Camillo di Christian RoccaNational Security Cav.

New York. A Palazzo Chigi c’è un progetto di creare un Consiglio di sicurezza nazionale, sul modello di quello americano e di altri paesi europei, per coordinare la politica estera italiana e tutelare gli interessi del paese. Si potrebbe chiamare “Consiglio per la politica estera e di sicurezza” (Copes). L’ipotesi di far nascere un centro di macroanalisi trasversale dei problemi di politica estera circola fin dal precedente governo Berlusconi, ma poi si è fermato. L’idea ha ripreso piede dopo una visita del presidente del Consiglio a Washington, durante la quale Berlusconi è stato invitato da George W. Bush ad assistere a uno degli “intelligence daily briefing” con cui i presidenti americani cominciano le loro giornate.
Lo studio di Palazzo Chigi, concluso alla fine del 2008, parte dal principio che nel mondo globalizzato la sicurezza nazionale non riguarda soltanto i servizi segreti e la difesa militare, ma comprende anche la sicurezza economica, ambientale e informatica. Gli esempi sono molti, ma basta dare un’occhiata al calendario politico internazionale per avere un’idea più chiara. La settimana prossima, a Roma, i ministri delle Finanze e i governatori delle Banche centrali dei paesi del G7 proveranno a creare un sistema etico-legale internazionale a tutela dei risparmiatori. Tra due settimane i ventisei ministri della Difesa della Nato parteciperanno a un vertice Nato in Polonia. Il due aprile, a Londra, i capi di governo e di stato dei venti paesi più importanti del mondo cercheranno di trovare una soluzione condivisa alla crisi economica e finanziaria. Il giorno dopo, i ventisei leader dei paesi dell’Alleanza atlantica si incontreranno a Strasburgo. Il 19 aprile, in provincia di Treviso, i ministri dell’Agricoltura del G8 discuteranno di sicurezza alimentare. A luglio ci sarà il G8 alla Maddalena.
L’Italia è l’unico, tra i grandi d’Europa, a non avere un centro di coordinamento della politica estera e di sicurezza che faccia capo al leader del governo. Al Quirinale c’è il Consiglio supremo di difesa, ma si occupa di questioni militari e non di politica estera o d’altro. A Palazzo Chigi ci sono i vertici dei servizi, il Dis guidato da Gianni De Gennaro, e i consiglieri diplomatici e militari che assistono il presidente del Consiglio ma che hanno rapporti prevalentemente con la Farnesina e il ministero della Difesa. Ogni singolo ministero ha il suo consigliere diplomatico, le azioni internazionali non sono coordinate e spesso si crea una voragine tra il momento della decisione politica e la realizzazione concreta degli obiettivi. Gran Bretagna e Francia sono tradizionalmente nazioni con grande peso internazionale e hanno un sistema centralizzato di coordinamento delle politiche di sicurezza a Downing Street e all’Eliseo. Lo studio condotto dai consiglieri di Berlusconi spiega però che anche in Spagna e in Germania esistono un Dipartimento internazionale e di Sicurezza e un Dipartimento relazioni internazionali, politica dello sviluppo e sicurezza internazionale.
Il “Consiglio per la politica estera e di sicurezza” italiano, secondo gli esperti che hanno preparato il rapporto, dovrebbe riunirsi almeno una volta al mese ed essere composto dal ministro degli Esteri, della Difesa, dell’Economia, per lo Sviluppo economico, dell’Interno e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, più i ministri competenti a seconda dei punti in agenda. Accanto al Consiglio ci sarebbero un Comitato di alti funzionari (capo di stato maggiore, della polizia, dei servizi, il segretario generale della Farnesina e della presidenza del Consiglio e il direttore generale del Tesoro) con il compito di preparare le riunioni del Copes e un Dipartimento per gli affari internazionali e la sicurezza presieduto dall’equivalente del consigliere per la sicurezza nazionale americano e suddiviso in cinque Uffici di coordinamento delle politiche diplomatiche, di difesa, di sicurezza e delle questioni economiche, finanziarie, energetiche e ambientali.
    Christian Rocca

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