Camillo di Christian RoccaThat's it/21

New York. “Via Quadronno”, sulla settantatreesima strada tra la Quinta e Madison Avenue, bar italiano liberamente ispirato al “Quadronno” di via Quadronno a Milano e frequentato da mogli e figli dei miliardari dell’Upper East Side. Il pensatore newyorchese Franco Zerlenga ordina un consueto pasto frugale (tartina con polpa di granchio, un Paté al Porto, un chinotto, una panna cotta) perché c’è da correre a casa di amici per vedere in televisione il dibattito vicepresidenziale tra Sarah Palin e Joe Biden (dove si è cenato con chorizo, hummus con pita, pasta al pesto di pistacchi, quiche al formaggio, funghi trifolati, insalata, torta al mango e lime). Zerlenga ha appena inviato un altro contributo finanziario a Barack Obama, rifiuta di considerare finita la corsa per la Casa Bianca e ha paura che Biden possa fare un disastro. Alla fine Zerlenga è contento: Biden è stato bravo (gli ha fatto mettere le mani sui capelli meno volte del previsto), ma anche Sarah Palin non è andata male (malgrado Zerlenga sottolineasse ogni sua frase urlando “it’s not true”, non è vero, “give me a break”, ma per piacere, “are you kidding me?”, vuoi scherzare?, “platitudes”, banalità, “for god’s sake”, ma per carità).
In realtà, dice l’ex professore di Storia dell’islam alla New York University, “probabilmente l’era dei dibattiti è finita”. Zerlenga suggerisce di andare al Museum of Television and Radio (ex museo del broadcasting), sulla cinquantaduesima strada, per vedere il primo dibattito presidenziale mai trasmesso in televisione, quello del 1960 tra John Kennedy e Richard Nixon (dopo sono stati sospesi fino al 1976). “Rispetto ad allora – riflette Zerlenga – sono cambiati i mezzi, c’è Internet, e come dimostrano i dati di ascolto del dibattito tra McCain e Obama, mi pare che ora i dibattiti siano guardati da poche persone, non ci si raccoglie più in famiglia davanti all’unica tv, mi pare che non abbiano più il risalto di un tempo”. Zerlenga cita uno dei suoi comici preferiti, Steve Colbert, per sottolineare con una battuta come magari sia sparita anche la cultura politica del dibattito: “La settimana scorsa Obama ha detto moltissime volte ‘sono d’accordo con John’, forse perché non conosce il significato della parola dibattito”. Ma, aggiunge Zerlenga, “la cosa tragica è che nei dibattiti non si parla più di cose serie, di sicurezza nazionale, di Afghanistan, di Arabia Saudita”. Il prof italoamericano conclude sulla crisi finanziaria e assicura che in America non è arrivato il socialismo: “Sono andato a vedere la Salomé, confermo che il Metropolitan Opera non è stato nazionalizzato, non riceve fondi pubblici, solo l’elettricità. In Europa non si vuole capire che il capitalismo trova nuove forme. Come diceva Joseph Schumpeter, questa è la distruzione creativa del capitalismo”.

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