziazione tra l’ala più abortista del partito e i leader religiosi di sinistra. Con l’impegno specifico ad aiutare le donne che decidono di tenere i bambini, Obama spera di conquistare l’attenzione dei cristiani evangelici, il più coeso gruppo di elettori antiabortisti (nel 2004 ha votato Bush al 77 per cento). I leader della sinistra religiosa sono soddisfatti, mente quelli di destra sostengono che non sia cambiato niente e ricordano che Obama ha votato contro la legge dell’Illinois che intendeva proteggere i feti sopravvissuti fortuitamente agli aborti. Obama ribatte con lunghi comunicati che spiegano come in linea di principio fosse favorevole, ma che il suo voto contrario voleva fermare il tentativo di colpire il diritto della donna ad abortire.
Obama sta tentando di andare incontro anche ai cattolici e ha annunciato che alla convention di Denver avrà un ruolo di primo piano il senatore cattolico e pro-life Bob Casey, figlio dell’ex governatore della Pennsylvania a cui nel 1992 il partito aveva negato la parola proprio per le sue posizioni antiabortiste. La Conferenza episcopale americana però non sembra convinta e, attraverso il suo portavoce, sostiene che “l’impenitente promozione dell’aborto, che uccide bambini non nati, persiste nel programma del Partito”. I vescovi americani aggiungono che “affermare la bontà della nascita di un bambino e dell’adozione non giustifica, e in nessun modo ammorbidisce, il sostegno ufficiale dei democratici a un male intrinseco”. Il nuovo paragrafo del programma, però, ha infastidito i gruppi femministi legati ai democratici, preoccupati dal “linguaggio dei democratici pro-life, il cui scopo è limitare l’aborto”.

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