Camillo di Christian RoccaQuanto è brutto il waterboarding otto anni dopo l’11 settembre

Nuove rivelazioni sulle tecniche di interrogatorio della Cia. Ma nel 2002 Nancy Pelosi le aveva approvate

New York. Il New York Times è il più duro dei grandi giornali americani sulla questione delle tecniche “intensificate” di interrogatorio che la Cia ha utilizzato nei primi anni della guerra ai terroristi e ai talebani che hanno organizzato e sostenuto le stragi dell’11 settembre 2001. Il Times non ha dubbi a definire “torture” quelle tredici procedure che il capo dell’intelligence di Barack Obama, Dennis Blair, invece ha provato a interpretare nel contesto post 11 settembre in cui sono maturate, quando cioè i politici e anche gli stessi giornali liberal chiedevano alla Cia di evitare a ogni costo un altro attacco sul suolo americano. “Queste tecniche – ha detto Blair – lette in un bel giorno luminoso e sicuro dell’aprile 2009 appaiono forti e inquietanti”.
L’inserto politico-culturale del New York Times, “Week in review”, si è posto però un problema sulla prima pagina di domenica: com’è possibile che i missili che la Cia di Obama continua a lanciare sul Pakistan – nel weekend altri due, con otto morti – non suscitino alcuna reazione dell’opinione pubblica, mentre la “simulazione di annegamento” inflitta a tre leader di al Qaida, uno dei quali è il teorico dell’11 settembre, provoca da anni recriminazioni, proteste e dibattiti sulla natura della coscienza nazionale? In fondo, spiega il Times, cancellare con un missile un mucchio di talebani, famiglie comprese, dovrebbe essere più scioccante di catturarli e poi interrogarli, anche duramente, nel carcere di Bagram.
E invece, no. La prima pagina di ieri del giornale newyorchese si apriva con la notizia, contenuta in una nota di uno dei quattro pareri legali forniti alla Cia dal dipartimento della Giustizia di Bush, che due dei leader di al Qaida sono stati sottoposti all’annegamento simulato, al waterboarding, per 266 volte. Uno dei due è l’ideatore del massacro di tremila persone dell’11 settembre, Khalid Shaikh Mohammed. Il “waterboarding” è l’unica delle tredici tecniche “intensificate” di interrogatorio autorizzate nel 2002 a confinare davvero con la tortura, perché malgrado sia stata adottata al massimo per 20 secondi e non lasci danni fisici, provoca comunque l’insopportabile sensazione di annegamento. L’opinionista di sinistra Christopher Hitchens, uno non tenero con gli estremisti islamici, un paio di anni fa ha provato a sottoporsi al waterboarding per Vanity Fair e ha concluso che sì, è tortura.

Il “moralismo della tortura”
Il waterboarding non è stato sempre controverso. Il Washington Post del 9 dicembre 2007 ha svelato che nel settembre 2002 quattro deputati del Congresso sono stati messi al corrente dai capi della Cia del programma speciale dei servizi per ottenere informazioni dai detenuti in custodia americana: “Per più di un’ora, il gruppo bipartisan di cui faceva parte anche l’attuale presidente della Camera, la deputata della California Nancy Pelosi, ha fatto un viaggio virtuale sui siti esteri di detenzione della Cia e delle dure tecniche di interrogatorio escogitate per provare a far parlare i prigionieri. Tra le tecniche descritte, hanno detto due dei presenti all’incontro, c’era il waterboarding, una pratica che negli anni successivi sarebbe stata condannata come tortura dai democratici e da qualche repubblicano. Ma in quel giorno, almeno due dei deputati presenti all’incontro hanno chiesto alla Cia di fare di più”. Insomma, la delegazione del Congresso, di cui faceva parte la Pelosi, si è chiesta se il waterboarding e le altre tecniche che oggi suscitano l’indignazione internazionale non fossero strumenti di indagine insufficienti.
Non solo. Ben prima che i giornali scoprissero il waterboarding, su questo tema la Cia ha fatto almeno trenta riunioni con deputati e senatori di entrambi i partiti. “Con una sola eccezione, non è stata mai avanzata alcuna obiezione formale dai parlamentari  venuti a conoscenza di questi metodi durante i due anni, dal 2002 al 2003, in cui il waterboarding è stato usato”. Di nuovo, tra i presenti c’era la Pelosi, ma anche altri importanti membri del Partito democratico. “La reazione in quella stanza – ha detto il repubblicano Porter Goss che presiedeva la commissione sui Servizi della Camera e poi è diventato direttore della Cia – non era soltanto di approvazione, ma di incoraggiamento”.
E’ proprio questo ciò di cui parla il direttore nazionale dell’intelligence Dennis Blair quando invita a tenere conto del contesto in cui sono state elaborate queste tecniche. Un’altra cosa da non dimenticare sono i numeri. I prigionieri della guerra al terrorismo sono stati alcune decine di migliaia (nel 2007 il totale era già di 65 mila), ma il waterboarding è stato usato soltanto su tre persone e mai dopo il 2003. Non solo, la richiesta della Cia, e la conseguente autorizzazione dei legali del dipartimento di Giustizia di Bush, riguardava soltanto i casi estremi in cui il direttore della Cia riteneva che i detenuti fossero a conoscenza di informazioni decisive per sventare una strage già pianificata. La privazione prolungata del sonno, la più dura dopo il waterboarding delle tredici tecniche, è stata usata intensamente (da 48 a 72 ore) su una decina di detenuti.
Le altre undici tecniche “intensificate” sono state autorizzate soltanto su novantotto detenuti di alto profilo e usate realmente su 28 prigionieri. Buona parte di queste tecniche sono meno dure di ciò che ingiustificatamente accade ogni giorno ai piccoli spacciatori o agli immigrati clandestini portati nei commissariati di tutto il mondo. Il Times di domenica, a proposito del “facial hold”, blocco del viso, ha scritto che “essenzialmente si tratta di quello che la nonna fa al nipote che si comporta male”. Lo scrittore Christopher Buckley, conservatore antibushiano ed elettore di Barack Obama, sul Daily Beast di Tina Brown ha chiesto di smetterla con questo “moralismo sulla tortura” e ha ridicolizzato una delle tecniche, il “walling”, che è invece tra quelle che hanno più disgustato i giornali internazionali. Con il “walling” gli agenti della Cia non sbattevano il detenuto contro il muro, come si è letto su buona parte dei giornali. Piuttosto contro un “falso muro flessibile”, in modo che a sbattere fossero solo le spalle, non la testa, e all’insaputa del detenuto che essendo incappucciato non poteva accorgersi che si trattava di un muro finto. Per evitare il colpo della strega, addirittura, la testa era protetta da un asciugamano avvolta intorno al collo. Buckley ha scritto che si ricorda di questo “walling”, ai tempi del collegio: “La differenza è che gli studenti più grandi non ci mettevano l’asciugamano”.

Il bruco e le rassicurazioni di Obama
I titoli dei giornali si sono soffermati in particolare sull’uso degli insetti, immaginando scenari di interrogatorio orwelliani, da “stanza 101” del romanzo “1984”, ma in realtà è più un falso che una vera tortura. I giuristi di Bush, su richiesta della Cia, in un solo caso hanno autorizzato l’uso di un bruco da far entrare nel piccolo container in cui sarebbe stato rinchiuso un sodale di Bin Laden per sfruttare la sua paura delle formiche. Un bruco. Giuristi e agenti Cia, per evitare che l’uso del bruco potesse essere considerato tortura avrebbero comunque dovuto avvertire il prigioniero che l’animale non pungeva e non era velenoso. La Cia, inoltre, alla fine non ha avuto bisogno di ricorrere al bruco.
David Rivkin e Lee Casey, giuristi dell’Amministrazione di Bush senior e delegati americani alla sottocommissione delle Nazioni Unite sulla promozione e protezione dei diritti umani, ieri hanno scritto un articolo sul Wall Street Journal per spiegare che questi documenti del dipartimento della Giustizia non sono per niente un via libera alla tortura: “Tutti questi metodi di interrogatorio sono stati presi del programma di addestramento militare Sere (sopravvivenza, evasione, resistenza, fuga) e sono stati usati per anni su migliaia di soldati americani. Il programma ha creato un ampio corpo di informazioni sugli effetti di queste tecniche, grazie al quale la Cia è stata in grado di valutare il probabile impatto sui detenuti oltre che assicurarsi che non avrebbe provocato nessun dolore estremo o impatto psicologico di lungo termine”. Queste tecniche, hanno scritto l’ex capo della Cia Michael Hayden e l’ex ministro della Giustizia Michael Mukasey sempre sul Wall Street Journal, hanno aiutato la Cia a ottenere informazioni fondamentali per fermare la seconda ondata di attacchi aerei che sarebbe dovuta partire dall’Asia dell’est e colpire un edificio di Los Angeles. Ma in uno dei tre casi di prigionieri sottoposti al waterboarding, s’è scoperto che il terrorista prima di essere sottoposto all’annegamento simulato aveva già detto tutto ciò di cui era a conoscenza.
Il capo della Cia Leon Panetta era contrario alla pubblicazione dei quattro memo, dando voce ai dubbi della comunità di intelligence preoccupata di aver fornito ai nemici informazioni riservate sui metodi di interrogatorio e di aver spaventato gli agenti della Cia impegnati sul campo. Obama ha promesso che è stata un’eccezione e, per confortare l’apparato spionistico, ieri è andato a Langley a rassicurare i dirigenti, gli analisti e gli agenti della Cia.

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