Camillo di Christian RoccaE' la Stampa, bellezza

Gli errori e gli strafalcioni giornalistici, per carità, sono sempre in agguato e nessuno può considerarsene immune (anche noi ne sappiamo qualcosa), ma l’inciampo capitato alla Stampa di Mario Calabresi mercoledì mattina sul Papa e Berlusconi è il segnale dell’irredimibilità del “pensiero unico del giornalista collettivo”, la conferma del pregiudizio immutabile che alimenta anche le migliori redazioni italiane, come è quella del giornalone torinese.

Gli errori e gli strafalcioni giornalistici, per carità, sono sempre in agguato e nessuno può considerarsene immune (anche noi ne sappiamo qualcosa), ma l’inciampo capitato alla Stampa di Mario Calabresi mercoledì mattina sul Papa e Berlusconi è il segnale dell’irredimibilità del “pensiero unico del giornalista collettivo”, la conferma del pregiudizio immutabile che alimenta anche le migliori redazioni italiane, come è quella del giornalone torinese.
Gli americani lo chiamano “bias”, ed è quell’idem sentire intellettuale e giornalistico da salotto per bene, una specie di politically correct visto, corretto e stampato. Un fenomeno, però, meno ideologico di quanto si possa pensare, semmai il prodotto di una scarsa frequentazione del mondo reale e della conseguente convinzione che le proprie idee non siano semplicemente di parte e magari legittime come quelle di chi vota Berlusconi o frequenta le chiese, ma piuttosto quelle giuste, quelle ragionevoli, quelle normali. Quelle di chi non le condivide, invece, sono il frutto di una mente malata, di qualcuno che si pone ai margini della società civile.
Il giornale di Calabresi ha pubblicato una fotografia della prima pagina di Avvenire, il quotidiano dei vescovi, che riportava questo titolo d’apertura: “Il Papa a sorpresa: ‘Silvio ora basta’”. Soltanto Il Giornale (complimenti, forse l’assenza di un direttore fa bene), s’è accorto della bufala pubblicata dalla Stampa, e forse anche questo è un segnale dei tempi.
Chiunque avrebbe intuito che si trattava di un falso fabbricato su Internet e che il Pontefice non avrebbe mai potuto dire una frase del genere, né contro “Silvio” né contro “Dario” o “Tonino”. Primo perché non sono suoi cugini, secondo perché non rilascia dichiarazioni sulla giornata politica, figuriamoci sul gossip. Eppure il “pensiero unico del giornalista collettivo” vola alto su percorsi tutti suoi e non solo ci ha creduto, ma era così certo che anche “Joseph” la pensasse allo stesso modo dei villeggianti di Capalbio da evitarsi perfino il fastidio di dare un’occhiata alla copia cartacea di Avvenire.
E poi, come ha scritto Paolo Granzotto sul Giornale, se quella di Avvenire fosse stata una prima pagina vera, la Repubblica avrebbe certamente diffuso “un’edizione straordinaria su carta filigranata con fregi in oro zecchino”. E’ La Stampa, bellezza.

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