Falafel CafèE Kerem Shalom avvia la campagna di ripopolazione del kibbutz

Razzo dopo razzo, è finita che sono scappati quasi tutti. Un po’ per lo spavento. Un po’ perché non si poteva proprio vivere in un pezzo di terra dove ti svegli la mattina e invece della pioggia, ...

Razzo dopo razzo, è finita che sono scappati quasi tutti. Un po’ per lo spavento. Un po’ perché non si poteva proprio vivere in un pezzo di terra dove ti svegli la mattina e invece della pioggia, dal cielo, cadon bombe. Eppoi, da quando proprio lì han rapito il soldato simbolo di una nazione, Gilad Shalit, molti genitori hanno preferito trasferirsi altrove.

E così il kibbutz di Kerem Shalom, a pochi passi dal confine con la Striscia di Gaza e con l’Egitto, per evitare di venire cancellato definitivamente dalle mappe ha lanciato una campagna promozionale particolare per attirare nuovi potenziali residenti: “Sionismo 2011”.

S’invitano gl’israeliani a trasferirsi in massa a Kerem Shalom «non per vantaggi particolari» (in realtà qualche vantaggio c’è, come vedremo), ma perché – precisano i promotori – «si trova vicino alla frontiera con Gaza». Non ci abitano ebrei ultraortodossi. Ma una comunità di secolarizzati che vive nel mutuo rispetto e si occupa di tutto: dall’educazione alla cultura, dalla salute all’economia. A proposito di quest’ultima: la maggior parte è impegnata nell’agricoltura. Ma ce ne sono anche tanti che si occupano di tecnologia.

In questo lembo, situato nel Consiglio regionale di Eshkol, vivono una trentina di famiglie. Pochissime, per una comunità che esiste dal 1967, che è sparita nel 1995 (se n’erano andati tutti) e che si è re-insediata nel 2001. Così è arrivata la decisione di investire 100mila nuovi shekel (circa 20mila euro) nella campagna promozionale. Non solo. Ai nuovi arrivati viene garantita una casa di almeno 100 metri quadrati e borse di studio per ognuno dei figli che intendesse studiare nelle università israeliane.

Fino a ora, garantisce Ilan Regev, l’amministratore del kibbutz, «25 tra single e famiglie hanno mostrato interesse a trasferirsi qui da noi». L’unica paura di chi a Kerem Shalom ci vive già è che i nuovi arrivati non s’integrino pienamente. O che non ci venga nessuno perché, come dicono in molti, il kibbutz non è famoso per la sua quiete, ma perché «è il luogo del rapimento di Shalit e dei razzi Qassam».

P.S. A proposito di Gilad Shalit: dopo 1.805 giorni di prigionia qualcosa sembra muoversi sul serio. Fonti affidabili fanno sapere che entro qualche giorno si saprà qualcosa sui tentativi di liberazione del soldato israeliano.

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