New York. Questa mattina Barack Obama annuncerà il suo candidato vicepresidente che, salvo sorprese, sarà uno tra Joe Biden, Evan Bayh, Jack Reed (senatori) e Tim Kaine (governatore della Virginia). Il suo avversario repubblicano, John McCain, annuncerà la sua scelta venerdì, un giorno dopo la fine della convention democratica di Denver e tre giorni prima dell’inizio della sua convention a Minneapolis-St. Paul. I nomi che circolano sono quelli di Mitt Romney e del governatore del Minnesota, Tim Pawlenty, ma da McCain c’è da aspettarsi anche il tentativo di convincere il generale David Petraeus.
Lo scontro tra i due contendenti s’è fatto durissimo, in questi giorni in cui McCain ha azzerato il vantaggio di Obama. Il candidato repubblicano, però, è scivolato sul numero di case di sua proprietà: “Non so quante siano, devo chiedere al mio staff”, ha risposto a una domanda del giornale online The Politico. Gli obamiani hanno subito confezionato un efficace spot tv intitolato “seven”, che ricorda come, mentre molti connazionali perdono la propria abitazione a causa della crisi dei mutui, McCain non ricorda nemmeno quante ne possiede. “Sono sette”, recita lo spot, e c’è un’altra casa, la White House, che per gli americani sarebbe meglio che McCain non occupasse. La risposta di McCain è arrivata subito con un altro spot: Obama è l’ultimo a poter parlare di case, visto che ha ricevuto un paio di favori immobiliari da un amico costruttore condannato per corruzione e destinato a finire in galera. McCain è intenzionato a inondare la convention democratica con gli spot. Gli ultimi due sono stati diffusi l’altro ieri: il primo prende in giro l’aura messianica di Obama e il secondo lo descrive come “pronto ad aumentare le tasse, ma non a guidare il paese”. Inoltre c’è il caso di American Issues Project, un gruppo esterno alla campagna McCain che ha preparato un ruvido spot sui rapporti fra Obama e l’ex capo del gruppo terrorista Weather Underground.
Il senatore democratico risponde colpo su colpo, al contrario di qualche settimana fa e ora, con la convention, ha l’opportunità di presentarsi sotto una diversa luce. L’idea di Denver è quella di raccontare Obama come una grande storia americana, radicata profondamente nella storia e nella tradizione del paese. Comincerà lunedì sua moglie Michelle, con i familiari, a collegare questo sogno obamiano con la battaglia quotidiana dei cittadini americani (una decina dei quali, incontrati in campagna elettorale, parleranno in prime time tv ogni sera). Oltre a un tributo a Ted Kennedy, ci sarà spazio per il leader afroamericano Jesse Jackson, per la presidentessa del gruppo abortista Naral e per la speaker della Camera, Nancy Pelosi. Martedì Obama punterà sull’economia e darà spazio a Hillary Clinton e al keynote speaker Mark Warner, candidato al Senato in Virginia. Prima di loro interverranno i governatori del partito democratico. Mercoledì è il giorno della politica estera e del vicepresidente, ma anche di Bill Clinton. Giovedì, presentato da Al Gore, parlerà Obama.
Il programma di McCain comincia il lunedì successivo, 1 settembre, a St. Paul, in Minnesota. Il tema del primo giorno è “Service” e sarà aperto dal senatore democratico, e nel 2000 ex candidato vice di Al Gore, Joe Lieberman. A seguire Arnold Schwarzenegger, il vicepresidente Dick Cheney, Laura e George. Martedì McCain mostrerà il suo lato riformatore, con gli interventi di Rudy Giuliani, Mike Huckabee e una serie di star nascenti del partito repubblicano, tra cui la governatrice dell’Alaska Sarah Palin, l’ispanica Rosario Marin e il nero Michael Steele.
Il terzo giorno, dal titolo “Prosperity”, toccherà al candidato vicepresidente, al 36enne governatore indo-americano della Louisiana Bobby Jindal, a Mitt Romney e alle due principali consulenti economiche, le ex cape di eBay e Hewlett Packard, Meg Whitman e Carly Fiorina. Giovedì 4, a parlare di “Pace”, ci saranno Pawlenty, il governatore della Florida Charlie Crist e, infine, John McCain.
23 Agosto 2008