Camillo di Christian RoccaI Vicerep.

L’altro ieri, l’umoralista di Repubblica, Michele Serra, si era lamentato del fatto che la campagna contro Santoro e Annozero fosse “orribile” soprattutto perché orchestrata dai “giornali di governo”. Si era dimenticato, nell’entusiasmo, di attribuire una quota di quell’orrore al presidente della Rai che aveva deciso di avviare, stando non ai giornali di governo, ma a Repubblica, “l’indagine interna su Santoro per la puntata sul terremoto”. Il presidente della Rai è Paolo Garimberti, vicedirettore di Repubblica e di Serra fino a qualche giorno fa. Sulla prima pagina di ieri, invece, Serra ha scritto un lungo editoriale dal titolo “guai alla tv che rema contro” per difendere la funzione sociale del “contro-potere strutturalmente autonomo” (qualunque cosa voglia dire) del giornalismo di Santoro. E per denunciare chi, come il Giornale, “ha orchestrato una violenta campagna di stampa contro ‘lo sciacallo’ Santoro”. Molto bene.
Non è la prima volta che succede. Il 6 ottobre 2007 si ricorda un’altra “violenta campagna di stampa contro ‘sciacallo’ Santoro” orchestrata da un giornale di governo. Ecco che cosa scriveva l’editoriale principale di quel quotidiano. Addirittura sotto il titolo “Messaggi barbarici”. “Annozero, che giovedì ha affrontato il caso De Magistris, è stato una barbarie. Parola da intendere in senso proprio. La scena messa su da Santoro ha creato ‘condizioni di vita estranee o contrarie a un modo di organizzare l’esistenza’ improntato alla civiltà, alle buone maniere, a regole e responsabilità. Se precipiti nella barbarie, nessuno può ragionevolmente sperare di farcela (…).
Gesti, parole, argomenti – in un contesto primitivo – non possono che avvilirsi in una eccitata violenza che deforma ogni ragione e anche la migliore delle intenzioni. E’ quel che è accaduto nella Rai del servizio pubblico lasciando sul terreno la credibilità di tutti i partecipanti, nessuno escluso. (…) Il peggio, in ogni caso, lo offre Michele Santoro. Organizza una trasmissione che rende incomprensibile la ‘materia del contendere’. (…)
La ricostruzione, gonfia di emotività, suggestioni, commozioni, li ha come rimossi. Santoro ne propone la chiave concettuale. Dice: non ci interessano le regole, la forma che doveva rispettare De Magistris, non ci interessano i suoi errori anche probabili. Ci interessa ‘la sostanza’, il resto sono “quisquilie”. (…)
Sono questi i messaggi ‘barbarici’ che il servizio pubblico della Rai ha diffuso con Annozero senza voler considerare la vera e propria disinformazione firmata da Marco Travaglio. Ammesso che Travaglio fosse lì come giornalista e non come leader del largo movimento d’opinione che fa riferimento a Beppe Grillo, davvero si può rappresentare l’intero sistema politico italiano come governato dal massone Licio Gelli? (…)
La barbarie di Annozero dovrebbe farci chiedere che cosa deve essere l’informazione del servizio pubblico. Se è ‘dare le notizie’ e ‘accrescere la conoscenza’, come si potrebbe ipotizzare, l’obiettivo è stato del tutto mancato: notizie alquanto confuse, disinformazione; non c’è alcuna conoscenza, soltanto un distillato di veleni in un quadro culturale che ignora le ragioni della democrazia e le convenienze dello stato di diritto. Annozero, viene da dire, è stato soltanto un passo verso il suicidio collettivo. Qualche tempo fa, Barbara Spinelli ha ricordato che, per Emile Durkheim, non si suicidano soltanto gli individui, ma anche le società e gli stati. Accade quando le società perdono le regole; spezzano gli equilibri; slabbrano le istituzioni, lo stato, la famiglia, il sindacato, le magistrature; vedono frantumarsi i legami sociali come se non ci fosse più alcuna possibilità di tenere insieme interessi, destini, futuro (era il fantasma che avevamo visto al governo con Berlusconi). Può essere ora il lavoro distruttivo che piace alle burocrazie dell’informazione, a cinici politici in cerca di un facile consenso, agli indifferenti amministratori della Rai, ai moltissimi che sono in cerca di una leadership capace di decidere in fretta e imperiosamente, magari dopo un ‘vaffanculo’. A noi, non piace”.
Quel “noi” non era del Giornale e l’autore dell’articolo non era Mario Giordano o altro berluscones. Quell’articolo sulla “barbarie” di Annozero e di Santoro è uscito sulla prima pagina di Repubblica (in effetti a quei tempi “giornale di governo”). Ed è stato scritto da nientepopodimeno che Giuseppe D’Avanzo, un altro dei vicedirettori del giornale di Serra a cui del “contro-potere strutturalmente autonomo” di Santoro giustamente non frega una mazza.
    Christian Rocca

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