New York. La mossa “patriottica” o “disperata”, a seconda dei punti di vista, del candidato repubblicano alla Casa Bianca John McCain – fermiamo la campagna elettorale presidenziale, spostiamo il primo dibattito previsto per stasera in Mississippi, troviamo un consenso bipartisan per risolvere la crisi finanziaria di Wall Street – ha trovato una sponda sicura nel presidente George W. Bush che mercoledì sera, in diretta televisiva, dopo aver spiegato le ragioni del piano di salvataggio del sistema finanziario ha annunciato agli americani di aver convocato (alle 22 italiane di ieri) un vertice con i leader del Congresso, il segretario al Tesoro Harry Paulson e, soprattutto, i due candidati presidenziali.
Il drammatico senso di urgenza imposto da McCain alla soluzione della crisi, inoltre, ha costretto il Congresso guidato dai democratici a forzare i tempi per un accordo di principio sul piano da 700 miliardi di dollari elaborato da Bush e Paulson, per evitare che si arrivasse al vertice della Casa Bianca, di fatto voluto da McCain e visto con diffidenza da Barack Obama, senza un’offerta unitaria da offrire al presidente. I democratici, pur convinti e impegnati a trovare una soluzione insieme con la Casa Bianca, in questi giorni hanno avuto tutto l’interesse a capitalizzare politicamente il malcontento generale nei confronti di chi in questi anni ha guidato il paese. I sondaggi hanno confermato che la crisi finanziaria favorisce Obama, ma il Gallup di ieri, successivo alla mossa di McCain, ha azzerato il vantaggio del democratico da più tre per cento a 46 per cento pari. Dopo il colpo di testa di McCain, i democratici e Obama non potevano più perdere tempo in lunghe trattative sui dettagli, senza rischiare di regalargli il ruolo di statista capace di mettere di lato la politica e la campagna elettorale per impegnarsi a trovare un accordo bipartisan.
Il vertice di Washington era stato chiesto mercoledì pomeriggio da McCain e non era stato preso in considerazione da Obama, perché il senatore democratico era certo che l’accelerazione impressa da McCain fosse un trucco politico per riguadagnare l’attenzione dei media e provare a togliere di mezzo, e al più presto, il tema più pericoloso per il candidato scelto dallo stesso partito che è stato alla Casa Bianca negli ultimi otto anni. Ma quando è stato il presidente in persona, davanti al pubblico americano, a convocare i suoi due possibili successori, Obama non ha potuto fare altro che aderire, mostrarsi convinto dell’utilità dell’incontro e impegnarsi anche lui per una soluzione rapida, condivisa e bipartisan della crisi, in un modo tale che rischia di togliere dal dibattito dei prossimi giorni il suo principale punto di forza.
La decisione di McCain di politicizzare la crisi e di mischiare le competenze previste dalla Costituzione ha scatenato numerose critiche, non soltanto dal fronte liberal e di sinistra (ma non da Bill Clinton che, ieri, gli ha fatto aprire la seconda giornata della sua Clinton Global Initiative e inoltre ha difeso la decisione di McCain di sospendere la campagna per occuparsi della crisi). Anche opinionisti filo McCain, come quelli ospitati nella pagina degli editoriali del Wall Street Journal, hanno criticato la sua mossa populista e rischiosa che, in fondo, col suo cambiare le carte in tavola è tipicamente mccainiana, come lo è stata la scelta di Sarah Palin per la vicepresidenza.
Il prossimo passo
Le prossime mosse di McCain non sono ancora chiare. Il dibattito di stasera al momento in cui il Foglio va in tipografia è ancora a rischio, perché il senatore dell’Arizona ha detto che non riprenderà la campagna elettorale finché non si troverà l’accordo definitivo e al Senato si dovrebbe cominciare a votare soltanto sabato. In caso di soluzione positiva, McCain si presenterà al dibattito in Mississippi per prendersi il credito del raggiungimento dell’accordo, ma gli resta il problema di non alienarsi la base conservatrice e repubblicana, molto scettica sulla nazionalizzazione del sistema finanziario. McCain sa che qualcosa va fatta subito e che non c’è tempo per cercare un consenso sulle proposte alternative al piano Paulson. McCain cercherà, dice il direttore del Weekly Standard Bill Kristol, di far passare il pacchetto Paulson il più presto possibile, ma prometterà che da presidente rimetterà mano al piano: “E’ una questione delicata: McCain ha bisogno di rassicurare i mercati sugli impegni attuali del piano Paulson, ma anche di promettere una riforma ulteriore e migliore”.