Camillo di Christian RoccaLa democrazia Chicago style

Le relazioni (spesso impresentabili) di Obama nella città “rozza e torbida” da cui è partito il suo sogno

Chicago è la città di Abramo Lincoln e di Al Capone, di rinomati e seri riformatori e di una specie di Gomorra politica d’America. Barack Obama fa parte della prima schiera, ma come ha scritto perfino il New York Times di ieri in un articolo volto a escludere un suo coinvolgimento nel caso di tentata corruzione che ha portato in carcere il governatore dell’Illinois Rod Blagojevich, il neopresidente eletto è il prodotto di uno degli ambienti politici più corrotti del paese: “L’inusuale decisione di mister Obama di occuparsi di una questione politica locale nel momento più importante della campagna presidenziale – si legge sul Times a proposito di un interessamento obamiano di tre mesi fa – sta lì a ricordare che, nonostante la sua storica ascesa alla Casa Bianca, non si è mai davvero allontanato dal torbido e rozzo mondo politico dell’Illinois. E’ un mondo – continua il Times – in cui lui ha navigato a lungo, provocando la costernazione dei suoi critici, e dove è stato impegnato in una specie di realpolitik Chicago-style che gli ha consentito di attingere forza dalle relazioni con personaggi importanti, senza però compromettersi con le loro numerose debolezze”.
Il governatore democratico dell’Illinois, Rod Blagojevich detto Blago, arrestato martedì per una serie incredibile di maldestri tentativi di monetizzare il potere di nominare il successore di Obama al Senato (e molto altro), è stato rilasciato su cauzion e ieri è tornato al lavoro. Blago non è un caso isolato per Chicago e per il mondo politico di Obama. Non lo è nemmeno per il Partito democratico in generale: il potente e clintoniano presidente della Commissione Way and Means della Camera, l’afroamericano Charles Rangel, è nei guai per finanziamenti elettorali illegali, evasioni fiscali e altro. Il deputato di lunga data di New Orleans, William Jefferson, è stato appena sconfitto da uno sconosciuto conservatore di origini vietnamita, dopo che gli sono stati trovati 100 mila dollari nascosti nel freezer di casa. E ora c’è il caso Blagojevich.
A leggere i documenti dell’inchiesta, resi pubblici dal procuratore Pat Fitzgerald e dall’Fbi dopo regolare deposito in tribunale e conferenza stampa, l’avidità di Blago è quasi surreale anche per gli usi di Chicago e il governatore non è nemmeno circondato da quell’aura mitica e populista che, negli anni Trenta, faceva dire al leggendario governatore democratico della Louisiana, Huey Long (di recente interpretato al cinema da Sean Penn): “Rubo soldi, ma molto di quello che ho rubato si è trasformato in ponti dove non pagate il pedaggio, ospedali e università”.
Prima di diventare governatore, Blago era deputato a Washington, al posto di un collega democratico finito in galera. Il suo seggio nel 2002 è stato vinto da Rahm Israel Emanuel, il capo dello staff della prossima Casa Bianca di Obama. Nel 2002, Blago è stato eletto governatore con una piattaforma politica anticorruzione che ha sfruttato l’impopolarità del suo predecessore repubblicano, George Ryan, condannato per corruzione e ancora oggi in carcere. Altri due governatori dell’Illinois, nel recente passato, sono finiti in galera per lo stesso motivo, in uno stato dove nell’ultimo secolo, secondo il Wall Street Journal, il 20 per cento dei governatori ha subito processi per corruzione.
Obama non c’entra nulla con il disegno criminale di Blago, anzi le intercettazioni rivelano che i suoi hanno rifiutato l’offerta del governatore di scegliere una persona gradita in cambio di denaro contante per sé o per la moglie o di un posto al governo, ma confermano che i rapporti tra lo staff di Obama e lo screditato politico dell’Illinois ci sono stati. Ancora una volta c’è un altro giornale liberal, il New Yorker, a spiegare che “parte del successo politico di Obama è quello di essere stato capace di sfruttare relazioni con personaggi importanti dell’Illinois, ma eticamente discutibili, riuscendo a mantenere la sua indipendenza”. E’ la democrazia made in Chicago.
L’elenco delle frequentazioni dubbie di Obamaormai è lungo e va ben oltre il mondo della macchina politica. Per vent’anni ha avuto come consigliere e guida politica e spirituale il reverendo Jeremiah Wright, un pastore nero radicale che diffonde le più improbabili teorie del complotto. Una per tutte: l’Aids è stato creato dal governo razzista di Washington per sterminare la popolazione nera. Wright è servito a Obama per accreditarsi nella comunità nera della South Side di Chicago, il bacino elettorale fondamentale per un politico di colore di grandi ambizioni. Obama ha tratto tutto il possibile da Wright, compreso il titolo del suo famoso discorso che l’ha lanciato alla convention di Boston del 2004, e poi del secondo libro, “L’audacia della speranza”, ma quando in campagna elettorale Hillary Clinton ha cominciato a imputargli il rapporto con un personaggio così estremo, Obama se ne è abilmente liberato, fino a ripudiarlo pubblicamente.
Un altro è l’ex capo del gruppo terrorista Weather Underground, Bill Ayers. La carriera politica di Obama è cominciata con una festa nel salotto di Ayers, diventato nel frattempo un intellettuale di estrema sinistra ben introdotto nel mondo universitario di Chicago, altra base elettorale fondamentale per progettare un’ascesa politica. Ayers e Obama hanno lavorato insieme nel consiglio di amministrazione di una fondazione di Chicago, mentre i progetti scolastici di Ayers hanno ricevuto finanziamenti da un’altra fondazione guidata da Obama. In campagna elettorale, Obama si è liberato dell’imbarazzo Ayers con una semplice scrollata di spalle: “E’ soltanto un tizio che abita nel mio quartiere”.
Un altro amico di Obama è l’imprenditore immobiliare di origine siriana Tony Rezko, attualmente in carcere per una storia di tangenti a favore del fondo elettorale del governatore Blagojevich. Rezko e Obama cenavano una volta a settimana insieme ed è capitato che le due famiglie trascorressero qualche giorno di vacanza nella casa di Rezko in Wisconsin. Subito dopo Harvard, Rezko ha offerto a Obama di lavorare per lui. Successivamente gli ha raccolto il dieci per cento dei soldi della sua prima campagna elettorale e ha continuato a finanziare le sue scalate politiche fino al 2007. Lo stretto rapporto con Rezko ha aperto a Obama le porte e i portafogli del mondo imprenditoriale di Chicago, altro elemento decisivo per tentare una scalata politica nazionale.
Più recentemente, già sotto processo, Rezko ha concesso agli Obama un doppio favore immobiliare che in seguito, all’inizio della corsa alla Casa Bianca, Obama ha definito “un errore bello e buono”. Obama poi ha restituito gli 11.500 dollari che Rezko gli aveva donato per la sua campagna presidenziale e anche il rapporto con Rezko si è chiuso senza grandi perdite per il giovane e allora aspirante presidente.
Infine, Blagojevich. I consiglieri politici di Obama spiegano che i due non erano in grandi rapporti, ma in realtà non è così, almeno stando a quanto ha detto al New Yorker nientemeno che Rahm Emanuel, il capo dello staff di Obama. Nel 2002, Obama ha avuto la sua prima esperienza politica statale in Illinois proprio da consigliere di Rod Blagojevich, un altro politico che, come lui, aveva un nome buffo e un messaggio riformista.
Rahm Emanuel ha detto al New Yorker che lui, Obama e altre due persone più vicine al governatore sono state “i principali strateghi della vittoria di Blagojevich”. Emanuel e Obama, secondo lo stesso Emanuel, facevano parte del piccolo gruppo che ogni settimana si riuniva con il candidato Blago: “Barack, gli altri due e io abbiamo elaborato la strategia elettorale” del candidato governatore. I blog sono pieni di citazioni obamiane favorevoli a Blago, come quella televisiva del 27 giugno 2002: “In questo momento il mio principale obiettivo è di fare in modo che Rod Blagojevich venga eletto governatore”. A domanda del giornalista se davvero stesse lavorando duramente per Blago, Obama ha risposto “puoi giurarci”, con la stessa espressione gergale, “you betcha”, usata da Sarah Palin durante la scorsa campagna elettorale presidenziale, diventata poi oggetto di caricature e sopracciò di comici e opinionisti liberal.
Blago e Obama si sono sostenuti a vicenda durante le loro campagne elettorali e Obama ha appoggiato la rielezione di Blagojevich del 2006 anche se le pratiche clientelari del governatore, in particolare sull’assunzione dei dipendenti comunali, erano ormai note.
Altre ricostruzioni contestano il ruolo di Obama e Emanuel come architetti principali della prima vittoria di Blago, ma il rapporto del team Obama con il governatore finito nei guai è evidente. Lo stratega di Obama, David Axelrod, nel passato è stato consigliere politico di Blagojevich, come si legge anche sul sito della sua società di consulenza, anche se negli ultimi tempi aveva sollevato parecchi dubbi su Blago, tanto da aver rifiutato di guidare le sue due ultime campagne elettorali: “Ero preoccupato che non fosse pronto a governare e dalla gente che gli girava intorno”, ha detto Axelrod al New Yorker.
Tre settimane fa, infine, Axelrod ha detto in televisione che Obama aveva parlato direttamente con Blagojevich del suo sostituto al Senato, ora al centro dell’inchiesta di Fitzgerald: “So che hanno parlato”, ha detto. Martedì, invece, Obama ha negato e non c’è dubbio che sia così, perché altrimenti Fitzgerald avrebbe le intercettazioni. Axelrod è stato costretto a rettificare.
Chi ha parlato con Blagojevich del seggio è stato Rahm Emanuel, almeno stando ai documenti presentati dagli investigatori in tribunale (il suo nome non è citato, ma pare certo che il “consigliere di Obama” sia lui). Ieri Obama, chiedendo le dimissioni di Blago, non ha voluto dire niente sull’inchiesta e sui rapporti tra il suo staff e Blago.
Emanuel non ha commesso niente di illegale, anzi è circolata voce che sia stato proprio lui, una volta saputo che le conversazioni di Blago erano registrate, a essere stato costretto a denunciare l’amico governatore per evitare di imbarazzare ulteriormente Obama. Ieri s’è saputo che il “candidato numero 5” citato in tribunale sarebbe Jesse Jackson junior, deputato di Chicago, figlio del leader del movimento dei diritti civili e copresidente del comitato per l’elezione di Obama. I suoi emissari, si legge nel documento della procura, avrebbero offerto a Blago un milione di dollari in cambio del seggio senatoriale, ma il giovane Jackson ha escluso categoricamente l’ipotesi, specificando di non essere sotto inchiesta.
Andy Stern, il potente capo del sindacato Seiu noto per le battaglie a favore della riforma sanitaria, ora vicino a Obama e nei giorni scorsi intervistato dal Wall Street Journal perché sostiene che l’America debba seguire il modello economico e sociale europeo, dai documenti dell’accusa risulta essere stato contattato da Blagojevich come intermediario di Obama per il seggio al Senato. Blago ha offerto a Stern una triangolazione di denaro che coinvolgesse il sindacato, in cambio della nomina a senatore di un amico di Obama. Non si sa quanto convinto, Stern gli ha promesso che avrebbe riferito.
Christian Rocca

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