Camillo di Christian RoccaLa prima rendition di Obama

Il senatore Barack Obama era contrario alle “extraordinary rendition”, lo strumento utilizzato dalla Cia per sequestrare i terroristi e trasferirli in paesi terzi dove le regole di interrogatorio sono meno rigide.

Il senatore Barack Obama era contrario alle “extraordinary rendition”, lo strumento utilizzato dalla Cia per sequestrare i terroristi e trasferirli in paesi terzi dove le regole di interrogatorio sono meno rigide. La pratica, escogitata negli anni di Bill Clinton, è diventata nota con George W. Bush (e in Italia per il caso del rapimento a Milano di Abu Omar). Una volta diventato presidente, Obama ha cambiato idea e un paio di giorni fa ha annunciato che se ne servirà anche lui. Gli esperti ne prevedono un uso addirittura maggiore, in seguito alla decisione di non ricorrere alle “tecniche avanzate di interrogatorio” degli anni scorsi. I cinici dicono invece che Obama se ne servirà di meno perché preferisce uccidere i talebani con i missili sganciati dai droni, invece che  catturarli.
La storia della prima rendition di Barack Obama, perlomeno della prima di cui si ha notizia, sta facendo il giro del web, in particolare sul liberal Huffington Post, ed è approdata anche sui giornali cartacei come il Los Angeles Times. Ad aprile, in Afghanistan, il libanese Raymond Azar è stato arrestato su mandato di un giudice americano, spogliato e fotografato, ispezionato, incappucciato e incatenato a polsi, vita e caviglie per 18 ore e trasferito in Virginia con le stesse tecniche usate dalla Cia negli anni della precedente Amministrazione.
L’operazione, però, non è stata condotta dagli agenti cattivi della Cia, ma dai buoni dell’Fbi, gli uomini cui Obama ora ha delegato gli interrogatori dei super terroristi per evitare gli abusi del passato. Il caso è finito in tribunale. I legali del libanese hanno accusato gli agenti di non avergli dato cibo per 30 ore e di averlo gettato in una cella gelida.  Gli agenti gli avrebbero fatto vedere la foto della moglie e dei quattri figli e  detto che se non avesse confessato non li avrebbe “mai più visti”, ovvero la stessa cosa che qualche giorno fa si è scoperto avesse minacciato la Cia all’ideatore delle stragi dell’11 settembre. Terrorizzato, Azar ha firmato la confessione. Il dipartimento di Giustizia di Obama, come succedeva ai tempi di Bush, ha negato le minacce e liquidato come bizzarra l’idea che il trattamento subìto da Azar possa essere definito “tortura”. L’aspetto surreale è che Azar non è accusato di terrorismo, ma di aver gonfiato le fatture di una società edile libanese che ha vinto un appalto del Pentagono da 50 milioni di dollari per la ricostruzione dell’Afghanistan.

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