Camillo di Christian RoccaGli obamiani di sinistra

New York. Sono trecentotrentamila i curricula vitae ricevuti dal transition team di Barack Obama, impegnato nella delicata scelta di sei o settemila politici, esperti e funzionari che costituiranno la spina dorsale della prima Amministrazione democratica dopo otto anni di repubblicani. Il presidente eletto ha completato la presentazione del suo gabinetto di governo, composto dai segretari dei vari dipartimenti, dai consiglieri e dallo staff della Casa Bianca. Tra i diciotto membri del governo ci sono cinque donne, quattro neri, tre ispanici e due asiatici. Il prossimo giro sarà quello dei vice e degli assistenti, poi dopo il 20 gennaio spetterà al Senato confermare le nomine più importanti.
I nomi nuovi più interessanti, un paio dei quali finalmente graditi all’ala progressista del Partito democratico, sono Hilda Solis al Lavoro, John Holdren come consigliere del presidente su scienza e tecnologia e Mary Schapiro alla Sec, la Consob americana. Hilda Solis è una deputata della California molto vicina ai sindacati, in questo momento in difficoltà perché al centro di numerose inchieste federali. Solis, inoltre, è favorevole al progetto di legge che elimina il voto segreto per stabilire se i lavoratori si vogliono far rappresentare dal sindacato, una misura considerata dagli oppositori come un obbligo di fatto ad aderire alle Union. Questa è di gran lunga la scelta più di sinistra compiuta da Obama, anche perché i sindacati sono stati una delle basi elettorali della sua vittoria alle primarie.
John Holdren, invece, è uno scienziato di Harvard la cui scelta, assieme a quella dell’intero team sull’ambiente, ha finalmente convinto il New York Times a tessere le lodi della squadra di Obama: “Un nuovo rispetto per la scienza”. Holdren è un militante dell’idea che il surriscaldamento terrestre sia opera dell’uomo e da consigliere scientifico e tecnologico del presidente promuoverà politiche ambientali ed energetiche per limitare obbligatoriamente l’emissione dei gas serra. Holdren, però, ha un passato di convinzioni altrettanto forti, ma rivelatesi molto sbagliate. Il suo maestro è Paul Ehrlich, l’autore dell’apocalittico libro “The Population Bomb”. Quel libro del 1968 sosteneva che negli anni Settanta al massimo negli Ottanta, “centinaia di milioni di persone” sarebbero “morte per fame”, a causa della mancanza di risorse accompagnata dalla crescita della popolazione. Il consigliere di Obama, durante la crisi energetica degli anni Ottanta, ha aiutato Ehrlich nella famosa sfida che gli aveva lanciato l’economista Julian Simon sul costo delle risorse. Simon era pronto a scommettere con Ehrlich che le materie prime in futuro sarebbero costate meno, non di più. Il neoconsigliere di Obama ha selezionato le cinque materie prime – cromo, rame, stagno, nichel e tungsteno – e scommesso mille dollari con Simon che dieci anni dopo sarebbero costati di più. Nel 1990 tutti e cinque i metalli costavano di meno e lo scienziato di Obama ha pagato la scommessa. Di recente, Holdren ha ingaggiato una polemica furibonda con il successore di Julian Simon, quel Bjorn Lomborg che è considerato il capo degli scettici della teoria del surriscaldamento terrestre. L’Economist ha giudicato la critica dello scienziato di Obama “forte nel disprezzo e nello scherno, ma debole sulla sostanza”.
Mary Schapiro, infine, sarà la prossima presidentessa della Sec, l’autorità federale che si occupa della regolamentazione dei servizi finanziari e della borsa. Cinquantatrè anni, veterana delle istruzioni finanziarie, nominata alla Sec da Ronald Reagan e diventata presidente a interim con Bill Clinton, Schapiro è anche presidente della commissione di vigilanza sul commercio dei futures che il prossimo anno Obama vorrebbe accorpare alla Sec per provare a evitare le disfunzionalità che hanno portato alla crisi di questi mesi.
Le precedenti scelte di Obama non sono piaciute a molti suoi sostenitori, rimasti delusi dalla decisione di puntare su personalità moderate, centriste e conservatrici per creare la squadra di governo dell’economia e della sicurezza nazionale. Obama ha rimesso al Tesoro e alla Casa Bianca il nucleo di economisti liberisti clintoniani che avrebbero posto le basi dell’attuale crisi finanziaria. La squadra di politica estera e di difesa è la più lontana possibile dal pacifismo isolazionista della base elettorale di Obama (ci sono anche tre generali). Anche il capo dello staff, Rahm Israel Emanuel, è uno che fa venire i brividi all’ala radicale, visto che nel 1991 si è arruolato da volontario civile nell’esercito di Israele per difendere lo stato ebraico da Saddam Hussein.
Obama però ha fatto anche scelte che sono piaciute all’ala sinistra del mondo liberal. Figure e posti meno eclatanti rispetto a Economia e Difesa, ma che confermano l’idea che sui temi interni Obama ha intenzione di condurre politiche progressiste. Sanità, lavoro, regolamentazione dei mercati e ambiente sono i settori dell’Amministrazione Obama che, stando ai nomi scelti, non dovrebbero deludere i sostenitori del presidente eletto. Qualche dubbio resta sull’Istruzione, settore che Obama ha affidato a un riformatore moderato e centrista, Arne Duncan, sostenitore della legge No child left behind voluta da Bush. La sanità è stata affidata a Tom Daschle, con poteri e personalità sufficienti a riformare il sistema sanitario, anche se non si sa ancora dove trovare i soldi per garantire l’assistenza a tutti gli americani. Energia e ambiente sono altri due settori in cui Obama non sembra voler fare sconti. Per creare nuovi posti di lavoro e combattere il surriscaldamento terrestre, Obama ha nominato un premio Nobel, Steve Chu, come segretario all’Energia, e tre esperte di conservazione ambientale negli altri posti chiave. Con un programma così chiaro, poco spazio avrà l’ala moderata, affidata al centrista Tom Vilsack (Agricoltura), al repubblicano Ray LaHood (Trasporti) e al senatore cowboy del Colorad Ken Salazar (Territorio).

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