Camillo di Christian RoccaRiconsiderare Cheney

New York. Il presidente George W. Bush lascia la Casa Bianca con un gradimento del 34 per cento, ma c’è chi è disposto a scommettere che la storia lo giudicherà in un modo diverso e molto più favorevole, magari come il comandante in capo capace di elaborare dopo l’11 settembre una grande strategia politica, ideale e militare contro l’islamismo radicale e stragista. Il vicepresidente Dick Cheney, se possibile, è messo peggio: popolarità sottoterra e fama da anima nera delle più controverse decisioni dell’Amministrazione Bush.
Eppure il suo riscatto è già in corso, senza bisogno di aspettare il giudizio degli storici. E’ vero che c’è chi vorrebbe processarlo per attentato alla Costituzione e crimini di guerra, ma anche secondo alcuni sostenitori di Barack Obama, il prossimo presidente potrebbe trarre vantaggio dalla “visione del potere” di Cheney, una volta entrato alla Casa Bianca. La copertina di Newsweek è la prova più recente: c’è Obama seduto nello studio ovale, circondato da ritratti di Cheney: “Che cosa farebbe Dick?”, titola il settimanale, fornendo la risposta: “Obama potrebbe trarre vantaggio dalla visione di potere di Cheney”. L’articolo spiega che “il difetto dell’Amministrazione Bush-Cheney potrebbe essere non ciò che ha fatto, ma il modo in cui l’ha fatto”.
Cheney, in particolare, è accusato di aver consigliato a Bush di ampliare l’autorità del potere esecutivo, secondo la teoria dell’unitarietà dell’executive power, in modo da poter esercitare in pieno, e senza interferenze legislative del Congresso, la funzione di comandante in capo in tempo di guerra, esattamente come avevano fatto in altri momenti critici della storia americana Abramo Lincoln e Franklin Delano Roosevelt (il primo ha sospeso l’habeas corpus, il secondo ha creato campi di concentramento per gli americani di origine giapponese).
Bush ha creato i programmi speciali contro al Qaida, Guantanamo, le tecniche “intensificate” di interrogatorio della Cia e l’intera architettura giuridica per combattere la guerra al terrorismo. I critici di Bush e, soprattutto di Cheney, sostengono che l’Amministrazione sia andata oltre i suoi poteri costituzionali, come spiega il formidabile libro “Angler – The Cheney vice presidency” di Barton Gellman, premio Pulitzer 2008. Ma, a cinque giorni dall’insediamento, Obama sembra voler cercare un modo per marcare una discontinuità pubblica rispetto agli otto anni precedenti senza però cancellare i poteri costituzionali ed esecutivi che gli hanno lasciato in eredità Bush e Cheney. Qualche giorno fa è stato proprio Cheney a suggerire a Obama di riflettere attentamente, prima di rinunciare agli strumenti antiterrorismo che si troverà a disposizione. Obama ha risposto che il consiglio di Cheney “è ottimo”, perché è giusto non prendere decisioni sulla base delle informazioni generiche a disposizione durante la campagna elettorale. La sinistra ha cominciato a rumoreggiare, anche perché Obama ha scelto come consigliere della Casa Bianca sulle questioni della sicurezza nazionale, John Brennan, ovvero l’ex capo dell’antiterrorismo della Cia negli anni di Bush, noto per essere un sostenitore dell’efficacia delle tecniche “intensificate” di interrogatorio che secondo molti commentatori confinano con la tortura. Proprio ieri, Bob Woodward del Washington Post ha svelato il primo caso accertato di tortura a Guantanamo nei confronti di un qaidista su cui sono state usate tecniche di interrogatorio legali, ma “in un modo apertamente aggressivo e persistente”.

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