Camillo di Christian RoccaObama sulla scia di Bush

George W. Bush è il male assoluto, il peggior presidente della storia americana, un disastro di dimensioni ciclopiche e così via. Pare che non ne abbia azzeccata una, che abbia combinato soltanto guai, che sia un fondamentalista della peggior specie. Barack Obama invece è la speranza e l’ottimismo e il futuro radioso. Ogni cosa che tocca la trasforma in oro, emoziona come un profeta, parla come il messia.
Tanto Bush è volgare, quanto Obama è figo. Tanto la presidenza Bush fa orrore, quanto siamo certi che il nuovo presidente nero riconcilierà l’America con il mondo e il mondo con se stesso. I suoi fan americani ed europei, superata la luna di miele e l’innamoramento, rimarranno delusi dalla politica di Obama, perché in caso di elezione è molto probabile che, sia pure con modi diversi e con il favore della stampa, non si sposterà molto dal percorso tracciato da Bush.
Il presidente repubblicano verrà ricordato per quattro cose: la difesa dell’occidente, la guerra per istituire governi democratici in Iraq e Afghanistan, il taglio delle tasse e il più grande intervento statale mai visto in America dai tempi di Lyndon Johnson.
Il presidente Obama non userà toni da crociata, ma certo non abdicherà di fronte alle minacce islamiste, anzi vuole intervenire militarmente, senza autorizzazioni dell’Onu o degli alleati, anche in Pakistan per catturare o uccidere Osama bin Laden e gli altri capi terroristi che si sono rifugiati in quelle zone dopo la cacciata dall’Afghanistan e dall’Iraq. Obama è stato contrario all’intervento in Iraq, anche se al momento del voto non era senatore e malgrado nei primi due anni dell’intervento avesse sostenuto in tutti i modi la politica irachena di Bush, ma oggi la guerra in Iraq è scomparsa dalla campagna elettorale. Non c’è più, non si sente, non se ne parla. In Iraq le cose stanno andando così bene – grazie al cambio di strategia politico-militare deciso da Bush, sostenuto da McCain e contrastato da Obama – che nei giorni scorsi i militari americani hanno addirittura smantellato la base di Fallujah, l’ex città ribelle da dove era partita la guerriglia nazionalista e islamista dei nostalgici del dittatore e degli uomini di Bin Laden. Obama o McCain erediteranno un Iraq diverso rispetto a quello di un anno fa, quando i democratici erano certi che la guerra fosse persa e volevano ritirarsi di corsa. Ora si ritireranno, ma avendo vinto, con un governo amico a Baghdad e saddamiti e jihadisti sconfitti.
Quanto all’Afghanistan, Obama promette di fare più guerra di quanto ne abbia fatta Bush e ha già annunciato che sposterà lì le truppe resesi libere dal successo iracheno. Inoltre chiederà più soldati alla Nato e agli alleati occidentali.
Poi c’è la questione delle tasse, il punto centrale della politica economica di Bush. Il piano di Obama prevede di mantenere i tagli fiscali decisi da Bush e di aumentare le aliquote soltanto al due per cento degli americani che guadagnano di più. Non è detto che Obama riuscirà a mantenere la promessa, specie se vorrà davvero intervenire sulla sanità e in tutti gli altri programmi sociali e pure pareggiare il bilancio, ma chi credeva che la leva fiscale fosse una soluzione voodoo escogitata da economisti di destra si dovrà ricredere. Obama è circondato da economisti pro market, non soltanto dai grossi nomi clintoniani (Bob Rubin e Lawrence Summers) che negli anni 90 hanno liberato Wall Street, ma anche da giovani esperti pro market come Jason Furman e da professori della scuola di Chicago, quella di Milton Friedman, come Austan Goolsbee. Nelle ultime settimane, Obama parla principalmente di riduzione delle tasse, anche alle imprese, con toni e numeri che un tempo sarebbero stati giudicati a destra del Berlusconi del 1994.
La promessa di un nuovo e gigantesco intervento federale a protezione del mercato e dei più deboli, inoltre, non è lontano dalle scelte recenti di Bush a favore del salvataggio di Wall Street (un piano approvato da Obama) e di quelle iniziali per garantire le medicine gratuite agli anziani e aiutare la scuola pubblica. E’ molto probabile, infine, che il presidente Obama manterrà due uomini di Bush, Henry Paulson e Bob Gates, al Tesoro e al Pentagono. Alla fine questo Bush non aveva idee così malvagie.
    Christian Rocca

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