Camillo di Christian RoccaL'altro reverendo di Mr. O

New York. Barack Obama continua a far girare la testa ai suoi sostenitori di sinistra e per la seconda volta in poche settimane anche i militanti della comunità omosessuale. Il presidente eletto è favorevole ai diritti di gay e lesbiche, ma a novembre è stato criticato per lo scarso impegno contro il referendum californiano che ha bocciato le nozze gay (Obama, per motivi religiosi, crede che il matrimonio sia soltanto tra un uomo e una donna). E, ieri, ha scelto per la preghiera di invocazione che il 20 gennaio aprirà la cerimonia inaugurale della sua presidenza il pastore Rick Warren, ovvero il più influente predicatore evangelico americano, contrarissimo ai diritti gay e all’aborto, che ha paragonato all’Olocausto.
A questo si aggiunga che Obama ha scelto una squadra di politica estera e di sicurezza capace di raccogliere gli elogi nientemeno che di Dick Cheney e poi che ha creato un team economico che più free market di così non si può. Con l’eccezione delle nomine all’Energia, alla Sanità e all’Ambiente, Obama ha puntato sull’ala di centrodestra del Partito democratico. Tom Vilsack, uno degli esponenti più centristi del mondo democratico, all’Agricoltura; il senatore cowboy del Colorado, Ken Salazar, all’Interno, una nomina che ha scatenato le ire delle associazioni ambientaliste per i suoi legami con l’industria petrolifera; infine, ai Trasporti, il deputato repubblicano Ray LaHood, noto per aver presieduto alla Camera la procedura di voto sull’impeachment nei confronti di Bill Clinton.
Il caso del pastore Warren, però, è quello che sta facendo discutere di più, così come aveva creato scandalo l’analoga scelta di Bill Clinton di affidare la preghiera inaugurale del 1992 al padrino del mondo evangelico americano, il reverendo Billy Graham. Obama s’è difeso dalle critiche ribadendo il suo impegno per la parità dei diritti gay, ma sottolineando che il suo messaggio politico è stato fin dall’inizio quello di far dialogare i due opposti fronti della guerra culturale americana sui temi etici. Alla cerimonia, inoltre, parteciperà anche un altro pastore, Joseph Lowery, favorevole ai diritti dei gay.
Warren, però, è di ben altra statura. Di fatto è il più famoso ideologo cristiano d’America, autore di un libro, “The purpose-driven Life”, che ha venduto trenta milioni di copie. I giornali liberal adorano il suo approccio sorridente e le battaglie contro la povertà e l’Aids, ma hanno creato l’illusione che stesse crescendo un nuovo movimento evangelico di massa più attento ai problemi sociali che a quelli etici, più orientato a sinistra che a destra. Warren, in realtà, ha sempre spiegato che la differenza tra lui e i leader della “Jesus machine”, come James Dobson, è soltanto nei toni. I contenuti sono gli stessi, come denunciano le associazioni gay, quelle dei diritti civili e chi ricorda che Warren ha consegnato a Bush la medaglia internazionale della Pace.
“Non c’è necessità di cambiare la definizione universale e storica del matrimonio, soltanto per placare il due per cento della nostra popolazione. Questa non è una questione politica, è una questione morale su cui Dio ha parlato chiaramente”, ha detto Warren in un’intervista, sottolineando che mette sullo stesso piano le nozze gay, l’incesto e la poligamia. Warren crede sia paradossale l’idea di ridurre l’aborto, mantenendolo legale: “E’ come dire dell’Olocausto che potremmo salvare il 20 per cento degli ebrei e ritenerci soddisfatti. Io non sono soddisfatto, voglio che finisca l’Olocausto”, ha detto Warren. “Capisco perché i liberal non sono felici – ha scritto il commentatore David Brody – Immaginatevi se Bush avesse scelto un pastore favorevole all’aborto”. L’iperobamiano e militante gay Andrew Sullivan ha scritto che “se qualcuno aveva l’illusione che Obama fosse interessato a far avanzare la parità gay, dovrebbe probabilmente tornare sobrio. Non sarà male come i Clinton, ma compiacere i cristianisti nel giorno dell’inaugurazione è un presagio deprimente”. Damon Linker, un giornalista che si occupa di battaglie culturali, ha commentato su New Republic: “I liberal amano dichiarare conclusa la guerra culturale, ma appena un democratico cerca un punto di contatto con l’altra parte della barricata, arriva sempre qualche importante gruppo liberal a fare scenate capricciose”.

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