Camillo di Christian Rocca"Molto in comune con quella del predecessore"

New York. “Leggero cambiamento di corso – Il tono è diverso, ma la sostanza della politica estera del presidente Obama ha molto in comune con quella del suo predecessore”. L’autorevole e perentoria analisi è sulla homepage del New York Times, a firma di Peter Baker, il suo principale notista politico. Baker ha messo a confronto le posizioni di Obama, dalla Corea all’Iraq, dal Messico alla Russia, e ha concluso che il nuovo presidente ha cambiato poco, pochissimo. “C’è un intrigante fenomeno nell’approccio di Obama agli affari internazionali. Nonostante tutta la percezione di una grande correzione di corso, fin qui Obama sembra stia guidando una politica estera che appare diversa da quella che è veramente”. Il Times precisa che “questo non vuol dire che non ci siano stati cambiamenti, a cominciare dal tono e dalle promesse di dialogo”, ma sottolinea che Obama sta “mantenendo intatta buona parte dell’architettura della politica estera che ha ereditato, mascherandola con un nuovo linguaggio”. Sulla Corea, secondo il Times, “la sua risposta sembra presa da un manuale del bushismo”. Su molte altre questioni, come gli attacchi in Pakistan e l’immobilismo in Darfur, “Obama non ha fatto altro che raccogliere il testimone di Bush”, continua il Times. “La decisione di ritirarsi dall’Iraq non è un gran cambiamento come sembrava ai tempi della campagna elettorale”, perché Obama ha concordato con i comandi militari di “lasciare sul terreno una gran quantità di truppe fino al prossimo anno, quando comincerà il ritiro graduale che lascerà 50 mila soldati anche dopo l’agosto del 2010”. Anche sull’Afghanistan, scrive Baker, le decisioni sono simili a quelle di Bush. “Forse i due più grandi cambiamenti riguardano la democrazia e l’Iran. Obama ha messo da parte i grandi discorsi di Bush sulla diffusione della libertà che secondo i critici non erano realistici e controproducenti”. Obama sembra intenzionato a parlare con l’Iran, “e questo è un grande cambiamento”, ma “condivide lo stesso obiettivo di impedire all’Iran di costruirsi armi nucleari”.

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