St. Paul (Minnesota). La prima cosa da evitare, pena incolumità personale, è scrivere o dire che la Convention del Partito repubblicano si tiene a Minneapolis. No, la convention è a St. Paul, e bisogna segnarselo per bene. Il New York Times e la star della Cbs, Katie Couric, hanno scritto e detto che l’Xcel energy center ospitante il quadriennale congresso dei conservatori americani si trova a Minneapolis e a St. Paul se lo sono segnato, con tanti saluti al proverbiale “Minnesota nice”, cioè alla notoria gentilezza nordica della gente di queste parti.
La confusione nasce dal fatto che in America Minneapolis e St. Paul sono conosciute come le “twin cities”, le città gemelle, o più semplicemente, come dicono i locali, “the cities”, le città e basta. In realtà sono divise dal fiume Mississippi, da un ponte che recentemente è crollato (evitate di ricordarlo), da una ventina di minuti di macchina e da una serie di bizzarre indicazioni stradali che pur segnalando “est” e “ovest” per motivi ignoti ai più intendono invece “nord” e “sud” (e attenti: uptown Minneapolis è a sud di downtown).
Minneapolis e St. Paul non sono la stessa città, anzi non potrebbero essere più diverse. Minneapolis, prima città del Minnesota, è una specie di Los Angeles del midwest, con i grattacieli, i teatri e i musei disegnati dalle archistar (Frank Gehry e Jean Nouvel). St. Paul, la capitale dello stato, è cattolica, residenziale, con tratti art deco. A Minneapolis ci sono ristoranti che non temono la concorrenza di New York e locali jazz come nel Village. A St. Paul c’è poco o niente. Minneapolis è la città dove si fa business e c’è la movida, mentre a St. Paul si vive, almeno così dicono quelli di St. Paul. Quelli di Minneapolis, invece, ignorano St. Paul: “Dov’è, in Wisconsin?”.
Le città gemelle però sono unite dallo stesso destino, dalla produzione di farina e dall’iperbolico Mall of America, il gigantesco centro commerciale del midwest che è la prima meta turistica dello stato. Grande quanto sette San Siro e tutto al chiuso, compreso un enorme parco divertimenti, il Mall of America attrae più di quaranta milioni di visitatori l’anno ed è l’orgoglio del Minnesota, stato dove si pranza alle 11,30 di mattina, ci si saluta perlomeno mezz’ora prima di andare via (il rito si chiama “Minnesota goodbye”) e che si adagia al sud del Canada, al nord dell’Iowa, stretto tra il Wisconsin e il nord e sud Dakota. Popolato di americani di origine tedesca, norvegese e svedese – basta fare un giro, anche ad agosto, per capire perché gli emigranti nordeuropei hanno preferito trasferirsi da queste parti così somiglianti ai loro luoghi di origine – il Minnesota è lo stato di Francis Scott Fitzgerald, del primo premio Nobel americano per la letteratura Sinclair Lewis, dei fratelli Coen (il loro “Fargo”, cittadina del Nord Dakota, racconta storie, manie e tic del Minnesota, e ai locali non è piaciuto) e del conduttore radiofonico liberal-country Garrison Keillor, immortalato da Robert Altman nel suo ultimo film “Radio America” (in originale “A praire home companion” dal titolo della trasmissione radiofonica di Keillor). Il Minnesota è soprattutto lo stato natale di due dei più grandi geni musicali del secolo scorso, Bob Dylan e Prince. E, di nuovo, in zona non conviene avviare una discussione su chi dei due sia più bravo.
Alle elezioni del 4 novembre, ci sarà una gran battaglia fino all’ultimo voto tra Barack Obama e John McCain. I repubblicani hanno scelto per questo motivo di tenere qui (a St. Paul, mi raccomando) la loro convention, peraltro bruciando sul tempo i democratici. Nel 2004 ha vinto John Kerry con il 51 per cento e i repubblicani non riescono a strappare lo stato ai democratici, che qui si chiamano “Partito democratico degli agricoltori e del lavoro”, dal 1972 con Richard Nixon. Nel 1984, per dire, il Minnesota è stato l’unico dei cinquanta stati persi da Ronald Reagan nella sua trionfale rielezione alla Casa Bianca. Il suo avversario, allora, era Walter Mondale, già vicepresidente di Jimmy Carter e non l’unico figlio del Minnesota ad aver occupato la carica di numero due a Washington e nemmeno l’unico ad aver tentato vanamente la scalata alla Casa Bianca. Prima di lui c’è stato infatti Hubert Humphrey, già vice di Lyndon Johnson, poi sconfitto alle presidenziali da Richard Nixon nel 1968. Mondale, Humphrey, ma anche il candidato sessantottino e pacifista Eugene McCarthy e il recentemente scomparso senatore Paul Wellstone, nella memoria collettiva sono considerati tra i più nobili e intellettualmente capaci politici di sinistra americana.
Le cose sono cambiate, al punto che i minnesotiani nel 1998 hanno eletto come governatore un ex campione di wrestling, l’indipendente Jesse Ventura, detto “The Body” (evitate di parlare anche di questo, con i locali). Da allora la politica in Minnesota – stato sede di corporation come Pepsi, Scotch, Target, 3M, Northwest Airlines – è cambiata. Il governatore è una delle nuove star repubblicane, quel Tim Pawlenty a cui all’ultimo secondo John McCain ha preferito Sarah Palin come suo candidata vicepresidente. Pawlenty rappresenta un nuovo tipo di repubblicano, più attento alla working class e quindi più in sintonia con la nuova base elettorale del partito, fatta prevalentemente di ceto medio senza istruzione di alto livello e che, al contrario dell’antica ortodossia conservatrice, chiede maggiore intervento dello stato su sanità, welfare e politiche a favore della famiglia.
Uno dei due senatori, inoltre, è il repubblicano Norm Coleman. L’altra è la democratica e obamiana Amy Klobuchar. A novembre Coleman si gioca la rielezione e affronta il comico e umorista Al Franken, già star di Saturday Night Live e autore di libri satirici pubblicati anche in Italia (“Balle!”, Mondadori). Franken e Coleman sono nati entrambi a New York, ma Franken è cresciuto nei sobborghi di Minneapolis e Coleman è stato sindaco di St. Paul.
Christian Rocca
3 Settembre 2008